giovedì 10 giugno 2010

Il periodo dell’indiscussa egemonia americana in Medio Oriente potrebbe essere vicino alla conclusione?


Un recente accordo per l’acquisto di armi, siglato tra Russia e Siria, ha fatto balenare la prospettiva di una nuova guerra fredda in Medio Oriente. Per esempio, Josh Landis su Foreign Policy ha suggerito che il sostegno americano incondizionato nei confronti di Israele farà tornare Mosca al suo ruolo pre-1989, quando essa sosteneva e forniva armi ai nemici di Tel Aviv e di Washington.
Eppure il ritorno della Russia in Siria, sia che si realizzi attraverso la vendita di MiG-29 o la costruzione di una zona portuale sulla costa siriana, non sembra essere l’azione di una superpotenza in grado di sfidare l’egemonia americana come nel periodo 1945-1989, quanto piuttosto quella di una potenza regionale determinata ad approfittare del crescente vuoto di potere nella regione. Invece di una situazione da nuova guerra fredda bipolare, le potenze regionali come Russia e Turchia stanno accrescendo la loro influenza a spese degli Stati Uniti.
L’idea di una nuova guerra fredda ha acquisito popolarità in alcuni ambienti a partire da motivazioni sbagliate. Lo stesso presidente siriano Bashar al-Assad ha affermato a ‘La Repubblica’ la scorsa settimana che “la Russia si sta riaffermando. E la guerra fredda è semplicemente una reazione naturale al tentativo americano di dominare il mondo”.

Freedom Flotilla, cosa cambia per Hamas dopo il blitz israeliano

L’attacco israeliano alla Freedom Flotilla e le successive polemiche potrebbero avere rafforzato Hamas, sia dal punto di vista interno che da quello internazionale. 

Dal punto di vista della politica interna, il movimento islamico che dal 2007 controlla la striscia di Gaza può beneficiare di un ritrovato e rinnovato consenso popolare. Non solo. La violenta repressione israeliana sta fungendo, come è sempre storicamente accaduto, da elemento unificante fra le divise fazioni politiche palestinesi.

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