venerdì 4 giugno 2010

Netanyau, la Nato, l’embargo di Gaza e la crisi con Ankara

Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha approvato –con l’opposizione degli Stati Uniti, Italia e Olanda- che venga svolta un’inchiesta internazionale sull’assalto della Marina militare israeliana alla Flottiglia della Libertà (1).
Il terzetto dissenziente, invece, deplora il crimine, non censura l’esecutore materiale e sostiene che Israele può benissimo auto-indagare per un delitto eseguito ai danni di un'imbarcazione civile in acque internazionali; e per i civili fulminati dai commandos speciali.

Nucleare iraniano, una sfida di due mondi

L'improvvisa accelerazione, e conseguente polarizzazione, sulla questione del dossier nucleare iraniano dell'ultimo mese ha aperto nuove prospettive diplomatiche e visto l'ingresso di nuovi protagonisti. Lunedì 17 maggio è arrivata a sorpresa la notizia di un accordo trilaterale tra Iran Turchia e Brasile che scavalca il Consiglio di Sicurezza dell'Onu e ottiene i risultati invece falliti dalle potenze occidentali.
Teheran ha accettato di trasferire all'estero (in Turchia) gran parte della propria riserva di uranio bassamente arricchito, in cambio di 120 kg (il 10% di quanto inviato) di combustibile nucleare mediamente arricchito utile a fini medico/civili ma ben lontano dal livello di arricchimento necessario per una bomba atomica (una differenza di arricchimento che va dal 20% al 90%).
Secondo l'accordo, firmato dai ministri degli Esteri dei tre paesi alla presenza dei rispettivi leaders, Mahmoud Ahmadinejad, Lula da Silva, Recep Erdogan, lo scambio avverrebbe su territorio iraniano.

Flotilla, una diretta conferma di un disegno strategico

La storia dello Stato ebraico dimostra che l'impiego della forza militare è stato sempre deciso in piena corrispondenza con gli assunti strategici della Realpolitik israeliana e prestando grande attenzione agli effetti psicologici sugli avversari.
La gravità di quanto accaduto nelle acque internazionali al largo di Gaza, quindi, non consiste tanto nell'evidente violazione delle regole del diritto internazionale umanitario (cosa questa per nulla nuova alla prassi israeliana), quanto nel rappresentare una diretta conferma di un disegno strategico di potenza che osservatori attenti, negli ultimi anni, hanno già analizzato e descritto in dettaglio (1).
Tanto più vera è questa affermazione in relazione alla situazione di Gaza: già dopo l'attacco del dicembre 2008 abbiamo tentato di spiegare su queste colonne (2), che quell'offensiva era stata costruita, sul piano politico, diplomatico e militare, secondo un'impostazione strategica autonoma che aveva cioè ben poco a che fare con la semplice reazione punitiva agli attacchi, del tutto inconsistenti sul piano politico-militare, dei razzi di Hamas - come Israele sosteneva.

Evasori fiscali: in tempo di crisi, anche gli amici del Governo ballano...un pochino!

L'Europa e i sindacati impongono al governo di colpire chi non paga le imposte. Il governo annuncia misure. Ma per i furbi restano buchi e scappatoie. Ecco quali.

L'inattesa svolta del governo Berlusconi contro gli evasori fiscali è nata durante un 
incontro a porte chiuse nel palazzo del Tesoro, in via XX Settembre a Roma.
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, era da poco rientrato dal vertice europeo del 10 maggio e stava illustrando a Confindustria e sindacati (Cgil esclusa) le linee guida della manovra finanziaria da 24 miliardi di euro imposta da Bruxelles per ridurre il debito pubblico. Si parlava di congelamento degli stipendi pubblici quando il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha preso la parola: «Guardi che la precondizione è che lei faccia qualcosa contro l'evasione». Il ministro ha provato a rispondere che si stava già muovendo e che avrebbe rafforzato il cosiddetto redditometro, lo strumento che dovrebbe stanare i nullatenenti che viaggiano in Cayenne.

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