lunedì 24 maggio 2010

Il grattacielo di Gazprom e della discordia


Dopo lunghissime esitazioni, il presidente russo Dmitrij Medvedev ha varcato il Rubicone e ha deciso di schierarsi a fianco dei suoi concittadini pietroburghesi e dell’UNESCO, contro le autorità della metropoli baltica e contro il “braccio economico” del regime russo, il monopolio energetico Gazprom. Lo riferisce l’autorevole quotidiano Kommersant. In una lettera indirizzata al ministero della cultura e in particolare al presidente dell’”Unità di protezione del patrimonio culturale nazionale”, Aleksandr Kibovsky, Medvedev dà “stringenti istruzioni” perché la Russia “adempia completamente ai suoi impegni con gli organismi internazionali in materia di protezione dei monumenti e degli ambienti storici, come prevede la convenzione dell’UNESCO”. Un modo un po’ ellittico nella forma ma inequivocabile nella sostanza di affermare che la costruzione del grattacielo di Gazprom nel centro storico di San Pietroburgo non s’ha da fare.

Nilo, fonte di vita e di conflitto


I paesi a monte del bacino del Nilo hanno minacciato di firmare un nuovo accordo, che mira a escludere l’Egitto e il Sudan e a ridistribuire le acque del Nilo; l’annuncio è considerato dalla maggioranza degli egiziani come una condanna a morte per una nazione che è stata a lungo definita come “il dono del Nilo” – scrive il professore egiziano Nader Noureddin.
Quattro paesi a monte del Nilo, vale a dire Etiopia, Uganda, Tanzania e Ruanda hanno giocato d’anticipo firmando venerdì 14 maggio un accordo quadro a Entebbe, in Uganda che consente loro una gestione più libera delle acque del Nilo per l’irrigazione e altri progetti di sviluppo. La mossa è giunta sotto forma di negoziati con altri paesi del corso del fiume; Egitto e Sudan si sono trovati in un vicolo cieco.

La Casa Bianca mette sotto inchiesta la British Petroleum per l'esplosione della Deepwater Horizon


La Casa Bianca ha comunicato l'istituzione di una commissione indipendente per accertare le responsabilità sull'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon.

La Casa Bianca ha deciso di istituire una commissione d'inchiesta indipendente per far luce sulle cause alla base dell'esplosione della Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera della British Petroleum che da oltre un mese sta contaminando di combustibile nero il mare del Golfo del Messico. A rivelare la notizia è stata una fonte dell'establishment di Washington che ha inoltre precisato che il pool di esperti rimpiazzerà nelle indagini la Guardia Costiera federale e il Minerals Management Service (MMS), l'agenzia del dipartimento degli Interni incaricata di monitorare le operazioni di trivellazioni offshore.

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