sabato 26 giugno 2010

Il dettaglio che ha trasformato l'azione di forza israeliana contro la Flottiglia della libertà in disastro diplomatico

Come spesso accade di fronte a questioni importanti, la stampa distrae il pubblico dai veri problemi. La maniera di trattare l'attacco israeliano contro la Flottiglia della libertà ne è un nuovo esempio. I principali media cercano di indicare chi sono i buoni e chi i cattivi, non di spiegare i rapporti di forza. Thierry Meyssan analizza qui i veri moventi di Tel-Aviv e di Ankara, e svela il dettaglio che ha trasformato l'azione di forza israeliana in disastro diplomatico. 

Una settimana dopo l'attacco in alto mare di un convoglio umanitario navale ad opera delle truppe israeliane, di quali nuovi elementi disponiamo e quali conclusioni possiamo trarre ?

Prima di rispondere a questa doppia domanda, è meglio far pulizia del blabla mediatico che genera confusione sull'argomento. 

Innanzi tutto, la Flottiglia della libertà non voleva semplicemente portare aiuti materiali agli abitanti di Gaza, ma anche rompere il blocco [1]. Questo fatto, dopo essere stato nascosto per due giorni, è stato improvvisamente aggiunto all'argomentatio dei portavoce israeliani. Costoro hanno allora accusato gli umanitari di essere cripto-politicizzati, nonostante le associazioni abbiano sempre rivendicato di voler compensare l'impotenza degli Stati a far rispettare il diritto internazionale ed umanitario. I militanti a bordo della Flottiglia erano cittadini del mondo venuti ad applicare la risoluzione 1860 delle Nazioni Unite.

La benzina dei politici sul fuoco della crisi

E' probabile che con le loro pubbliche dimostrazioni di confusione e le loro dichiarazioni volte a rassicurare l'opinione pubblica nazionale, i governi europei abbiano contribuito significativamente alle turbolenze che hanno investito l'eurozona. D'altra parte, sono stati costretti a trovare un accordo e ad approvare misure senza precedenti per salvare l'euro. Se continueranno a mostrare unità di intenti e la seria intenzione di risolvere i fondamentali squilibri nell'area, c'è speranza che i mercati finanziari allentino la morsa.


Nonostante molteplici segnali positivi dall’economia reale, negli ultimi sei mesi l’area euro ha affrontato la sua sfida più difficile dopo la fase acuta della crisi finanziaria alla fine del 2008. Le crescenti incertezze sulla sostenibilità del debito sovrano stanno spingendo gli spread sul bund tedesco a livelli senza precedenti.
BENZINA SUL FUOCO
La sostenibilità del debito pubblico è una questione cruciale che inevitabilmente deve essere affrontata: la combinazione di ampi deficit pubblici, dettati da esigenze di sostegno all’economia reale, e di una domanda privata insistentemente debole pone seri problemi di sostenibilità del debito nel medio termine. I mercati finanziari sembrano tuttavia avere esasperato questi timori, provocando una massiccia crisi di fiducia: eppure il debito pubblico greco rappresenta solo una piccola proporzione del Pil – e del capitale delle banche - dell’area euro, e non sembra quindi che ci siano motivi fondati per ritenere che un altro paese dell’eurozona possa andare incontro a una crisi di insolvenza nel breve periodo. L’evidenza presentata nel grafico indica che il disaccordo pubblico tra i politici e le loro imprudenti dichiarazioni in alcuni frangenti chiave hanno gettato benzina sul fuoco: offrendo la sensazione che gli interessi politici nazionali avessero la precedenza su una ordinata gestione della crisi del debito greco, essi hanno infatti rafforzato i dubbi sulla loro capacità di affrontare le fondamentali divergenze economiche all’interno dell’area euro, che costituiscono la reale minaccia per la sostenibilità del debito pubblico nel medio termine.

Stati Uniti e Israele si apprestano ad accendere il falò in Iran?

L’effetto ipnotico indotto dal Mondiale sudafricano di calcio agisce come fattore di distrazione di massa e il Pentagono sta utilizzandolo contro l’Iran; così come durante l’Olimpiade di Pechino mossero infruttuosamente i valvassini della Georgia contro la Russia. Ora completano il dispiegamento bellico aereo-navale nel golfo Persico e nel Mar Caspio, per stringere il nodo scorsoio attorno all'Iran.
Gli Stati Uniti ed Israele non erano affatto contenti delle sanzioni approvate nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, in versione molto attenuata per evitare che la Russia e la Cina si defilassero. Erano troppo light, inadatte per ottenere risultati immediati.
A distanza di una sola settimana, infatti, Stati Uniti ed Europa si sono affrettati a varare un pacchetto aggiuntivo di sanzioni e divieti contro Teheran che riguardano non solo le forniture militari, ma pure i prodotti farmaceutici, chimica, banche, veicoli di trasporto, beni di consumo. Prendono di mira anche i prodotti energetici come petrolio, gas liquido e derivati, colpendo gli interessi di molte piccole e medie aziende europee che forniscono strumentazione per raffinare il petrolio in Iran. Troppe cose che poco hanno a che vedere con gli armamenti ed il nucleare.

Kirghizistan, gli scontri etnici orchestrati dagli alleati di Bakiyev


Secondo numerosi testimoni, sono stati gli alleati di Bakiyev a fomentare ad arte gli scontri ed a farli apparire come il risultato di tensioni etniche, favoriti dall’incapacità del governo provvisorio di controllare la situazione – scrive il corrispondente del Washington Post dal Kirghizistan, Philip P. Pan.

Un mese prima dei mortali scontri etnici che hanno devastato il Kirghizistan la scorsa settimana, una folla leale al presidente appena deposto, Kurmanbek Bakiyev, si era impadronita del palazzo del governo di Jalal-Abad ed aveva cacciato il governatore locale. Il giorno successivo, un altro gruppo di persone, che sosteneva le forze che hanno rovesciato Bakiyev, aveva ripreso possesso del palazzo ed aveva reinsediato il funzionario.
Da lontano, l’incidente poteva difficilmente apparire molto significativo. Il nuovo governo ad interim del Kirghizistan sembrava aver mantenuto lo status quo.

La Grecia si apprestava a mettere sul mercato alcune fra le isole più belle del Mediterraneo

Chi pensava che la manovra "lacrime e sangue" imposta ai cittadini greci fosse sufficiente a soddisfare l’appetito insaziabile della BCE e del FMI si stava in tutta evidenza sbagliando. E’ passato poco più di un mese dalla pesante e contestata serie d’interventi destinati a pesare come un macigno sulla qualità di vita della popolazione greca e già il governo di Atene si dimostra pronto a nuovi “sacrifici” volti a raccogliere denaro da devolvere alle banche internazionali.
Una volta ripulite a dovere le tasche dei cittadini, non resta che la svendita del territorio e delle principali aziende pubbliche a compratori stranieri (con tutta probabilità gli stessi personaggi che compongono l’azionariato delle banche creditrici) che siano interessati all’acquisto di tranci di Grecia a prezzi da saldo...

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