martedì 30 novembre 2010

Libano, un Paese tra le paure del presente e i conti in sospeso del passato


Un Paese diviso tra la paura di nuovi scontri e la necessità di chiudere i conti con il proprio passato. Le dichiarazioni dei leader politici che si susseguono sulle testate nazionali, un documentario trasmesso da un’emittente canadese che in poco tempo ha alzato un vero e proprio polverone e i diplomatici del mondo arabo che fanno di tutto per calmare la situazione.

Questa è la fotografia del Libano di oggi, uno stato che tiene il fiato sospeso in attesa dei risultati dell’indagine sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri, che perse la vita in un attentato il 14 febbraio 2005.

Era iniziato tutto nel mese di luglio, quando il segretario del partito militante Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva dichiarato alla stampa che alcuni membri del proprio partito erano stati coinvolti nelle indagini avviate dal Tribunale speciale per il Libano (Tsl) incaricato di indagare sull’assassinio. Se avesse coinvolto qualche membro del Partito di Dio libanese - aveva dichiarato il leader sciita - il verdetto non sarebbe stato accettato e le conseguenze non si sarebbero fatte attendere.

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