martedì 15 giugno 2010

Finanziaria per il 2011: "Stanno meditando di spillarci 12 miliardi l’anno per 10 anni! E i folli saremmo noi?"

Se la Storia volesse trovare una data, un bigliettino da affiggere nell’immaginaria bacheca dell’inarrestabile declino italiano, credo che potrebbe proprio scegliere le date di questi giorni, ovvero la Finanziaria per il 2011.
Con, in aggiunta, uno dei tanti rapporti che, regolarmente, giungono alla stampa: si tratta di quello del CENSIS redatto proprio in questi giorni, a margine del convegno che si è tenuto a Roma nei primi giorni di Giugno di quest’anno, intitolato “Come staremo al mondo?”


Ci staremo piuttosto male – a seguire le analisi del CENSIS – e questo spiegherebbe la frenesia tremontiana di voler far “quadrare i conti” più in fretta possibile. Se l’uomo che è seduto al Ministero dell’Economia fosse meno ossessionato dai “conti”, e si prendesse una pausa per capire il nostro futuro, ci guadagneremmo tutti. Almeno, scivoleremmo nella merda a bocca chiusa.

La Cina è stata durante gli ultimi decenni il paradiso delle multinazionali. Le cose stanno cambiando?

Più che paradiso della classe operaia, la Cina è stata durante gli ultimi decenni il paradiso delle multinazionali: salari infimi, sindacati inesistenti, zero scioperi. 

Niente di meglio per i profitti imprenditoriali la combinazione di questi fattori, sotto lo sguardo severo del Partito Comunista Cinese (PCC). 

Le cose stanno cambiando. I casi di suicidio nella taiwanese Foxcoon e il consistente aumento salariale concesso da quest’ultima e dalla giapponese Honda Motor indicano che inizia a soffiare un vento nuovo in questo insolito matrimonio tra multinazionali e un governo che si definisce marxista. 

Foxconn, l’impresa di prodotti elettronici che detiene il record mondiale di lavoratori impiegati in essa, si è vista accusata del suicidio di 10 lavoratori e annunciò un aumento del 33 % dei salari mentre si ponevano in seria discussione le condizioni lavorative nella società. 

In Kirghizistan è ormai caccia aperta all'uzbeco


Esercito, stato d'emergenza e coprifuoco non sono bastati, finora, a fermare quella che ormai è diventato un vero e proprio pogrom anti-uzbeco.

In tre giorni di incontrollabile follia, orde di giovani kirghisi armati di fucili, asce, coltelli e bastoni hanno seminato terrore, morte e distruzione nei quartieri uzbechi di Osh e Jalalabad e nei villaggi delle enclavi uzbeche. 
Donne e bambini inseguiti e uccisi per le strade, i loro cadaveri abbandonati tra le macerie fumanti delle case date alle fiamme. Le uniche abitazioni risparmiate sono quelle contrassegnate dalla scritta 'kyrgyz', a indicare che lì ci vivono dei kirghisi.

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