venerdì 10 settembre 2010

Le nuove regole per diventare insegnanti

Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica. Attivazione solo in base alla necessità per evitare il precariato. Più inglese e competenze tecnologiche. Gelmini: "Si passa dal sapere al sapere insegnare. Con il nuovo tirocinio ci si forma soprattutto sul campo"

Cambia radicalmente la formazione iniziale degli insegnanti. Il Ministro Gelmini ha firmato il Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti che si sviluppa, in particolare, su quattro grandi direttrici:

Il Tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col "mestiere" di insegnante, perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica;

Il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno. Fine dell'accesso illimitato alla professione che creava il precariato;

Con la fine del precariato sarà consentito ai giovani l'inserimento immediato in ruolo;

Lauree specifiche per ciascuna classe di abilitazione. Più inglese (necessaria la certificazione B2 in lingua inglese per abilitarsi) e nuove tecnologie, migliore preparazione per l'integrazione dei disabili.

Tre operai a Pomigliano valgono più di 3700 insegnanti?

In Campania nell´anno che comincia sono stati tagliati circa quattromila posti nella scuola. Dal 2008 siamo a quota quindicimila tagli. Eppure stenta a divenire una notizia importante e soprattutto non mobilita l´opinione pubblica. I precari tentano di rimediare, inventandosi lo sciopero della fame, salendo sui tetti, presentandosi in mutande, mettendosi all´asta su Internet. Ma non c´è niente da fare. Nella nostra regione fanno più scalpore quattromila posti di lavoro a rischio in Fiat, Fincantieri, Tirrenia e relativi indotti, che non quattromila posti di lavoro soppressi nella scuola. Quali sono i motivi.
Il principale è un pregiudizio culturale nei confronti dei supplenti. Considerati una sorta di studenti più anziani, un po´ come i dottorandi nelle università. Persone che si perfezionano, che si esercitano, che non sono ancora insegnanti al cento per cento. D´altra parte, non va molto meglio agli insegnanti di ruolo. Sono ancora considerati dei superfortunati: poche ore di lavoro, la favola dei tre mesi di vacanza, super pagati per quello che fanno. Insomma, gli insegnanti stanno a scuola come gli studenti, non fanno un vero e proprio lavoro. È più facile riconoscere il lavoro dei bidelli e degli amministrativi.

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