sabato 31 dicembre 2011

Dopo le elezioni al Cremlino arrivano i primi traslochi


Come previsto, dopo le elezioni legislative del 4 dicembre e in vista di quelle presidenziali del 4 marzo sono arrivati i primi spostamenti di pedine sulla scacchiera tra Cremlino e Casa Bianca. Da un lato lo scontato ritorno di Vladimir Putin alla presidenza e dall’altro il risultato scadente per Russia unita, il partito del potere alla Duma, hanno condotto ai primi traslochi. Il primo ministro, in procinto di rioccupare le stanze del Cremlino che il delfino Dmitrij Medvedev ha scelto di lasciar libere, ha già avviato il suo personale spoil system partendo forse dall’alfiere più importante.

Vladislav Surkov, l’ideologo del Cremlino e inventore della «democrazia sovrana» che è alla base del potere di Putin, è stato trasferito al governo, con il ruolo di vicepremier. Un passaggio a una posizione non molto ben definita (dovrebbe occuparsi dei processi di modernizzazione) che ha fatto sorgere qualche dubbio di interpretazione anche tra i più acuti osservatori. Surkov è stato infatti per 12 anni il vicecapo dell’amministrazione presidenziale, la macchina da guerra che sta alle spalle del capo dello Stato, il vero apparato del comando. Il 15 dicembre era diventato il numero uno, sostituendo Sergei Naryshkin, passato a presiedere la Duma. Ora il nuovo cambiamento.

venerdì 30 dicembre 2011

Il libro bianco per lo spazio di Pechino


La Cina ha reso pubblico questa settimana il libro bianco per lo spazio. Nel documento sono indicate le nuove mosse di Pechino per i prossimi cinque anni: posizionare dei laboratori nello spazio, raccogliere dei campioni dalla luna e prepararsi a costruire delle stazioni spaziali. Inoltre si fa riferimento all’intenzione di sviluppare la tecnologia necessaria a monitorare i detriti spaziali, a studiare i buchi neri e a sviluppare piccoli satelliti per controllare le condizioni atmosferiche.
Sul lungo periodo, invece, le ambizioni cinesi comprendono il lancio di navi spaziali con equipaggio, per arrivare all’obiettivo di far atterrare i propri astronauti sulla luna. Fin dal 2003 la Cina ha conseguito grandi risultati nei suoi programmi spaziali e nel 2008 è diventata il terzo stato, dopo Usa e Russia, a mandare un uomo nello spazio.
Jiao Weixin, professore dell’università di Pechino, afferma che: “Con lo sviluppo economico, arrivano anche la necessità dello sviluppo scientifico. E investendo nell’esplorazione spaziale, la Cina vuole contribuire ed essere un attore importante a livello globale su più livelli”.

giovedì 29 dicembre 2011

Quali sono le scoperte scientifiche più importanti del 2011? Ecco la classifica stilata da Science


La rivista americana Science ha pubblicato la lista delle dieci scoperte scientifiche più importanti del 2011 dove sono presenti anche ricerche italiane.
Ecco la classifica di Science ripresa dal Corriere:
1)AIDS:  Al primo posto la ricerca riguardante l'Aids che ha dimostrato come il 96 per cento delle persone che hanno contratto l'infezione trasmetta il virus al loro partner con meno probabilità quando vengono assunti farmaci antivirali.
2) Missione Hayabusa: La spedizione della sonda giapponese Hayabusa che per la prima volta è riuscita a a portare sulla Terra un campione di suolo dell'asteroide Itokawa (vedi immagine). Si tratta del primo prelievo di un altro corpo celeste compiuto negli ultimi 35 anni.

Lo Stretto di Hormuz tra le minacce iraniane e le controminacce USA




Minacce iraniane, controminacce USA. Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma chi non legge il blog insiste, e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Kirghizistan, la base statunitense di Manas verrà chiusa


Il presidente del Kirghizistan, Atambajev, ha definito oggi pericolosa la base statunitense di Manas, aeroporto internazionale della capitale, e si è nuovamente pronunciato per la sua chiusura nel 2014. “Kirghizistan non ha bisogno di una base militare all’interno di un aeroporto civile, è pericoloso. Vogliamo che Manas sia un aeroporto civile”, ha dichiarato Atambajev in conferenza stampa, la prima data dopo l’assunzione dell’incarico il 1 dicembre scorso.
Ha detto di aver avvisato Washington sull’imminente chiusura della base, e ha negato che la decisione sia stata presa in seguito a pressioni della Russia, alleata al Kirghizistan nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC).
“gli Stati Uniti se ne devono andare da Manas per il 2014, e che organizzino un trasporto civile assieme alla Russia in un altro paese”, ha aggiunto il dirigente kirghizo.
Installata nel 2001 e denominata Centro di Transito, la base di Manas continua ad essere un punto chiave nel trasporto di equipaggiamenti e di effettivi militari degli Stati Uniti in Afghanistan. Copre anche un 30% delle operazioni di riaddestramento aereo per le truppe alleate in territorio afgano.

Uno Yeti nelle foreste dell'Inguscezia

 
È alto due metri, cammina su due zampe, ringhia ed emette strani suoni: sarebbero queste le caratteristiche della "creatura" che sarebbe stata catturata da truppe di frontiera russe nei pressi della foresta di Nazran, nel Caucaso. "Alcuni dicono che si tratti dell'abominevole uomo delle nevi - ha affermato Bagaudin Marshani, un esponente politico della regione dell'Inguscezia - altri pensano che sia una grossa scimmia. Ma francamente non ho mai visto niente del genere".

Una volta catturato, lo strano animale è stato portato in uno zoo privato nel villaggio di Surkhakhi, nel distretto di Nazran, a circa 1.480 chilometri dalla capitale. Un team di scienziati sarebbe stato inviato da Mosca nella regione dell'Inguscezia per indagare sulla sua reale esistenza e natura.

mercoledì 28 dicembre 2011

Il petrolio saudita sarà la causa della terza guerra mondiale?


Voglio dichiarare guerra alla Cina”, ha detto il promettente candidato alle presidenziali Rick Santorum nel corso di un recente dibattito del Partito Repubblicano, mostrando una cavernosa mancanza di un qualsiasi buonsenso che è diventata il suo segno distintivo. Tuttavia, Santorum stava probabilmente parlando a nome di molti americani che temono che la Cina presto potrebbe superare gli Stati Uniti nel ruolo di prima potenza mondiale.

Per contro, molti di quegli stessi Americani pensano forse all’Arabia Saudita, i cui prìncipi riconoscenti sembrano sempre essere sul punto di pompare più greggio nei mercati mondiali per moderare i picchi del prezzo del petrolio, come farebbe il migliore amico dell’automobilista americano.

mercoledì 21 dicembre 2011

1962 - OPERAZIONE NORTHWOODS


Tecniche di provocazione del partito della guerra negli Stati Uniti dal 1896 ad oggi.

Seconda parte: 1962 - OPERAZIONE NORTHWOODS
Nota del curatore
Il progetto per l’Operazione Northwoods, la cui traduzione facciamo precedere da alcuni estratti del già citato lavoro di Meyssan, è da leggere con molta attenzione. E ciò non solo per la singolare somiglianza con alcuni aspetti delle stragi dell’11 settembre 2001, ma anche perché costituisce una sinossi delle tecniche di provocazione discretamente completa. Invitiamo il lettore italiano a ripensare anche a molti fatti avvenuti anzitutto nel nostro paese, ma non solo. Certe corrispondenze di metodo dovrebbero saltare agli occhi.

1940: il memorandum McCollum


Tecniche di provocazione del partito della guerra negli Stati Uniti dal 1896 ad oggi.

Prima parte: 1940 - IL MEMORANDUM McCOLLUM
“E’ un fatto documentato e di storico dominio, che il governo americano e l’apparato dell’intelligence militare in passato abbiano deliberatamente provocato atti di terrorismo contro sé stessi, prevedendo grosse perdite di civili e di militari, per giustificare successive azioni militari. L’esempio a cui pensiamo è Pear Harbor. Lo History Channel (USA) ha recentemente mandato in onda un documentario prodotto dalla BBC, Betrayal at Pearl Harbor che, utilizzando tra i vari materiali storici anche alcuni documenti americani ora resi accessibili, ha dimostrato che il presidente Franklin D. Roosevelt e i suoi massimi consulenti militari sapevano benissimo che il Giappone stava per sferrare un “attacco a sorpresa” contro gli Stati Uniti, in seguito alla provocazione di questi ultimi, ma consentì che l’attacco si verificasse, per giustificare l’entrata in guerra.

Pearl Harbour, Roosevelt sapeva


Un documento di 20 pagine dei servizi di spionaggio della marina militare americana (ONI) del 3 dicembre 1941, appena declassificato, viene ora pubblicato dallo storico Craig Shirley nel suo recente volume December 1941: 31 Days that Changed America and saved the World.
Settanta anni dopo l'attacco a sorpresa della flotta giapponese contro la base hawaiana di Pearl Habor del 7 dicembre1941, questo documento viene ad aggiungersi ai numerosi altri noti da tempo per dimostrare chiaramente che l'intelligence Usa era ampiamente edotta dei preparativi giapponesi per l'attacco che portò gli Stati Uniti d'America nella Seconda Guerra Mondiale.
Nel documento, gli analisti della US Navy scrivevano espressamente che "il Giappone si sta attivamente servendo di ogni canale utilizzabile per garantirsi informazioni militari, navali e commerciali, concentrando la propria attenzione sulla West Coast, sul Canale di Panama ed sulle isole Hawaii".

martedì 20 dicembre 2011

La lotta per la sopravvivenza del ricercatore precario


Battersi per la regolarità dei concorsi universitari in Italia è possibile. Ed è possibile vincere. Ecco come ha fatto un gruppo di ricercatori precari in occasione di un recente concorso presso l'Università del Piemonte Orientale. Grazie a questa "Piccola Guida Ragionata" il virus della trasparenza potrebbe diffondersi ovunque.
Come impedire a Caligola di far diventare ricercatore il suo cavallo (guida alla sopravvivenza del ricercatore precario nell’Università italiana)


Avete seguito le vicende del concorso da ricercatore in Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Alessandria? Tutto è cominciato due settimane fa, quando sono circolate le prime notizie sulla decisione della commissione giudicatrice di far vincere la candidata relativamente meno meritevole tra i tredici partecipanti (http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/433247/). 

lunedì 19 dicembre 2011

Italia-Chiesa: dati di una secolarizzazione inarrestabile


"Privilegi, immunità, ingerenze, denari, disparità giuridica... Ma quale libertà religiosa!". Questo il titolo del convegno che si è svolto a Roma presso l’Aula Magna della facoltà valdese il 12 dicembre, promosso da CGIL-Nuovi Diritti (responsabile Gigliola Toniollo) e Fondazione Critica Liberale (direttore Enzo Marzo) per presentare un’anteprima del VII Rapporto sulla secolarizzazione in Italia dell’Osservatorio Laico, che verrà pubblicato sul prossimo numero di Critica Liberale. 

Lo studio, curato da Giovanna Caltanissetta, Laura Caramanna e Silvia Sansonetti, si serve delle fonti statistiche Istat, di dati governativi (Ministero dell’Istruzione e della Sanità), ed ecclesiastici (Annuario statistico vaticano e Cei). Dati ufficiali, quindi, che ognuno può consultare, ma che in questo rapporto formano un quadro organico che delinea un crescente, sicuro e progressivo processo di secolarizzazione della società italiana. Insomma, l’incidenza della Chiesa cattolica sui comportamenti e le scelte degli italiani è decisamente in ribasso.

Quello di Pyongyang è andato, rimane quello di Arcore


I capelli finti, le scarpe con i tacchi, libertino con una passione intensa per i festini privati, le dichiarazioni sul buono stato dell'economia nonostante il declino economico del Paese, il culto della personalità, l'ostilitá alla stampa libera, il mito dell'eroico lavoratore infaticabile, il controllo sul sistema televisivo nazionale, al governo dal 1994...

domenica 18 dicembre 2011

I testi economici “tossici”


Il mese scorso alcuni studenti di Harvard hanno deciso di non seguire la lezione del corso di Economia del professor Mankiw, ex consigliere economico di Bush, oggi consulente di Mitt Romney. Gli studenti criticano l’impostazione fortementeideologica del corso e l’assenza di un confronto tra le diverse teorie economiche. Vi è stata una vasta eco di quest’iniziativa: anche Italia alcuni studentisentono l’esigenza dell’apertura di un dibattito dal momento che “se è vero allora che le ipotesi e i presupposti logici su cui la teoria economica dominante si basa sono oggi messi in discussione dalla realtà dei fatti, non possiamo certo dire che stia avvenendo altrettanto all’interno delle università, in particolare nelle facoltà di economia”.
La discussione non può che riguardare anche i libri di testo e “già con lo scoppio della crisi americana si era sviluppato un movimento che aveva l’obiettivo di individuare i testi economici “tossici”, poiché basati su false convinzioni e su una visione limitata dell’economia.

sabato 17 dicembre 2011

Un esempio di come Equitalia sia Usura di Stato



Cagliari, cartella-beffa di Equitalia Debito da 5 centesimi, conto di 62 euro Uffici Equitalia …….


Quando ha visto il contenuto della busta che le ha consegnato il messo, stentava a credere ai suoi occhi. Non sapeva se ridere o piangere Maria Lidia Picchiri, titolare della Sos Service di viale Monastir, un’azienda consorziata con l’Aci per il soccorso stradale 24 ore su 24: Equitalia per un “debito” di 5 centesimi del 2009 le chiedeva 62,03 euro, ben 1.240 volte in più rispetto alla cifra originaria.

mercoledì 14 dicembre 2011

L'Europa avrà la stessa sorte dell'Argentina?



La via imboccata è quella giusta o si stanno commettendo nuovi errori?
Il titolo del pezzo non scaturisce da una paura che in questo periodo un po’ tutti avvertiamo, e che non osiamo esternare in pubblico, ma dall’analisi, libera e schietta, fatta da un economista Usa, Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, nel corso di un’intervista pubblicata su un importante quotidiano argentino “Pagina 12” (del 10/12) di cui daremo ampi brani.
Io ci ho messo soltanto un punto interrogativo, poiché mi terrorizza il solo riferimento a quella esperienza che per qualche giorno ho vissuto.
Infatti, è un interrogativo da incubo che intimamente un po’ tutti inquieta, al quale nessuno dei responsabili vuole dare una risposta convincente e pubblica.
Non sappiamo bene cosa stia effettivamente bollendo nelle cucine dei “mercati”, nella mente di taluni chefs di queste strane entità, senza volto e senza nomi, che continuano ad imporre le loro ricette e i loro uomini a Stati e a continenti interi.
Ovviamente, sto parlando di grandi opzioni, di scelte strutturali non delle quisquilie cui ricorrono le varie “compagnie di giro” per tenere aperto il baraccone degli scandaletti a buon mercato e deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri malanni che affliggono l’Italia e l’Europa.
Altra domanda drammatica. La via imboccata è quella giusta o si stanno commettendo nuovi errori che, questa volta, potrebbero risultare esiziali?

martedì 13 dicembre 2011

Noi italiani lavoriamo nella Silicon Valley


Dieci storie di nostri connazionali che lavorano nel cuore dell'innovazione mondiale, la Silicon Valley. Sparsi nei campus delle big company ma anche in uffici di aziende più piccole, contribuiscono a cambiare il nostro mondo e ne sono coscienti. Come ci sono arrivati e come vivono in questa area unica della California.

SAN FRANCISCO  - "Sono felice di essere qui anche perché ho la sensazione di fare qualche cosa di utile per tutti gli altri. Questo è uno stimolo straordinario". Lo dice così, di getto, uno dei tanti italiani che lavorano nella Silicon Valley e, attenzione, non è il solo. Altri come lui, venuti a lavorare nelle aziende di questo che è senza dubbio il cuore dell'innovazione tecnologica del pianeta, la pensano allo stesso modo.
Declinano, con più o meno enfasi, l'identico concetto. Sono questi talenti giovani e meno giovani che - tra gioie, speranze, ansie e ambizioni - hanno il merito di pensare e realizzare alcune delle soluzioni che hanno cambiato e cambiano la nostra vita a tutte le latitudini. E non è un caso che lo facciano proprio in quella striscia di terra che ha il primato di lanciare i semi di quello che poi crescerà in altre parti del mondo, a cominciare dalle lotte per i diritti civili degli anni Sessanta-Settanta per finire alla rivoluzione dell'hi-tech.

giovedì 8 dicembre 2011

NATO chiamata a fronteggiare nuove sfide


Nell’ambito della ridefinizione del suo ruolo e della sua missione, la NATO è stata chiamata a predisporre nuovi strumenti di interventi per fronteggiare le sfide del mondo globalizzato. Alcune di queste sono note al grande pubblico per via del clamore mediatico che hanno suscitato, altre lo sono meno.

Nel caso della non proliferazione nucleare, sforzi sostanziali potrebbero concretizzarsi nel rendere più efficaci i già esistenti trattati di non proliferazione. Il trattato di non proliferazione (TNP) è il più importante impegno diplomatico in materia.

L'Urss light di Putin


L'8 dicembre del 1991 veniva sancita la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Oggi, a due decenni dal suo crollo, la nuova Unione proposta da Vladimir Putin può diventare il vettore per il futuro avvicinamento tra Europa e spazio postsovietico. Il suo prossimo mandato sarà decisivo.

(Carta di Laura Canali tratta da Limes 6/2007 "Il clima dell'energia" - Clicca sulla carta per ingrandirla)

La dissoluzione dell’Unione Sovietica fu sancita in una dacia a Viskuli, nella foresta di Belavezha in Bielorussia, l‘8 dicembre del 1991. Nella riunione a cui parteciparono i presidenti di Russia, Bielorussia e Ucraina furono fatti scorrere fiumi di vodka. Non si sa ancora bene se per festeggiare o per intorpidire nell’alcool quella che poi Vladimir Putin avrebbe definito come “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”.

Il Vaticano e l’Ici, troppo comodo, don



I vescovi bacchettano i bottegai che non pagano le imposte. Ma poi non guardano in casa loro. Dove l’elusione dell’Ici sugli immobili usati per le attivita commerciali è stimata in almeno 700 milioni. Grazie a una legge davvero balorda. Voluta dal centro-sinistra. E finita nel mirino delle autorita di Bruxelles. Un estratto da "I senza Dio. L'inchiesta sul Vaticano" di Stefano Livadiotti (Bompiani).



La partita intorno al pagamento dell’Ici si gioca da quasi vent’anni. E tanto accanimento ha una spiegazione semplice: secondo i calcoli molto prudenziali messi a punto dai comuni, la posta in palio (cioe i quattrini che gli enti ecclesiastici risparmiano eludendo l’imposta) vale 700 milioni l’anno. 

Tutto è iniziato nel 1992, quando il Parlamento ha messo la propria firma sotto la legge istitutiva dell’imposta comunale sugli immobili. Una norma che non riguarda gli edifici destinati ad attività legate al culto; a differenza di quanto vorrebbero far credere piagnucolando i vescovi italiani, infatti, neanche i mangiapreti più incalliti si sono mai sognati di far pagare tasse sulle chiese, mettendo tra l’altro in discussione gli accordi tra Stato e Vaticano.

mercoledì 7 dicembre 2011

Voto russo: le opposizioni sono leali allo zar


Giulietto Chiesa: "Una grossa stupidaggine leggere queste elezioni come un'indebolimento di Putin: le opposizioni gli sono leali".
Questi i risultati ancora non definitivi delle elezioni di domenica per la Duma russa: il partito putiniano Russia Unita scende dal 64 al 49 per cento (da 315 a 238 seggi), il Partito Comunista di Gennady Zyuganov raddoppia dall'11 al 20 per cento (da 57 a 92 seggi), i socialdemocratici di Nikolai Levichev salgono dall'8 al 13% (da 38 a 64 seggi) sorpassando i nazionalisti di Vladimir Zhirinovsky, che passano comunque dall'8 al 12 per cento (da 40 a 56 seggi).
Peacereporter ha chiesto un commento del voto a Giulietto Chiesa.


Putin perde voti ma non certo potere. Le opposizioni avanzano ma denunciano brogli. Come legge questo voto?
Queste votazioni sono state certamente pilotate in qualche misura, come lo sono sempre state in Russia. L'unico dubbio riguardava se Putin avrebbe scelto di avere più del 50 per cento o meno: stando ai dati ancora non definitivi rimarrebbe sotto la soglia della maggioranza assoluta. Ma non è ancora detto, potrebbe ancora salire. Secondo me sarebbe un errore del Cremlino quello di voler strafare. Come lo è stato quello di mantenere la soglia di ingresso alla Duma al 7 per cento, escludendo l'unica vera forza di opposizione a Putin, i liberali filoccodentali di Yabloko di Grigory Yavlinsky, che hanno preso meno del 4 per cento a livello nazionale ma con punte del 10 per cento nelle principali città.

Insomma, una Duma ancora docile strumento del potere putiniano?
La stampa occidentale che scrive che queste elezioni segnano una sconfitta di Putin, scrive una grossa stupidaggine.

domenica 4 dicembre 2011

La dottrina nucleare americana


Nel marzo 2005, in piena era neo-conservatrice, l'Amministrazione degli Stati Uniti e le Forze armate americane stilarono la nuova dottrina nucleare denominata DJNO (Doctrine for Joint Nuclear Operations) che dettava le regole di ingaggio per l'uso degli armamenti atomici in uno scenario bellico circoscritto o in caso di aggressione asimmetrica da parte di entità nemiche.
Conseguente alla linea di condotta delineata con la "guerra preventiva", gli armamenti nucleari, intesi durante la guerra fredda quasi unicamente nella loro funzione di deterrente e come difesa contro eventuali attacchi atomici nemici massivi, in quella che si prospettava come MAD (Mutual Assured Destruction), divenivano in quel frangente esplicite armi tattiche.
Si leggeva nel documento: «È essenziale che le forze armate statunitensi si preparino all'uso di armi atomiche, e che siano determinate ad impiegarle se ciò è necessario per prevenire o per reagire all'uso di armi di distruzione di massa». Dunque anche la semplice previsione che un eventuale nemico potesse utilizzare armi di distruzione massa giustificava l'utilizzo di armi atomiche a scopo preventivo.

venerdì 2 dicembre 2011

Vladimir Vladimirovic Putin, noto anche come VVP



Vladimir Vladimirovic Putin, noto anche come VVP (acronimo che in russo sta anche per Prodotto interno lordo) ha vinto per 614 a 0 la nomination ufficiale del suo partito per le elezioni presidenziali di marzo. Il tutto è avvenuto con una sontuosa cerimonia, un meeting dei 614 delegati di Russia Unita, che poi hanno votato la nomination, e dei rappresentanti del Fronte del Popolo: in tutto più di diecimila persone, radunate nel palazzo dello sport di Luzhniki,  in deliquio davanti alla prestazione del leader.
Per l’occasione Putin non si è risparmiato, pronunciando un discorso che ha affrontato a 360 gradi i problemi del paese, molto duro con le opposizioni liberali e polemico con gli americani che le appoggiano “buttando via i propri soldi, che farebbero meglio a usare per ripagare i debiti” invece di immischiarsi nelle elezioni altrui. Il discorso di investitura ha puntato molto su quello che bisogna correggere – e che VVP promette di correggere durante il suo mandato presidenziale – e cioè la corruzione imperante e le ingiustizie sociali. Nel pronunciare queste parole ha picchiato il pugno sul tavolo (provocando una salva di applausi e canti) ma non ha però detto come farà ad apportare i miglioramenti promessi.

Il business della nave del gas. Ai comuni solo le briciole



Tutto pronto per il progetto del gigantesco rigassificatore galleggiante al largo della costa toscana. L'impianto offshore è sfuggito dalle mani degli enti locali per passare in quelle di una multinazionale.

Con l'inaugurazione della sede della società Olt Lng a Livorno e l'accordo siglato dalla multinazionale con il Comune di Pisa, è entrato in dirittura d'arrivo il progetto del rigassificatore offshore galleggiante di Gnl (gas naturale liquefatto), che sarà ormeggiato di fronte alla costa toscana. Si tratta di una nave gasiera norvegese, la Golar Frost, che, acquistata dalla Olt, è ora a Dubai per essere convertita nel «primo impianto galleggiante di stoccaggio e rigassificazione di Gnl».
La nave, che sarà ormeggiata a 22 km dalla costa tra Pisa e Livorno, è lunga 300 metri (tre campi da calcio), larga 50 e alta come un edificio a 12 piani. Contiene quattro enormi serbatoi sferici con una capacità di 137.500 metri cubi. Qui sarà travasato dalle navi gasiere il Gnl raffreddato a -160° C (per ridurne il volume di 600 volte), che sarà riportato allo stato gassoso e trasportato a terra attraverso un gasdotto sottomarino di 30 km.

lunedì 28 novembre 2011

Il saccheggio permanente dell'Africa


Nel disegno a lungo termine dell'elite dominante l'intera Africa è destinata al saccheggio permanente delle sue riserve di materie prime e all'esportazione forzata dei prodotti alimentari per il consumo di tipo occidentale. Questo disegno è talmente trasversale che tutti gli attori dello scontro geopolitico, pur con la differenza di ruoli esibita finora, lo condividono: Usa, Francia e Cina stanno soltanto giocando più sul davanti della scena rispetto agli altri (Russia, Gran Bretagna e Germania anzitutto), ma tutti sono coinvolti nel piano, tutti hanno le loro mani sull'Africa.
Questo dovrebbero anzitutto comprendere tutti i popoli del continente. Quelli che si dovessero opporre a tale piano sanno già che dovranno affrontare una violenza peggiore rispetto a quella del primo colonialismo: il potere di corruzione delle menti dei dominati e il monopolio assoluto dei Megamedia da parte dell'elite conferisce a quest'ultima una capacità di devastazione inedita, incomparabilmente più terrificante rispetto a quella dei vecchi arnesi del colonialismo europeo.

venerdì 25 novembre 2011

Con Monti il Vaticano entra ufficialmente nel governo italiano


Casa fatta capo ha. Il governo “tecnico” di Mario Monti cosa fatta è.
Tuttavia, trattandosi di materia delicatissima conta molto sapere come, con chi e per che cosa.
Monti dice che il suo non è il governo dei “poteri forti”. Lo potrà dimostrare con i fatti.
A molti qualche dubbio rimane.
Anche se in Italia abbiamo una legge elettorale vergognosa, per risolvere la crisi si poteva adottare una procedura più consona con lo spirito della democrazia parlamentare.
Così come- bisogna rilevare- che la composizione del dicastero, forse, rassicura i “mercati” ma non troppo gli italiani.
I ministri saranno rigorosamente “tecnici”, ma appaiono, in gran parte, inquadrati in una visione oscillante tra la fedeltà al leader politico di riferimento, ai “mercati” appunto e al Vaticano che entra pesantemente nel governo italiano.

lunedì 14 novembre 2011

Monti è il “liquidatore” posto a capo del governo di un paese fallito


L’Italia e la Grecia stanno entrando in una nuova fase del loro “iter fallimentare”, silenziosamente avviato dalla BCE: la fase dell’espropriazione dei beni per ripagare i creditori. L’Italia perderà così le sue residue capacità strategiche, entrerà in una fase economica di crisi ancor più dura, e sarà retrocessa nelle gerarchie internazionali.

È un istituto giuridico comune, noto a tutti, quello del “fallimento”. Il debitore incapace di pagare i propri crediti incorre in alcune misure coercitive. V’è – ma non più in Italia – la “amministrazione controllata”: il Tribunale vigila sul debitore, tramite un apposito commissario, affinché prenda le misure atte a ripagare i creditori (ossia ad essere “solvente”). Laddove si giudichi impossibile pagare i debiti – cioè si verifichi lo stato di insolvenza – il debitore dichiara fallimento: i beni pignorabili gli sono espropriati a forza e vengono distribuiti tra i creditori.

Morire per il debito?


Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il socialista francese Marcel Deat si chiedeva se valesse la pena “morire per Danzica”. Parafrasando le sue parole, oggi gl’Italiani dovrebbero domandarsi se valga la pena “morire per il debito”. Perché la sorte che si profila per il nostro paese è tutt’altro che rosea. A meno di prendere scelte coraggiose che possono cambiare il corso della nostra storia…

Il recente attacco speculativo allo Stato ed alle banche italiane ha portato, per riprendere la formulazione ripetuta da molti commentatori, ad un commissariamentodel nostro paese da parte di potentati esteri. La Banca Centrale Europea (BCE),d’accordo con USA, Francia e Germania, ha cominciato ad acquistare titoli di debito pubblico italiano sul mercato, ma chiedendo in cambio pesanti contropartite.

domenica 13 novembre 2011

Prove di golpe tecnocratico


L’art. 1 della Costituzione italiana recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. 
Parole sacrosante. Ma la sovranità popolare è di fatto negata o limitata da una sorta di assolutismo mediatico, una strisciante dittatura ideologica generata dalla televisione. Una tirannide che Pasolini aveva raccontato come il vero fascismo, cioè la peggior forma di oppressione totalitaria.
Il potere di persuasione occulta della televisione è immenso, subdolo e penetrante, è un dispositivo ideologico assolutamente pervasivo e totalizzante, funzionale ad un disegno di autoconservazione e rafforzamento dell’ordine vigente. Oggi, più che in passato, si rivela in tutta la sua sconcertante verità un principio sacro al ministro della propaganda hitleriana, Joseph Goebbels, il quale sosteneva (non a torto) che una menzogna ripetuta ossessivamente, prima o poi viene recepita dalla gente come un dogma incontestabile.

OPERAZIONE-MONTI: E’ QUESTA LA GIUSTA VIA?


Più passano i giorni, le ore, più insorgono nell’opinione pubblica dubbi e contrarietà rispetto all’ipotesi di un governo “tecnico” affidato alla guida del prof. Mario Monti.
Il Paese è smarrito, preoccupato, diviso, ma non si può profittare della situazione per calcare la mano.
Il governo Berlusconi ha fallito ed è giusto che si dimetta.
Al suo posto sarebbe opportuno, in via eccezionale e provvisoria, varare un governo di unione nazionale espressione delle forze parlamentari disponibili.
Se proprio si vuole con qualche ministro “tecnico”.
Nell’impossibilità, non resta che sciogliere le Camere e andare alle elezioni anticipate. Altre strade non sappiamo dove potrebbero portare.
Il Parlamento, anche se eletto con questa indegna legge elettorale, è la sede sovrana, perché legittimata dalla Costituzione e dal voto popolare, ad assumere le misure necessarie per fronteggiare e risolvere la crisi.
La soluzione del “tecnico” è la più ambigua.
-Primo: perché si sa, per esperienza e per dottrina, che non esiste il tecnico puro, indipendente, super partes.

Il berlusconismo come involuzione della specie italiana


È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l'apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha "smontato" lo Stato.


È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l'Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l'applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo.

Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all'addio di Berlusconi che sino all'altro ieri si era comportato da genio dell'impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all'annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia "il folgorante destino di chi tramonta".

sabato 12 novembre 2011

Esplosione in arsenale militare in Iran, 17 morti


Un'immagine della colonna di fumo provocata dall'esplosione
17 i morti per le gravi esplosioni - almeno due secondo alcuni media locali - avvenute oggi in un arsenale delle Guardie rivoluzionarie a poche decine di chilometri da Teheran. Lo riferisce la tv di stato, aggiungendo che i feriti sono 16.
Il portavoce dei Pasdaran, Ramezan Sharif - che usa la parola "martiri" per indicare le vittime dell'esplosione - ha detto ancora che indagini sono in corso per accertare i motivi dell'incidente, avvenuto mentre veniva trasportato del materiale esplosivo.

mercoledì 9 novembre 2011

Berlusconi, il fallimento totale di un’illusione collettiva


Siccome non è così folle pensare che Silvio Berlusconi – diciassette anni son pochi – una volta caduto e una volta convocate nuove elezioni (adesso o nel 2013, chissà) possa ricandidarsi, evocando come sempre l'avvento dei cosacchi, la fine delle libertà, l'aumento delle tasse, il regime dei giudici e le solite idiozie buone a raggirare chi non sa ancora accedere a Internet, va fatto il punto sulla sua azione di governo in questi tre anni e passa. 

Mettiamo subito le mani avanti: noi incalliti elettori di sinistra possiamo solo tirare un sospiro di sollievo se il programma della coalizione di centrodestra presentato nel 2008 è rimasto carta straccia, buona per asciugare dopo aver spruzzato il Vetril. Ma il punto non è questo. In ballo, come sempre, c'è la credibilità di un uomo e di un'intera classe dirigente. Che Berlusconi fosse un venditore di tappeti da tv locale sull'orlo del fallimento (ti vende l'arazzo e poi scappa con i soldi) i più avveduti l'avevano capito ben prima che scendesse in politica. Ma quando hai quella potenza mediatica, e quella potenza economica, e hai fatto di tutto in quasi 20 anni per tagliare i fondi all'istruzione perché solo nell'ignoranza altrui puoi sguazzare, capita che metà Paese possa ancora credere che tu sia San Francesco, giusto con qualche veste in più.

lunedì 7 novembre 2011

Olanda e lavoro: "Un altro mondo, insomma…"



Me ne sono andata per sfinimento e rabbia, dopo aver cercato invano -per cinque anni- un’opportunità in Italia, una strada che mi permettesse di esprimere appieno i miei talenti e fornire il mio contributo alla società. Dopo cinque anni di precariato e frustrazioni, in cui ho visto continuamente calpestate meritocrazia e lungimiranza, a favore di un sistema gerontocratico e miope, me ne sono andata“: è drammaticamente attuale, pur nella sua semplicità, la denuncia di Elisabetta Scalari, 31 anni, analista e sviluppatrice di mercato per una multinazionale a Maastricht, in Olanda.

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