lunedì 1 novembre 2010

Senza futuro

Il Berlusconi barzellettiere, bestemmiatore e viveur incarna la trasgressione e provoca una schizofrenia di massa nella società. Dove un precario può introiettare il suo disagio e non esprimerlo in conflitto sociale

Vi racconto una storia. Qualche anno fa stavo facendo un’inchiesta sul precariato cognitivo: intervistavo ragazzi/uomini più o meno trentenni, laureati, iperformati, che vivacchiavano tra assegni di ricerca volatili, elemosine dei genitori, e nebulose promesse di contratti – quel paesaggio tristanzuolo che conosciamo. Mi capitò una ragazza/donna, dottorata in antropologia, che era riuscita a strappare una collaborazione part-time in una fondazione che le garantiva 650 euro al mese; il resto del tempo lo impiegava tenendo in vece della sua vecchia pigra professoressa un paio di corsi, esami e altro pseudo-volontariato universitario – retribuito poco più di un rimborso spese (un altro migliaio di euro all’anno). Tra gli intervistati, non era una di quelli messi peggio.

Era una tipa in gamba, determinata, fiera della propria indipendenza (non voleva chiedere soldi ai suoi), e soprattutto iperconsapevole delle condizioni di sfruttamento, delle dinamiche baronali dell’accademia etc… Viveva insieme a altre quattro tizie in un appartamento a Tor Pignattara. Condivideva una stanza doppia, per cui pagava 200 euro al mese, un prezzo buonissimo. Più o meno a conti fatti le restavano cinquecento euro, che potevano un po’ aumentare con qualche introito delle ripetizioni (terzo lavoro, dunque). Di questi soldi ne spendeva circa 300 al mese, mi disse, per fare analisi. Ne aveva un assoluto bisogno perché si sentiva piuttosto depressa: a trenta e passa anni dormiva in un posto letto col materasso smollato come una matricola fuorisede appena approdata a Roma, non immaginava nessuno sbocco lavorativo concreto a lungo termine, si sentiva una fallita nei confronti dei suoi, non riusciva a prendere sul serio nessuna relazione sentimentale, aveva un desiderio di un figlio che le pareva pura incoscienza, era sempre stanca (la fondazione dove lavorava aveva la sede dall’altra parte della città rispetto a casa e all’università). 

La Cina è in Europa dell'Est e in Germania cresce la preoccupazione

"La Cina sta cercando un paese che possa fare da ponte tra noi ed i Paesi dell'Unione Europea", ha dichiarato il ministro del commercio cinese Chen Deming al ministro dell'economia della Bulgaria Traicho Traikov, nel corso dello Shangai Expo a luglio.
Sembra proprio che la Bulgaria possa rappresentare questo tipo di paese: dopo l'accentuarsi della crisi in Europa orientale e le delusioni che i Paesi un tempo inseriti nel blocco sovietico hanno provato nel rapporto con l'Ovest, sembra che l'attenzione verso la Cina stia crescendo e dando buoni frutti alla politica espansiva della Repubblica Popolare, che sembra fra l'altro immune dai problemi finanziari che affiggono l'Occidente.

La palude afgana

Nel luglio scorso, dopo l’annuncio dell’ennesima strage di vittime collaterali, persone innocenti uccise da un razzo che aveva centrato una casa nel distretto di Sangin, nella turbolenta provincia meridionale di Helmand, il presidente afghano, Hamid Karzai, chiedeva alla NATO di introdurre ogni possibile misura per evitare danni ai civili durante le operazioni militari: «Il successo contro il terrorismo non si ottiene lottando nei villaggi afghani, ma colpendo i santuari e le fonti ideologiche e finanziarie che si trovano oltre frontiera».

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