mercoledì 7 aprile 2010

L'ora del Kirghizistan


BISHKEK - Giornata di scontri violenti in Kirghizistan, dove sono in corso imponenti manifestazioni di protesta contro il presidente Kurmanbek Bakiev e dove il premier Daniyar Ussenov ha decretato lo stato d'emergenza. Nel piccolo e povero Paese ex sovietico dell'Asia centrale da alcuni giorni sono in corso scontri violenti fra forze di sicurezza e oppositori e oggi si è verificata un'escalation, con l'assalto ai centri del potere. Tra le cause della escalation della tensione, l'impennata del prezzo degli idrocarburi. Secondo i leader dell'opposizione l'esercito ha sparato sulla folla e i morti sarebbero almeno cento. Negli ospedali stanno arrivando decine di feriti, quasi tutti giovani. Fonti giornalistiche sul luogo affermano che i manifestanti dell'opposizione hanno invaso e preso il controllo del Parlamento nella capitale Bishkek. Gruppi di manifestanti hanno poi puntato sulla sede dei servizi di sicurezza. Sarebbe stato dato alle fiamme il primo piano della sede della procura generale. Le stesse fonti raccontano di truppe dell'esercito che sparano contro la folla, le migliaia di dimostranti che assediano la sede del governo.
"Formato un nuovo governo". Dall'opposizione arriva un annuncio che sembra confermare la fuga, smentita, del presidente kirghizo Bakiev dalla capitale Bishkek. "Abbiamo formato un nostro governo" proclamano gli oppositori del presidente dalla tv di stato, occupata dai dimostranti. Temir Sariev, uno dei leader dell'opposizione, ha spiegato che la coalizione dei leader politici ha concordato la nomina di un nuovo primo ministro, un nuovo ministro degli Interni e un nuovo capo della sicurezza. Umurbek Tekebaiev, figura di spicco del partito Ata-Meken, ha affermato che il "movimento unito del popolo del Kirghizistan" sta assumendo il controllo della situazione e ha invitato i sostenitori dell'opposizione a restare calmi e a evitare di commettere atti illegali. Una milizia, ha continuato il politico, verrà formata per garantire l'ordine pubblico a Bishkek e altrove nel paese. Un gruppo di attivisti, a suo dire, sarebbe diretto verso il carcere dove è detenuto l'ex ministro della difesa Ismail Isakov per liberarlo. "Se lo libererà, sarà lui ad assumere il controllo di tutte le forze armate", ha spiegato Tekebaiev. "Il Kirghizistan - ha concluso - ha dovuto affrontare oggi una questione di vita o di morte e abbiamo scelto la vita".


Bakiev potrebbe aver lasciato il paese. Notizie contrastanti giungono sul presidente kirghizo Kurmanbek Bakiev. Secondo la radio russa Eco di Mosca, Bakiev ha lasciato il Paese alle 20 locali, le 17 italiane. Smentisce l'agenzia di stampa Interfax, fonte vicina all'entourage del presidente, secondo cui il capo di stato kirghizo non ha lasciato la capitale ma è nella sede del governo. La stessa agenzia Interfax afferma che la residenza di Bakiev a Bishkek è stata saccheggiata e incendiata. Un gruppo di persone - spiega Interfax - si è introdotto nell'abitazione del presidente portando via in grossi sacchi di plastica, vestiti, lenzuola, stoviglie e caricato sulle spalle dei tappeti.


Putin: "Noi non c'entriamo". Il premier russo Vladimir Putin, parlando in conferenza stampa congiunta con il collega polacco Donald Tusk dopo la cerimonia di commemorazione dell'eccidio di Katyn, nega qualsiasi ruolo della Russia nei tumulti in Kirghizistan. "Il potere russo non ha alcun rapporto con gli eventi in corso in Kirghizistan - afferma Putin, parole riportate dall'agenzia Ria Novosti -. Né la Russia, né il vostro umile servitore, né altre personalità ufficiali russe hanno nulla a che fare con questi eventi". "Sembra che Bakiev - aggiunge il premier russo - si stia dando l'accetta sui piedi, come fece Akaiev a suo tempo". Putin ha poi invitato le autorità kirghize e l'opposizione ad astenersi dalle violenze.

Il ministro aggredito. E' incerta la sorte del ministro dell'Interno Moldomussa Kongantiev. Inizialmente dato per ucciso dalle percosse ricevute dai contestatori a Talas, dove ieri erano avvenuti i primi disordini, la sua morte viene smentita da un portavoce del ministero dell'Interno del Kirghizistan, che sta cercando di verificare se Kongantiev sia ancora nelle mani degli oppositori. Secondo l'agenzia russa Interfax, nell'aggressione contro il ministro dell'Interno a Talas sono stati coinvolti anche il vice premier del Paese Zhaparov e il governatore della regione.

I negoziati. Sull'altro fronte, Temir Sariev, uno dei leader dell'opposizione, ha dichiarato alla radio indipendente Azattyk che sono in corso negoziati con il governo e di aver partecipato a un colloquio con il primo ministro, Daniar Ussenov, il capo del Consiglio per la sicurezza dello stato, Murat Sutalinov, e il procuratore Tursunkulov. "E' stato raggiunto un accordo fra le parti - dice Sariev - Le autorità smetteranno di sparare sui cittadini e libereranno i capi dell'opposizione arrestati". A conferma dell'accordo, l'agenzia di stampa governativa Kabar ha dato l'annuncio della scarcerazione di Umurbek Tekebaiev, leader del principale partito d'opposizione, l'Ata-Meken. Tekebaiev "è libero e sta andando a riunirsi ai suoi sostenitori presso la sede dell'amministrazione regionale". In precedenza, proprio il procuratore Tursunkulov, aveva annunciato che Tekebaiev e l'ex candidato presidente che sfidò Bakiev, Almazbek Atambaiev, erano stati arrestati e "incriminati per gravi crimini".

L'assalto alla tv. Il premier Ussenov ha dichiarato davanti al parlamento di Bishkek il regime d'emergenza imponendo il coprifuoco e la chiusura di negozi e scuole. Il paese è nel caos. E' stato preso d'assalto nella capitale anche il palazzo della televisione. Dopo alcune ore di black out le trasmissioni sono riprese, ma ad andare in onda sono i militanti dell'opposizione che hanno occupato la sede. Nella tv si stanno susseguendo brevi interventi di circa due-tre minuti di militanti dell'opposizione.

Scontri in tutto il Paese. Disordini e saccheggi sono stati segnalati soprattutto a Talas, 50 km a nordovest di Bishkek. A Narin, nel centro del paese, i manifestanti hanno preso il controllo di alcuni edifici pubblici proprio a sostegno di Zhaparov, in tumulto anche alcuni villaggi. Da Mosca Andrei Nesterenko, portavoce del ministero degli esteri russo, ha chiesto di "astenersi dalla violenza per evitare spargimenti di sangue".

Il presidente contestato. Kurmanbek Bakiev è giunto al potere nel marzo 2005 grazie a una rivoluzione che rovesciò il corrotto regime di Askar Akaiev e a una trionfale vittoria elettorale. Ma, nel corso della sua rocambolesca presidenza, si è velocemente adeguato alla deriva autoritaria che aveva contribuito ad abbattere. "Aveva una reputazione di dirigente comunista capace di riportare l'ordine. Ma è diventato l'ostaggio delle sue stesse ambizioni e del suo clan" spiega Alexei Malachenko, specialista di Asia Centrale al centro Carnegie di mosca.

Così, se all'esterno del paese Bakiev viene visto come l'abile politico che specula sulla rivalità Usa-Russia per il controllo di un territorio montagnoso, privo di sbocchi al mare ma strategicamente nevralgico, all'interno del Kirghizistan il presidente è accusato di perpetuare le cattive abitudini del suo predecessore distribuendo vantaggi economici e posti di responsabilità ai familiari. E nel 2007, in occasione delle elezioni legislative anticipate che gli hanno dato una maggioranza schiacciante in parlamento, contro Bakiev vengono rivolte anche le stesse accuse di frode elettorale che aveva cavalcato nel 2005,. Le presidenziali del 23 luglio scorso, chiuse con la sua rielezione con il 76,43% dei voti, sono state severamente criticate anche dagli europei e giudicate non democratiche dall'Osce.


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