lunedì 9 agosto 2010

L'economia è in ripresa?

Capire cosa succede all’economia di un paese è complicato. Ma di certo non si può affermare, come hanno fatto di nuovo i media nei giorni scorsi, che la produzione industriale e il Prodotto interno lordo sono ai massimi quando i dati dicono che siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi. E non si può guardare al superindice Ocse solo quando dà buone notizie.


Perfino da sotto l’ombrellone o dalla cima di una montagna un utente dei media italiani potrebbe porsi la domanda: l’economia va bene? O almeno, se non va ancora bene, va meglio? Ecco una sequenza di titoli presi da vari giornali e Tg che potrebbero orientare la risposta.

NOTIZIE SPARSE DI INIZIO AGOSTO

Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2010: “Sono aumentate del 9,8 per cento a luglio le richieste di cassa integrazionerispetto a giugno. L'incremento è attribuibile all'aumento di ore autorizzate per cassa integrazione straordinaria. L’Inps sottolinea la forte ciclicità del dato“
Tg 1 e Tg2, La Stampa e il Messaggero del 6 agosto: “Produzione industriale +8,2, al top dal 2000”
Tutti i giornali e i Tg del 6 agosto: “Istat: pil in crescita dell'1,1 per cento in un anno. L'incremento annuo del Pil è il più alto dall'inizio della crisi”
I titoli riportati sopra ci aiutano a rispondere alle domande su come va l’economia? A mio parere, no. Un po’ il mondo è complicato: il mercato del lavoro risponde con ritardo all’evolversi dei fatturati e delle vendite delle aziende. Il che rende a volte inevitabile l’alternarsi di notizie apparentemente contraddittorie. Un po’ è che i datisono pubblicati in modo sfalsato: i dati sul Pil (relativi al secondo trimestre 2010) escono in ritardo rispetto a quelli sulla Cig (di luglio 2010) e sulla produzione industriale (di giugno 2010). Anche questo porta all’alternarsi di notizie contrastanti a pochi giorni di distanza l’una dall’altra. Ma c’è anche che i media non fanno abbastanza per aiutarci a capire. Provo a spiegare.

Cina, prove di libertà

Le autorità cinesi si sono messe a difendere giornali e giornalisti dai tentativi di censura e intimidazione. Si tratta di pochi casi molto specifici, legati ad esigenze politiche.
Nel frattempo, il controllo su ciò che si può e non si può dire vira sempre più su internet.

Un comunicato dell'Amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni sancisce che "i media hanno il diritto di conoscere, intervistare, pubblicare, criticare e controllare su questioni di interesse di interesse pubblico e nazionale" e che "le normali e legali attività di raccolta delle informazioni da parte dei media, dei loro reporter e giornalisti, sonoprotette dalla legge".

Il partigiano Grozni e l'oblio della leggenda

"È buio di novembre. E la notte del 21 novembre 1944 i fascisti dissero al russo che avrebbero lasciato aperta la porta della prigione. Ma era una trappola, e appena lui saltò il muro del giardino insieme a un altro partigiano, quelli fecero fuoco. Aveva 33 anni. Il corpo fu trovato in condizioni spaventose". Abbaiare di cani, gracidare nei fossi, un concerto di grilli tra la pianura e le falde d'Appennino. Che ci facciamo qui, luogotenente Cariolato, protettore e padrone della mia camicia rossa, in questa notte rovente sulla Via Emilia, davanti a una limonata fresca e un Gutturnio, dopo avere attraversato il Po? Che ci facciamo tra Solferino e la Linea Gotica, in questa terra di campi di battaglia che da secoli sputa pallottole e punte di freccia? Semplice. Siamo venuti a sentire una storia terribile, di quelle che valgono una deviazione. La storia del partigiano Grozni, che morì per seguire Garibaldi un secolo dopo. Vassili Pivovarov Zakarovic, combattente della libertà italiana. Per sentirla dagli ultimi testimoni viventi, questo 25 aprile, Eduard - il figlio che lui non ha mai conosciuto - ha valicato gli Urali e fatto 5 mila chilometri via terra. E ora siamo qui anche noi.

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