mercoledì 1 settembre 2010

Scuola, il sud rischia il tracollo definitivo

E come se non bastasse è partita una campagna per dimostrare che i docenti del sud sono pure privilegiati. Parliamoci chiaro, la scuola è stata, ed è un ammortizzatore sociale. Non prendiamoci in giro, ha ragione la Gelmini, la quale non dice, però, che la scuola ha avuto funzione di ammortizzatore sociale soprattutto per il sud. Basta dare un'occhiata alle graduatorie ad esaurimento per scoprire che gli iscritti sono tutti del sud.

So di dire una cosa per metà impopolare, da Napoli in giù, nell'ex felice Regno delle due Sicilie, ma è vero, perchè tutta l'amministrazione pubblica è stata un ammortizzatore sociale che ha avuto una funzione importante per mantenere il parassitario apparato produttivo del nord. Ed domani, oggi, pagherà le conseguenze dell'indebitamento.

Il sud ha dato risorse al nord in termini umani, finanziari, ha fatto da mercato (chi vive al sud dovrebbe dare un'occhiata alle etichette dei prodotti che consuma giornalmente), ha fornito docenti che formassero la classe politica elitaria-padana, ha fornito braccia e intelligenze per le industrie padane. Chi parla di differenze tra nord e sud dovrebbe prima andare a rileggere le scelte di politica-economica dei 150 anni di "unità" e i risvolti sociali che hanno causato, a partire dalle ondate migratorie verso l'"opulento" nord e la disgregazione di una società e di una cultura millenaria.

Guerra civile greca, uno scenario possibile


Exarchia, ultima fermata. Dopo il 24 giugno, giorno dell’uccisione di un funzionario del ministero degli interni per un pacco bomba, i controlli intorno al quartiere Exarchia di Atene sono aumentati. Si noti bene intorno, non dentro. Già perché qui la polizia per intervenire deve essere scortata dai Mat, dei gruppi speciali antisommossa inclini a metodi poco ortodossi, che in verità si addentrano solo quando il governo sollecita dei raid, degli arresti mirati, di solito i giorni successivi alle grandi manifestazioni che ormai si ripetono settimanalmente. Le esplosioni, e non solo ad Atene, negli ultimi mesi si sono moltiplicate, per molti sono state il trampolino per una nuova strategia di lotta, un passo in più verso uno scenario che nessuno si azzarda a chiamare guerra civile ma che, da come mi descrivono il prossimo futuro alcuni ragazzi del giardino autogestito fra via Trikoupi e Metaxa, non è troppo dissimile. Uno studente del politecnico che dice di chiamarsi Evgenios si spinge più in là e parla di armi, armi rubate alla polizia, armi arrivate dalla frontiera, sia come sia, armi che sono nel quartiere e di certo non custodite nella teca di un collezionista. 

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