giovedì 1 aprile 2010

Arcipelago di La Maddalena, un' economia in ostaggio ai militari, americani e italiani


Sotto i riflettori per lo scandalo degli appalti sul G8 è difficile parlare d'altro quando sbarchi sull'isola dal traghetto che parte da Palau. Tra terra e mare sporge l'edificio tutto cristallo e acciaio disegnato da Stefano Boeri, che è un po' l'emblema delle speranze di questa comunità di uscire dal tunnel di un' economia in ostaggio ai militari, americani e italiani. Anche se poi di altro si parla, comunque. Ad esempio del fatto che i militari non l'hanno mollata per niente la presa sull'arcipelago. Ed è questo che vorremmo soprattutto raccontare. Perché dell'inchiesta sugli appalti (comprese le vergognose violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro nei cantieri) sono piene le pagine dei giornali, mentre di ciò che la Marina militare della Repubblica italiana sta facendo alla Maddalena nessuno parla. Si sono presi Santo Stefano, dove stavano i sommergibili Usa, e ne hanno fatto un deposito per lo stoccaggio di missili di ultima generazione. Non solo: c'è pure un poligono dove si gioca alla guerra per addestramento.
Alla base americana si è sostituita una nuova servitù, che è stata imposta alla Maddalena con protervia e arroganza per i prossimi cinque anni. Il tutto in barba ai progetti di riconversione dell'economia dell'arcipelago, di cui il G8 mancato doveva essere una specie di volano di avvio. Poi il summit è stato trasferito in Abruzzo, con gli appalti, come sta svelando l'inchiesta in corso, s'è visto di tutto e, come se non bastasse, nelle cavità sotterranee di Guardia del moro alle munizioni della Us Navy sono stati sostituiti gli ordigni bellici della nostra Marina. Che non sono roba da niente. Sono armamenti sofisticati, che la Difesa ha deciso di stoccare a Santo Stefano e non alla Spezia (dove sono operativi i depositi più importanti della Marina) perché quest'isoletta è più sicura, come da poco ha detto in commissione Difesa alla Camera il ministro Ignazio La Russa.
Il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti (Pd), ce l'ha messa tutta per impedire che Santo Stefano ridiventasse una base militare. «Per 35 anni - dice - la base dei sommergibili Usa è stata un freno allo sviluppo dell'economia della nostra comunità. L'arcipelago della Maddalena ha straordinarie risorse ambientali e paesaggistiche, che sono state mortificate dalla servitù impostaci nel 1972. Quando, nel febbraio del 2007, la Us Navy è andata via credevamo di esserci liberati da questo problema, è invece abbiamo dovuto constatare che che così non era». E proviamo allora a raccontarla questa storia.
La Marina militare italiana, partiti gli americani, chiese per sé, attraverso una proroga quinquennale della servitù a Santo Stefano, l'immenso deposito sotterraneo di Guardia del Moro, che si trova a poche centinaia di metri da dove prima c'era la base appoggio per sottomarini Usa. Ma la richiesta fu avanzata al governo senza rispettare i termini temporali stabiliti dalla legge. Questo consentì all'allora presidente della Regione Sardegna Renato Soru e a Comiti di chiedere all'esecutivo di bloccare tutto. Ma Palazzo Chigi rispose no. Il sindaco non si arrese e presentò un ricorso al Tar. Spiega ora Comiti nella sua stanza in municipio: «Secondo l'ultimo comma dell'articolo 10 della legge 898 del dicembre 1976, che regola le servitù militari, il decreto non poteva essere emanato. Recita infatti la norma: "Se non interviene decreto di conferma alla prevista scadenza, le limitazioni restano estinte a ogni effetto". E il decreto è stato rinnovato dopo la scadenza della servitù».
Il Tar, con una sentenza del luglio 2008, diede ragione a Comiti. Ma la Marina avviò ugualmente le procedure per l'imposizione della servitù ex novo. Il sindaco allora emise un'ordinanza di sgombero del deposito che, dopo la sentenza del tribunale amministrativo, non era più coperto dalla servitù militare e costituiva, per la quantità di armi e di esplosivi stoccata, un pericolo effettivo. A sostegno di Comiti intervenne Soru, che propose appello al Consiglio dei ministri perché bloccasse l'iniziativa della Difesa. Ma la risposta di Berlusconi e del suo governo fu ancora no. «Una decisione - dice Comiti - che non ci sorprese. Ma ora il problema è un altro. Al di là della riproposizione dei vincoli, c'è il rischio di un potenziamento del deposito: intervenendo sulla questione in commissione Difesa alla Camera , l'ammiraglio La Rosa ha detto chiaramente che Guardia del Moro è un sito strategico per la Marina perché destinato allo stoccaggio di nuovi sistemi d'arma».
Una conferma alle parole di Comiti viene dalla risposta del ministro La Russa a un'interrogazione parlamentare presentata da alcuni deputati del Pd. Il titolare della Difesa spiega che Guardia del Moro è per la marina «di rilevante valore strategico, operativo e logistico» per diversi motivi, ma soprattutto perché è dotato di elevate capacità di stoccaggio e perché è stato scelto come sito di custodia dei «missili di prossima immissione in linea», per i quali i depositi di la Spezia, meno capienti e meno protetti, si sono rilevati non adatti. E poi, dice la Russa, «annesso al deposito è ubicato un poligono chiuso a cielo aperto, di recente costruzione, utilizzato per l'addestramento con armi portatili sia della Marina militare sia delle altre forze armate» . Insomma, dopo il ritiro degli americani alla Maddalena pensavano di poter puntare tutto sul turismo e sul parco naturalistico e invece si ritrovano, proprio sulla stessa isola, Santo Stefano, dove stazionavano i sommergibili a propulsione nucleare, un deposito di missili di ultima generazione (con quali tipo di testate?) e un poligono dove si spara.
«La Maddalena - commenta Comiti - vuole essere lasciata libera di costruire il proprio futuro. Nonostante la presenza dei sottomarini Usa, il nostro mare non è mai stato inquinato da sostanze radioattive: è stato accertato in maniera inequivocabile dai presidi sanitari pubblici e da autorevoli studiosi e centri di ricerca indipendenti. Tutte le notizie diffuse in senso contrario sono prive di fondamento. Dopo gli interventi di bonifica ordinaria, per i quali sono state spese somme ingenti, sotto questo profilo ora tutto è a posto. Si può avviare una nuova fase. Il progetto del G8 serviva a farla partire, questa nuova fase. Una scelta giusta quella compiuta a suo tempo dalla giunta Soru, una scelta che noi abbiamo sostenuto. Poi è successo quello che è successo: il trasferimento all'Aquila e l'inchiesta della magistratura. Noi diciamo che i giudici svolgono un lavoro importante, devono andare avanti per fare chiarezza. Però diciamo anche che il progetto di riqualificazione turistica della nostra economia, com'era valido ieri è valido oggi. Deve quindi restare in piedi. I cantieri devono essere riaperti e i fondi già stanziati devono essere spesi».
Un'idea, quella messa in campo da Soru, che non prevedeva alcun aumento di volumetria, zero cemento in più. Solo ristrutturazione dell'esistente, un patrimonio edilizio enorme, costituito prevalentemente da strutture militari dismesse, a cominciare dall'arsenale della Marina. Aspetto, quest'ultimo, di non poca importanza. Il progetto La Maddalena, infatti, era e può rimanere un modello alternativo al turismo dei villaggi turistici e delle villette a schiera, sul quale puntano invece i cementificatori di oggi e di sempre, in agguato alla Maddalena come nel resto della Sardegna.

di Costantino Cossu

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