venerdì 3 settembre 2010

Finanziata con 800mila euro la scuola privata della moglie di Bossi



Trecentomila euro per il 2009 e 500mila euro per il 2010. Le ristrutturazioni costano, e se c’è un aiuto statale è meglio. Quello stabilito nel decreto del ministro del Tesoro lo scorso 9 giugno è stato particolarmente generoso con la Scuola Bosina di Varese. Un nome che forse dice poco ai più, ma che nella Lega Nord dice molto. La Scuola Bosina, o Libera Scuola dei Popoli Padani (una delle associazioni della galassia Lega nord), è stata infatti fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, «maestra di scuola elementare di lunga esperienza» (spiega il sito della scuola), ma soprattutto moglie di Umberto Bossi. La signora Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a questa scuola materna, elementare e secondaria improntata alla cultura locale, alle radici e al territorio. Presidente della scuola è Dario Galli, che oltre a occuparsi di pedagogia padana è stato anche senatore della Lega.

Il ghetto negli stadi

Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi. 

Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica. 

Gli intoccabili

Abusano della loro immunità diplomatica per segregare all'interno delle proprie abitazioni i domestici, africani e asiatici, e trattarli alla mercé di schiavi. L'accusa, piombata sulle teste del personale di diverse sedi diplomatiche straniere in Gran Bretagna, rischia di far scoppiare uno "Slavegate" di portata internazionale. A rivelare i fatti è un'inchiesta giornalistica di Channel 4 che è riuscita a ottenere le prove di quanto accade fra le mura delle lussuose case della Londra che conta.

Il sistema. Non è nuovo alle cronache. Gli immigrati vengono fatti arrivare dall'Africa e dall'Asia in Gran Bretagna dove vengono sfruttati per venti ore al giorno per una paga equivalente a 61 euro a settimana. La ribellione non è contemplata. Fin da subito i datori di lavoro, i carcerieri, annichiliscono ogni possibile conato di orgoglio a suon di calci, violenze sessuali, digiuni forzati e catene con le quali, secondo quanto rivelato dal network britannico, questi "schiavi del 2000" vengono bloccati all'interno delle quattro mura domestiche. Per fugare ogni dubbio sul fatto che la sorte scelta per loro è un obbligo da espiare a vita, i padroni di casa requisiscono i passaporti e, con essi, ogni possibilità di fuga dei loro dipendenti. Ma il filone investigativo sui diplomatici è solo parte di un cerchio più ampio che coinvolge ricche famiglie inglesi e perfino alcuni rami della nobiltà legati alla Corona. Le stime delle organizzazioni umanitarie operanti nel settore rivelano che ogni anno circa 15 mila lavoratori vengono fatti entrare nel Paese dalle famiglie straniere e centinaia di essi scappano dopo aver subito abusi.

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