sabato 29 gennaio 2011

L'Albania, la rivolta e i due gruppi

L'opposizione in piazza a Tirana il 21 gennaio 2011 (foto Mimoza Dhima)


Quello che sta succedendo questi giorni in Albania ha diviso gli albanesi in due grandi gruppi. Del primo fanno parte quelli che pensano che ciò che sta avvenendo è il risultato di due pessime persone: Sali Berisha e Edi Rama. Per coloro che la vedono così – che sono per lo più militanti dei partiti in conflitto o loro sostenitori – il male sparirà quando uno di questi due uomini sarà definitivamente sconfitto. Esiste però anche un altro gruppo di non minore importanza, di cui fanno parte anche simpatizzanti e membri dei due partiti, di persone sempre più convinte che questi due uomini altro non sono che il volto di un male maggiore e che il Paese si salverà solo quando la nostra lotta contro il male che questi due uomini rappresentano li cancellerà dalla vita politica.

La rivolta egiziana, Hosni Mubarak e l'Impero degli Stati Uniti

Hosni Mubarak è un signore di 82 anni.
Le manifestazioni di questi giorni hanno dimostrato, poi, quanto il popolo egiziano lo ama.
Facendo queste due semplici considerazioni, ieri sera il presidente degli Stati Uniti ha fatto un discorso in cui ingiunge, con fare piuttosto autoritario, a Hosni Mubarak a fare delle “riforme” e a “dialogare” con il popolo.
Questo non vuol dire, mandare via Hosni Mubarak dopo 30 anni di fedele servizio; ma è una bella bacchettata a un impiegato che non ha saputo fare il suo mestiere.
Così, quando Hosni Mubarak se ne andrà, o in Arabia Saudita o direttamente in Paradiso, la colpa non sarà data agli Stati Uniti. Anche se il tono arrogante con cui il presidente di un paese che si trova a migliaia di chilometri di distanza dice a un altro come si deve comportare, non è detto che sortisca un buon effetto sugli egiziani.

venerdì 28 gennaio 2011

Le almeno nove bugie di Berlusconi sul caso Ruby



Le nuove carte dell'inchiesta aggiungono particolari a un quadro giudiziario già chiaro. Le intercettazioni così rivelano anche il consiglio di B per sviare le indagini sul sequestro di droga.

Cocaina, sesso, soldi, ricatti, sogni, idoli politici. E tante, troppe bugie. Almeno nove. Le nuove carte inviate alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera aggiungono particolari a una quadro già piuttosto chiaro. Quello che ne emerge è un scenario desolante sul quale si muove un presidente del Consiglio del tutto fuori controllo e totalmente ricattato. Un premier che nonostante lo scandalo esploso a fine ottobre, ancora il 6 giugno organizza festini a villa San Martino, con oltre venti ragazze, tutte ospitate nella sala del bunga bunga con il solito Emilio Fede e l’amico Apicella. Il premier va avanti. Toni e spartiti non cambiano. Anzi si aggiungono particolari: c’è una nuova minorenne, un nuovo depistaggio, altre bugie. Vediamole.

giovedì 27 gennaio 2011

Egitto e Tunisia, ovvero Obama nel fuoco arabo

Il Medio Oriente diventa sempre più complicato per l'amministrazione Obama. La rivolta popolare tunisina, la prima nel Mondo arabo a dare il benservito a un cacicco filo-occidentale, ha messo in discussione una delle pietre angolari della politica Usa nel teatro in questione: il sostegno di dittatori repressivi come "garanti" degli interessi dell'imperialismo americano; non c'é stato nemmeno il tempo di articolare quanto meno un abbozzo di strategia coerente che, ispirati e infiammati dall'esempio, anche i cittadini egiziani hanno preso a protestare,
in numero e con convinzione decisamente maggiore di quanto non sia accaduto finora in Algeria e Giordania (a loro volta brevemente scosse da manifestazioni di piazza).
Una prolungata e protratta protesta in Egitto, tuttavia, porrebbe problemi tutti particolari, visto che esso non solo confina con Israele, ma è anche "custode" del lato più vulnerabile del quadrilatero assediato di Gaza (il lato da cui passa la maggior parte dei beni contrabbandati in barba alle restrizioni dello strangolamento economico sionista), sul modello dell'Egitto di Mubarak sono stati elaborati tutti gli stilemi di comportamento americano verso i regimi 'amici' dei paesi arabi, l'Egitto é uno dei più grandi recettori africani (e certamente il più grande recettore arabo) di "aiuti Usa", (anche se neppure lontanamente paragonabili a quelli ricevuti dallo Stato ebraico suo vicino).

mercoledì 26 gennaio 2011

L’ÉLITE DELLA POTENTE GLOBOCRAZIA CHE COMANDA IL MONDO

L’agenda per il sistema centralizzato di controllo globale è pubblica

Si è spesso parlato della spinta verso un sistema centralizzato di controllo del governo mondiale come di una “cospirazione pubblica”. Gruppi come Bilderberg, la Commissione Trilaterale e il Council on Foreign Relations sono i perni di questa agenda, stabiliscono le misure prese dai politici e dai brokers del potere che questi gruppi hanno di fatto comprato. 

Un articolo piuttosto eccentrico apparso da poco sull’Economist fa riferimento a questa struttura di potere non come a una teoria della cospirazione, ma semplicemente confermando che ‘l’élite cosmopolita” si ritrova effettivamente in quei meeting in club esclusivi per forgiare il mondo nel quale la “superclasse” desidera abitare. 

Ovviamente, l’Economist è il posto ideale dove ostentare una cospirazione, dato che il suo editore è un abituale frequentatore della conferenza annuale del gruppo Bilderberg, un’ammissione che l’articolo rivendica con orgoglio nei primi paragrafi. 

In modo ironico, l’articolo descrive Bilderberg come “una cospirazione del male tesa a dominare il mondo” e poi finisce con l’affermare che sì, il gruppo effettivamente domina gli eventi nel mondo.

La fase più difficile della rivoluzione tunisina

A più di un mese dall’inizio della rivolta in Tunisia, un governo provvisorio ha assunto il potere per gestire la transizione, dopo che il presidente Ben Ali è fuggito dal paese.
Ma a giudizio di molti osservatori, è proprio adesso che si apre la fase più difficile della rivoluzione tunisina, quella che potrebbe portare ad un vero cambiamento, o alla restaurazione del vecchio regime dietro la facciata di riforme puramente “cosmetiche”.
La sfida di sradicare il Raggruppamento Costituzionale Democratico (RCD) – il partito di governo che ha rappresentato l’anima del regime – dalle istituzioni e dalla società tunisine potrebbe rivelarsi più difficile dell’impresa di cacciare il dittatore.
Poco dopo l’annuncio della formazione del nuovo governo, il 17 gennaio, migliaia di manifestanti hanno espresso la loro rabbia e la loro delusione nei confronti di un esecutivo in cui i ministeri più importanti sono stati monopolizzati dagli esponenti del vecchio regime, mentre all’opposizione ufficiale sono state lasciate solo le briciole, e nessun posto è stato offerto all’opposizione non ufficiale – che in realtà è considerata da molti la più rappresentativa nel paese.

Tunisi spaventa Washington

A poco meno di due settimane dalla fuga del deposto presidente Zine el-Abidine Ben Ali, il popolo tunisino continua a manifestare contro un governo provvisorio che, nonostante alcuni provvedimenti di facciata, continua ad essere dominato da esponenti del vecchio regime. In una situazione di pieno fermento nel paese nord-africano, a Washington e a Parigi, così come tra le élites locali, si teme un’ulteriore escalation delle proteste popolari e delle rivendicazioni sociali e civili. Uno scenario che rischia di diffondere il contagio della rivolta in tutto il mondo arabo e che potrebbe non limitarsi al solo rovesciamento dei regimi autoritari per sostituirli con governi più presentabili ma ugualmente al servizio degli interessi occidentali.
A dare sostegno ai manifestati che da giorni chiedono le dimissioni del primo ministro ad interim e già braccio destro di Ben Ali, Mohammed Ghannouchi, giovani, lavoratori e disoccupati continuano a giungere a Tunisi dalle aree interne più disagiate del paese. Mentre nei giorni scorsi le forze di polizia erano sembrate concedere una tregua ai tunisini scesi in piazza, confidando in un rapido dissolversi delle contestazioni una volta insediato un nuovo governo, questo atteggiamento ha lasciato spazio ancora una volta alla repressione, indicando la volontà di rimanere al potere da parte degli uomini che già facevano parte della cerchia dell’ex presidente e che stanno cercando di incanalare la rivoluzione verso una transizione pacifica e indolore.

martedì 25 gennaio 2011

Lo Yemen sogna la Tunisia?


Continuano le proteste contro il presidente Saleh, in carica da oltre trent’anni, e gli arresti indiscriminati di attivisti e manifestanti. Ma le caratteristiche economiche e sociali dello Yemen sembrano impedire il ripetersi dello scenario tunisino.

Carta di Laura Canali.
La fuga di Ben Ali, con tanto di parenti corrotti al seguito, ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla forza della sollevazione popolare tunisina.

Sembra che quelle manifestazioni che reclamavano uno Stato di diritto democratico e trasparente stiano instillando nuova linfa nei movimenti democratici dei paesi limitrofi, dove i cittadini sono ormai stanchi della frustrante vita sotto sistemi politici oppressivi.

lunedì 24 gennaio 2011

MOSCA: un'esplosione enorme

Un terrorista si è fatto esplodere nell'area delle salette vip, vicino al ristorante Asia Cafè. Un italiano tra i feriti. Medvedev: "Li prenderemo, serve un regime speciale di sicurezza". Controlli serrati negli altri scali, nella metro e nei principali punti nevralgici della città. La Farnesina sta verificando la presenza di altri italiani.


MOSCA - Un'esplosione enorme. Di una forza tale da far cadere tutta la neve dal tetto dell'edificio. L'esplosione all'aeroporto Domodedovo di Mosca, avvenuta alle 16.32 locali (le 14.32 in Italia) ha ucciso almeno 35 persone e ne ha ferite centinaia (130, di cui 20 in condizioni gravissime), ma il bilancio è incerto e destinato a salire. Tra i feriti ci sarebbero anche un italiano e un francese. Un kamikaze con addosso fra i cinque e i sette chili di tritolo, si è fatto esplodere nell'area delle salette vip, vicino al ristorante Asia Cafè, dello scalo più grande di tutta la Russia. Nella zona, accessibile al pubblico, non c'è metal detector. L'attacco è stato compiuto in un momento di grande affollamento, mentre erano in arrivo 30 voli di cui 15 internzionali.

Gideon Levy, perché nessuno un giorno possa dire non sapevo

Si intitola The punishment of Gaza, è una selezione degli ultimi quattro anni di editoriali di Gideon Levy per Ha'aretz. Un libro di cronaca illuminata addosso - perché nessuno un giorno possa dire: non sapevo.

L'operazione Piombo Fuso è stata "un attacco deliberatamente indiscriminato e sproporzionato, con l'obiettivo di punire, umiliare e terrorizzare la popolazione civile, minare radicalmente la sua capacità di provvedere a se stessa, e indurre un senso crescente di dipendenza e vulnerabilità".

domenica 23 gennaio 2011

La stretta relazione tra il picco della produzione del petrolio e la popolazione

C’è una relazione stretta tra il picco della produzione del petrolio e la popolazione. Già dagli anni ’50 c’erano diverse stime sulla crescita e la diminuzione della produzione globale di petrolio, e probabilmente era inevitabile che nel corso del tempo si passasse dall'ottimismo al realismo. Tutto sommato, per la propria reputazione è meglio fare qualche errore sul lato della prudenza piuttosto che apparire uno stupido annunciando una catastrofe che non avviene. Con l'aumento degli studi, tuttavia e con l'avvicinarsi degli eventi critici, ha prevalso infine il realismo. 

Partiamo da due fatti di base. Il primo è che il consumo globale di petrolio è di quasi 30 miliardi di barili all’anno. Il secondo è che oggi la popolazione globale conta circa 7 miliardi. Partendo da queste due premesse, possiamo fare delle valutazioni ragionevoli tanto sul picco della produzione del petrolio quanto sulla diminuzione della popolazione. 

Il picco della produzione di petrolio globale sarà circa nel 2010 e il tasso di declino più probabile dopo il picco è del 6% [ 5, 7, 11]. Ciò significa che dopo il picco la produzione diminuirà al 50% del picco entro 11 anni, cioè entro il 2021. 

Albania, infuoca la protesta

In Albania torna la violenza, come negli anni '90. Spari, lanci di lacrimogeni e cariche con idranti ieri contro una manifestazione dell'opposizione che chiedeva le dimissioni di Berisha ed elezioni anticipate. Tre vittime, tutte civili. 
Una Tirana blindata, la sede del governo recintata con il filo spinato, lacrimogeni, feriti per terra e forze dell'ordine ovunque. Una manifestazione politica, finita con un bilancio disastroso, 3 morti e decine di feriti. Solo qualche giorno fa, sarebbe stato impensabile che a Tirana avesse luogo una manifestazione violenta degna dei famigerati anni '90. Nessuno si sarebbe immaginato che in una delle ormai numerose manifestazioni dell'opposizione contro il governo Berisha ci sarebbero state addirittura delle vittime.

sabato 22 gennaio 2011

Russia, energia da vendere

Ormai tutti conoscono a menadito le abili strategie di Putin, grazie alle quali il leader post - o sarebbe meglio dire neo - sovietico riesce a serrare con forza sempre maggiore le proprie mani sul sistema energetico europeo: conosciamo quanto è successo e continua a succedere in ambito gas, e sappiamo anche cosa succede in tema di energia nucleare.
Un ambito invece sul quale siamo meno informati è quello della “Russia petrolifera”: a parte le notizie di qualche ingente crack risalente a diversi anni fa - e trascurando gli atti estremi di noti petrolieri celebri per le loro fesserie nel jet-set internazionale - conosciamo ben poco delle idee geostrategiche del Cremlino per conquistare la cara, vecchia, scricchiolante Europa occidentale.
Ebbene, stavolta abbiamo sotto i nostri occhil’ultimo atto della crociata energetica moscovita, che sta avendo luogo proprio nel settore petrolifero: la Rosneft, “compagnia di bandiera” dell’oro nero russo, ha siglato un accordo con la società anti-ecologica per eccellenza, la British Petroleum (in arte BP) in tema di diritti di trivellazione e soprattutto di quote societarie all’interno della grande compagnia britannica. Cerchiamo di andare per ordine onde chiarire statiche e dinamiche di questi nuovi assetti.

venerdì 21 gennaio 2011

Nadia Macrì inizia a confessare: "Silvio Berlusconi entrò, completamente nudo, nella saletta al piano di sotto..."

« Silvio Berlusconi entrò, completamente nudo, nella saletta al piano di sotto. C'era un palo per la lap dance. Le ragazze si spogliavano. Alcune restavano completamente nude. Ci agitavamo intorno a lui. Ruby si aggirava completamente ubriaca [ndr. il 24 di aprile del 2010 era minorenne]. Aveva il seno di fuori e lo agitava in continuazione.

giovedì 20 gennaio 2011

Spendiamo 2 milioni al giorno per la guerra e non facciamo un vero Concorso pubblico da 14 anni


Lunedì alla Camera il voto sull'ennesimo rifinanziamento alla missione militare in Afghanistan: 410 milioni di euro per il primo semestre 2011.

Lunedì, 24 gennaio, la Camera dei Deputati vota il diciannovesimo rifinanziamento semestrale della missione italiana di guerra in Afghanistan. 
Per i 181 giorni di campagna militare che vanno dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, è prevista una spesa complessiva di oltre 410 milioni di euro, vale a dire più di 68 milioni al mese (2,26 milioni al giorno).
Un ulteriore incremento rispetto ai 393 milioni (65 al mese) del secondo semestre 2010, causato dall'invio al fronte di nuovi rinforzi che hanno portato il nostro contingente a4.200 uomini, 883 mezzi terrestri (tra blindati leggeri e pesanti, carri armati, camion e ruspe) e 34 velivoli (tra caccia-bombardieri, elicotteri da combattimento e da trasporto e droni).
Vediamo i dettagli di spesa. 380,77 milioni di euro per il mantenimento del contingente militare schierato in Afghanistan, 12,17 milioni per il personale militare della missione (125 uomini e 6 mezzi) che opera nelle basi americane negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Florida (Usa), 2,1 milioni per il personale della Guardia di Finanza (Isaf, Eupol e Jmous) e 5 milioni per le operazioni d'intelligence degli 007 dell'Aise (l'ex Sismi).

La bolla cinese

È una noia dover scrivere dell'incontro tra Hu Jintao e Obama ma un giornale non può non parlarne. Al di là del fatto che Obama è un «lame duck President», presidente-anatra zoppa, bersaglio sicuro dei cacciatori, è «noioso» il contesto delle relazioni tra i due paesi, perché falsato dalle dichiarazioni politiche. Esempio: Hu ha detto che il regime del dollaro è finito, cose già sentite in passato, in Europa fin dagli anni Settanta! Hu Jintao non ha la minima idea di cosa proporre al posto del sistema dollaro. Vuole solo minacciare gli Usa dicendo che la Cina non accetta di subire passivamente i costi finanziari dei surplus cinesi in dollari. Ma - come lucidamente dimostrato sul China Daily del 23 dicembre dall'ex dirigente della Banca del Popolo Yu Yongding - Pechino é vincolata alle esportazioni nette sia per gli interessi della classe capitalistico-statale dominante, sia per la dinamica industriale fondata sulla forza della riproduzione espansiva piuttosto che sulle innovazioni made in China.

martedì 18 gennaio 2011

Nel puttanaio di Berlusconi si facevano le orge

-La difesa (VIDEO) di Berlusconi:
-Donne Pd, interviste a Vittoria Franco eMarianna Madia di M. Z.

I pm di Milano avrebbero trovato «ampi riscontri investigativi» sulle case date dal premier Silvio Berlusconi ad alcune ragazze che partecipavano alle serate di Arcore. Lo si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere inviata dai Pm di Milano alla Giunta della Camera. Lo ha raccontato la stessa Ruby ai pm nell'interrogatorio del 3 agosto scorso. La ragazza ha infatti raccontato che «alcune giovani donne ch partecipavano ai suddetti eventi ricevevano in corrispettivo da Silvio Berlusconi la disponibilità gratuita di appartamenti ubicati in 'Milano due'».

UN UOMO INTERCETTATO: "ORGE, 28 RAGAZZE" 
In una delle intercettazioni depositate alla Camera (datata 29 settembre 2010) Carlo Ferrigno a un uomo non identificato racconta una festa a casa del premier. "Berlusconi si e' messo a contare barzellette", c'erano "loro tre (Berlusconi, Mora e Fede) e 28 ragazze. Tutte ragazze che poi alla fine erano senza reggipetto, solo le mutandine quelle strette", spiega Ferrigno. E aggiunge: "C'erano le orge li' dentro, non con droga, non mi risulta. Facevano quel lavoro li'. Bevevano tutte mezze discinte". Ferrigno parla anche di una certa Maria "mezza araba" e ricorda che "le avevano fatto fare la danza del ventre a Maria, con gli altri a guardarla. Bella roba tutta la sera. Gli ha regalato anelli e bracciali".

lunedì 17 gennaio 2011

Hezbollah si ritira dal governo. Il Libano sprofonda nella crisi

La minaccia era nell'aria da tempo, ieri, 12 gennaio, Hezbollah è passato dalle parole ai fatti. I ministri del Partito di Dio e i loro alleati si ritirano dal governo di unità nazionale libanese e mettono di fatto in crisi l'esecutivo. L'annuncio è arrivato mentre il premier Saad Hariri si trovava in visita alla Casa Bianca, oggi sarà ricevuto a Parigi da Nicolas Sarkozy.
La crisi è scoppiata al rifiuto di Saad Hariri di disconoscere il Tribunale speciale per il Libano sulla morte di suo padre, Rafic Hariri, e dopo che era stato impedito al Consiglio dei ministri l'esame di un dossier relativo a presunti falsi testimoni utilizzati dal Tribunale. Undici ministri, sciiti e cristiani, hanno massicciamente rassegnato le dimissioni determinando l'automatica caduta del governo.
Questi sviluppi sono seguiti ad una serie di incontri "maratona" a New York e Washington a cui hanno partecipato il re saudita Abdallah, i presidenti Barack Obama e Nicolas Sarkozy, la segretario di Stato Hillary Clinton e lo stesso Saad Hariri. 
A Beirut, quasi unanimemente stampa e commentatori politici ritengono che Washington abbia posto il veto ai tentativi siriano-sauditi che puntavano a trovare un accordo inter-libanese per far uscire il paese dalla crisi, disinnescando la bomba a tempo del Tribunale internazionale che da mesi sembra in procinto di incriminare i vertici di Hezbollah per l'omicidio di Rafic Hariri avvenuto nel febbraio 2005. Per gli Stati Uniti, al contrario, proprio l'azione del Tribunale è un fortissimo strumento di pressione contro Hezbollah ed i suoi sponsor, la Siria e l'Iran.

domenica 16 gennaio 2011

L'autoritarismo cinese e l'imposizione del sistema liberista

L'autoritarismo in Cina non è servito tanto a comprimere artificialmente i salari dei lavoratori, quanto a imporre un sistema liberista. E chi oggi vede nell'eccesso di risparmio cinese un problema per gli equilibri macroeconomici globali, dovrebbe chiedersi se non sia riconducibile proprio all'eccesso di liberismo capitalista e alla conseguente assenza di un adeguato sistema di welfare e di tutela dei lavoratori. Alla Cina serve un buon compromesso tra capitalismo e welfare state, come nell'Europa degli anni Cinquanta e Sessanta. Sarà possibile realizzarlo?


Anche nel 2011 la Cina e il suo enorme surplus di partite correnti saranno certamente al centro del dibattito economico. Gli americani continueranno a esigere una forte rivalutazione dello yuan (20-30 per cento) al fine di rendere le merci cinesi meno competitive sui mercati internazionali. La formidabile propensione al risparmio cinese verrà ancora additata da molti come un problema. Ma quali sono le cause?

Wikileaks tra Russia e Italia

Agli Stati Uniti piace poco che Berlusconi ammiri Putin e che l’Eni sia un ottimo alleato di Gazprom. Ma anche gli ambasciatori sbagliano, come nel caso della Georgia.


I dispacci della diplomazia americana resi pubblici da Wikileaks stanno attirando l’attenzione dei media più del necessario. Fermandoci a quelli italiani, come quello dell’Ambasciatore Ronald Spogli in cui si ripercorrono le relazioni tra Russia e Italia (cablegate.wikileaks.org), non è che si trovino elementi nuovi o sconvolgenti. Quando Spogli scrive che “Berlusconi ammira in Putin lo stile macho, decisionista e autoritario del suo modo di governare” non racconta probabilmente qualcosa di inesatto, più che altro offre materiale per un dibattito interno italiano. Stesso dicasi per le preoccupazioni sull’avvicinamento energetico di Roma a Mosca tramite Eni e Gazprom. Preoccupazioni che a Washington avevano già a partire dagli anni Sessanta con la strategia neoatlantica di Mattei. E si sa come è andata a finire.

sabato 15 gennaio 2011

Tunisia in fiamme, dov'è finito Ben Ali? E' a Cagliari?

TUNISI - Dopo settimane di proteste contro il carovita e decine di morti, il presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali ha lasciato il Paese. Il primo ministro Mohammed Ghannouchi ha assunto la presidenza ad interim e il potere è stato affidato a un direttorio composto da sei persone. "Mi impegno - ha detto il premier in un messaggio in tv - a rispettare la Costituzione e a portare avanti le riforme politiche, economiche e sociali annunciate attraverso consultazioni con tutte le parti politiche inclusi i partiti politici e la società civile". Ghannouchi ha quindi lanciato un appello all'unità nazionale e ha precisato che rimarrà presidente fino alle elezioni legislative anticipate, che dovrebbero tenersi entro sei mesi. 

Dopo voci discordanti, che lo volevano già a Parigi o in volo verso Malta o verso un Paese del Golfo, arriva la notizia che sarebbe a Cagliari. Intorno alle 22 un Falcon di una compagnia privata, proveniente da Tunisi, ha chiesto l'autorizzazione per uno scalo tecnico, per fare rifornimento di carburante. Il piano di volo era per Parigi. Mentre l'aereo si stava rifornendo, le autorità aeroportuali francesi hanno dato l'ok con riserva, chiedendo che venisse comunicata l'identità dei passeggeri. Poi, il no da Parigi, che ha negato l'accoglienza a Ben Ali. Il Falcon dunque è rimasto all'aeroporto di Elmas. A bordo il pilota e tre passeggeri; due dei passeggeri sono scesi dicendo alla Polaria che il terzo non sarebbe Ben Ali.

venerdì 14 gennaio 2011

Sulle banconote euro-greche, e non solo

Ancora qualche riflessione, e qualche importante rettifica (a proposito del mio precedente articolo “Perché spariscono le Y. Una storia che nessuno racconta”) sulle banconote euro-greche, e non solo.
Due lettori, evidentemente meglio informati di me, mi hanno fatto notare che trovare una banconota greca da 50 euro (con la Y che apre il numero di serie) è impresa quasi disperata, ma per ragioni diverse da quelle che io avevo supposto (anche in base a una fonte bancaria greca che si è rivelata non del tutto attendibile.
Il fatto è che la Grecia ha stampato solo una volta delle banconote da 50 euro. E molto tempo fa, cioè nel 2001, prima che la moneta unica europea entrasse in funzione. E poiché la vita media di una banconota, come mi fa notare uno dei lettori, il signor Matteo Carta, è di circa 18 mesi, si può supporre che siano sparite da tempo, a prescindere dai cacciatori più o meno male intenzionati.
Devo quindi correggermi, per una parte del mio “pensar male”. Ma non su tutto. Ma ritornerò su questo aspetto tra qualche riga. Devo però prima correggere anche un altro errore, questa volta veniale. Ho assegnato la J all'Irlanda (che invece ha avuto in sorte la T) , mentre la J è proprietà anticipata della Gran Bretagna, che sdegnosamente non l'ha usata, preferendo restare fuori dalla zona euro e , a come vanno le cose, forse non la userà mai.

giovedì 13 gennaio 2011

Gaza, il testamento di una vita dedicata all'amore per la sua terra





Un contadino palestinese assassinato dall'esercito israeliano, appena dopo essere stato intervistato da una cooperante italiana.

Un anziano contadino palestinese al lavoro nei campi. Una giovane cooperante italiana che si reca a intervistarlo.

Mentre anche ieri notte caccia F16 ci hanno tirato addosso i loro confetti di morte (tre bombardamenti a sud di Gaza City e uno a Kahn Younis) ho trascritto la registrazione audiodell'ultima intervista a Shaban, anziano contadino ucciso lunedi' da un cecchino subito subito dopo aver incontrato una cooperante italiana.
Il testamento di una vita dedicata all'amore per la sua terra, un amore che alla fine se l'è inghiottito dentro.

Non hai paura degli israeliani che sparano? ''No, non m'importa degli spari. Se succede qualcosa di brutto noi esseri umani moriamo una volta sola, e solo Dio sa quando arriverà la mia ora per morire. Io dormo qui alcune volte e non m' importa di morire, sento sempre i carri armati e bulldozer invadere la mia terra e non mi importa più quello che fanno''.

Cameron batte in ritirata nei confronti delle banche

LONDRA - Tanto rumore per nulla. Dopo aver tuonato contro gli eccessi dei banchieri e i bonus esagerati, il governo conservator-liberale guidato da David Cameron batte in ritirata e lascia che le banche facciano quel che vogliono.

Appena 48 ore dopo avere criticato ancora una volta il livello dei premi distribuiti ai loro massimi dirigenti, in particolare nel caso di banche nazionalizzate per salvarle dalla crisi finanziaria degli ultimi due anni, il premier britannico fa sapere che il governo non metterà limiti all´ammontare dei bonus. E inoltre rende noto che non verrà ripristinata la tassa del 50% sui bonus, varata dal precedente governo laburista.

«C´è bisogno di più moderazione e responsabilità da parte delle banche», ha dichiarato un portavoce di Downing Street, «ma non intendiamo porre un limite ai bonus di ogni singolo istituto bancario». La decisione è stata presa nonostante l´annuncio che i bonus del 2010 ai banchieri della City raggiungeranno complessivamente i 7 miliardi di sterline (circa 8 miliardi e mezzo di euro), secondo la stima del Centre for Economics and Business Research, con un declino minimo rispetto ai premi pagati l´anno precedente, che furono di 7 miliardi e 300 milioni di sterline.

mercoledì 12 gennaio 2011

In classe col cappotto

I genitori protestano e si organizzano nel coordinamento 'Una crepa in Comune'. L'assessore ai Lavori pubblici Simini si difende: "Spendiamo il 30% del bilancio per l'edilizia scolastica".
Nei corridoi il termometro segna nove gradi. Aule umide, serramenti marci, impianti fuori norma. Sei scuole di Milano attendono urgenti ristrutturazioni. E secondo i tecnici comunali, l’istituto Cassinis di via Hermada va abbattuto e ricostruito. Da almeno un decennio questi lavori sono inseriti nel piano annuale delle manutenzioni straordinarie previste dal Comune, ma alla fine gli interventi non vengono mai finanziati. La situazione peggiora di anno in anno e ora i genitori hanno deciso di passare al contrattacco.

martedì 11 gennaio 2011

C’era una volta la Fiat, simbolo italiano, che volava in Sud America

Le nuove Pomigliano e Mirafiori si chiamano Sete Lagoas, Betim, Toluca, Contagem ecc - Ieri prendeva finanziamenti statali dall'Italia, oggi se ne va - Adesso riceve aiuti dal Brasile e da Obama, domani se ne andrà - Marchionne andrà via comunque dall'Italia.

C’era una volta la Fiat, simbolo italiano, che volava in Brasile, Argentina, America Latina dove moltissimi emigranti italiani lavoravano insieme con argentini e brasiliani e ne erano orgogliosi. C’è oggi la Fiat “americana” che i discendenti di quegli emigranti, che oggi sono argentini e brasiliani a tutti gli effetti, considerano paradossalmente un’ancora di salvezza, che investe in America Latina, ma contemporaneamente uccide le sperenze della terra da cui nacque tutto. Ma l'industria non funziona con il cuore, ma con macchine e soldi e di questo parleremo.

domenica 9 gennaio 2011

Khodorkovsky, uno dei mafiosi beneficiari della Russia degli anni 90

Non mi straccio le vesti sul caso Khodorkovsky, e chi lo considera un martire delle libertà è vittima di una disinformazione clamorosa. E di una Babele politico-mediatica che finisce col rendere tutti più ignoranti. Sakineh, Battisti, Khodorkovsky: che differenza c’è? Credo di saper riconoscere un mafioso, e posso affermare che Khodorkovsky è stato un mafioso tra i più pericolosi. Che invece di pentirsi, restituire il bottino nascosto nei paradisi fiscali e chiedere perdono alle sue vittime, finanzia campagne di pubbliche relazioni che hanno raggiunto il surreale, accostandolo a Sacharov, Gandhi, e tra un po’ anche a Gesù Cristo. Quando si tratta, al massimo, di un oligarca sconfitto in una guerra di potere, e imprigionato con procedure discutibili.
Non mi straccio le vesti anche perché ho conosciuto la Russia degli anni 90: uno stato della mafia i cui massimi architetti e beneficiari sono stati proprio Khodorkovsky e i suoi compari oligarchi. Uno stato edificato con l’amorevole assistenza della finanza occidentale, che ha colto l’occasione della caduta del comunismo per costruirci sopra una montagna di soldi. Sono state infatti le banche europee ed americane che hanno ricettato i soldi della mafia russa contribuendo a portare un grande paese sull’ orlo del disfacimento. Ma la festa è finita con l’arrivo di Putin, ed è questa la soluzione dell’ “enigma” del 70% dei suoi consensi attuali. E della sua impopolarità presso il grande business anglo-americano ed i loro giornali, innamoratisi all’ improvviso di Khodorkovsky.

Tunisia, esplode la rivolta dei diplomati-disoccupati

In Tunisia, il termine è stato a lungo un tabù. In un paese che avevano investito molto in educazione, parlano di "disoccupazione dei laureati" suonava come una ammissione di fallimento. Ma la realtà è in arrivo per le autorità: il suicidio di un giovane venditore ambulante ha innescato una rivolta inedita, e da metà dicembre, i tunisini sono in strada. Soprattutto i giovani, spinti alla disperazione dalla disoccupazione e dall'ingiustizia sociale. Mohamed Bouazizi, scapolo di 26 anni, si era dato fuoco dopo che le autorità avevano confiscato la frutta e la verdura che vendeva per sopravvivere.

Il 5% di crescita media annuale dell'economia tunisina nasconde, negli ultimi anni, una situazione economica molto difficile per i giovani del paese: secondo uno studio ufficiale effettuato dal Ministero tunisino del Lavoro in collaborazione con la Banca Mondiale, se il tasso di disoccupazione complessivo è pari al 14% nel 2008, quello dei giovani tra i 18 e 29 anni è quasi tre volte quello degli adulti.

venerdì 7 gennaio 2011

Gli studenti sono conservatori, dunque i veri rivoluzionari dell’attuale situazione

Non è lontano il tempo in cui i giovani erano accusati di essere disimpegnati politicamente. Ora che iniziano a mobilitarsi per i propri diritti sono temuti e stigmatizzati  quali “terroristi” e “potenziali assassini”. Come si fa a giustificare una simile discordanza di valutazioni? E’ evidente l’incapacità di cogliere la reale natura di un fenomeno che in molti temevano, una sollevazione generazionale che finora ha raggiunto il suo culmine nelle agitazioni di massa del 14 dicembre, lo spauracchio di una rivolta sociale contro la condanna del precariato che incombe sull’avvenire dei giovani.
Una battaglia per la salvaguardia dei diritti e dei salari, per il mantenimento della scuola e della sanità pubblica, per la tutela del territorio, potrebbe apparire una posizione puramente difensiva e di retroguardia, di stampo conservatore. E in un certo senso lo è. A tale proposito richiamo quanto sosteneva Pasolini oltre 35 anni fa, cioè che in una società capitalistica e consumistica di massa che promuove“rivoluzioni di destra”, i veri rivoluzionari sono i “conservatori”.

Sudan, poche ore e poi?

Mancano poche ore ormai al referendum con cui la parte meridionale del Sudan, cristiana animista in prevalenza, deciderà la secessione da un Paese dalla forte identità araba e islamica. L'incognita non è il risultato ma come reagirà Khartoum, se la separazione sarà gestita dalle diplomazie o decisa dagli eserciti.

L'attesa è scandita da parole distensive e manovre che preludono ad un esito cruento.

Sul Senegal

In Senegal, l'ANSD, l'Agenzia Nazionale di Statistica e Demografia, ha appena pubblicato il suo rapporto annuale sulla situazione economica e sociale del paese. Il documento stila le cifre per il 2009 riguardanti la situazione demografica, dell'occupazione, dell'agricoltura e del commercio. Presenta in definitiva una immagine generale della società senegalese. Una società la cui caratteristica più evidente è la giovinezza.
Secondo le statistiche della ANSD, un Senegalese su due ha meno di 20 anni (ovvero il 50,9% nel 2009). Questo dato impressionante provoca tensioni sul mercato del lavoro ed allo stesso tempo sollecita una forte domanda nel settore dell'educazione.
Questa massa giovanile pone un fardello pesante sulle persone in età lavorativa. Nel 2009, si contavano 82,9 persone inattive su 100 in età di lavoro. Questo rapporto, comunque in calo rispetto ai dati del 1988 o del 2002, tuttavia non sembra annunciare per il prossimo futuro una regolazione più armonica della situazione: nel corso dell'ultimo decennio il livello di natalità si è abbassato di una percentuale non significativa. I bambini da 0 a 4 anni rappresentavano ancora nel 2009 il 16,5% dell'intera popolazione senegalese.

giovedì 6 gennaio 2011

I banchieri europei e il complotto per non pagare la loro crisi

Ma guarda tu che strane coincidenze. Tutti i rendimenti sui titoli di stato europei “periferici” sono di nuovo sotto pressione, il Portogallo è andato sul mercato a raccogliere i primi soldi del 2011 e patatrac, rendimenti in aumento geometrico:
Sono in rialzo gli spread tra i titoli di stato portoghesi e spagnoli a dieci anni col bund tedesco sulla scia di voci secondo cui nelle aste della settimana prossima gli investitori chiederanno rendimenti piu’ elevati. La forbice tra i bond portoghesi e il bund e’ salito a 398 punti, toccando i massimi da un mese a questa parte, mentre quello dei bond spagnoli ha toccato quota 247. Il 13 gennaio la Spagna collochera’ sul mercato titoli a cinque anni e la stessa cosa dovrebbe fare Lisbona. (Asca)
L’Euro torna sotto forte pressione e sfonda verso il basso la barriera psicologica di 1,30 contro il dollaro, tutti gli spread dei “periferici” con la Germania volano insieme ai rendimenti dei rispettivi bond:

lunedì 3 gennaio 2011

Attacchi ai cristiani, dopo l’Egitto il Sudan?

La strage in Egitto potrebbe essere la “prova generale” per un’altra carneficina di cristiani già annunciata: in Sudan, dopo il referendum sulla secessione Nord-Sud fissato per questo 9 gennaio. L’attenzione della Casa Bianca per la tragedia egiziana è rafforzata da questo scenario.
“Il Sudan sarà la più grande emergenza per la nostra politica estera nel 2011”. Questa dichiarazione di P.J.Crowley, il portavoce del Dipartimento di Stato, suonò strana quando fu pronunciata a metà dicembre, nel bel mezzo del ciclone WikiLeaks. Oggi sorprende di meno, alla luce del ruolo di Al Qaeda che secondo Washington è regista dell’attacco sanguinoso contro i cristiani d’Egitto.
Al confine meridionale con l’Egitto, il Sudan è atteso come un test ad alto rischio per Barack Obama, per la sua politica africana, e per la coerenza con i valori umanitari che ha spesso proclamato.
In campagna elettorale il presidente additò il mancato intervento americano in Ruanda come una concausa di quel genocidio nel 1994 (800.000 morti), un’accusa che grava sul bilancio di Bill Clinton. L’Amministrazione Bush da parte sua fu inerte davanti al genocidio del Darfur (2 milioni di profughi), perpetrato da Omar Hassan al Bashir e che è valso al dittatore sudanese l’incriminazione per crimini di guerra.

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori