martedì 25 maggio 2010

Il vero obiettivo della legge sulle intercettazioni


Il disegno di legge sulle intercettazioni mina senz'altro il diritto di cronaca. Ma il vero effetto dirompente del provvedimento è rendere meno efficace lo strumento investigativo più utile nelle inchieste giudiziarie. Non vorremmo quindi che nella discussione di questi giorni la giusta reazione dei media spostasse l'attenzione della discussione dal problema cruciale: le intercettazioni sono uno strumento di indagine e reperimento delle prove essenziale per la magistratura. E' prima di tutto su queste limitazioni che va condotta una battaglia civile.
Il mondo dell’informazione si è compattato nelle ultime settimane, coinvolgendo giornalisti con posizioni politiche anche diverse, nell’opporsi al disegno di legge sulle intercettazioni. È un segnale importante che fa emergere i media come uno dei poteri di controllo all’interno di una società democratica.

Ombre Russe



In un editoriale pubblicato sul Washington Post una decina di giorni fa, il columnist David J. Kramer si chiedeva se l'amministrazione Obama avesse deciso, forse, "di abbandonare" al proprio destino i vicini della Russia. Tutto ciò in nome di una politica che privilegerebbe le relazioni con Mosca, prima di tutto. 
Pochi giorni dopo quell'editoriale, il 17 maggio, il presidente russo Dimitrj Medvedev è stato ricevuto a Kiev dal presidente ucraino Victor Yanukovych. Nell'agenda dell'incontro, due questioni che potrebbero sortire diversi effetti negli assetti geopolitici dell'Europa orientale e non solo. La prima, di natura energetica, riguarda la fusione tra la compagnia energetica russa Gazprom e la ucraina Naftogaz, un matrimonio che potrebbe appianare debiti e ruggini del recente passato, ma soprattutto rafforzerebbe il pugno russo che stringe le tubature europee. 


La questione in Transnistria. La seconda questione sul tavolo ha riguardato, invece, il conflitto dormiente tra Moldova e Transnistria. Russia e Ucraina, insieme a Moldova, Transnistria e Osce più Stati Uniti e Ue nelle vesti di osservatori, compongono il cosiddetto gruppo di discussione dei 5+2. 

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