venerdì 12 marzo 2010

Argentina, i Kirchner nella guerra che non sembra aver fine


Abuelas e Madres de Plaza de Mayo si schierano in difesa di Nestor Kirchner attaccato dal giornale Clarin per una questione di soldi e stipendi.

"Già siamo abituati a questa serie di pettegolezzi a discapito dell'ex presidente Kirchner. Che altro vogliono cercare nella storia di Nestor e Cristina per cercare di infangarli?". É così che la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo, Estela Carlotto, si è schierata a spada tratta in difesa di Nestor Kirchner nella guerra che non sembra aver fine tra la coppia presidenziale e il gruppo mediatico Clarin. L'ultimo atto in ordine di tempo di questa aspra diatriba è l'articolo pubblicato dall'autorevole quotidiano argentino sui due stipendi - la pensione come ex della Casa Rosada e il gettone da parlamentare - percepito da Nestor Kirchner, contrariamente a quanto fatto da altri ex presidenti. Una verità che per il giornale di Buenos Aires avrebbe dovuto gettare ulteriori ombre sulla figura del marito della presidente, dipinto dai suoi detrattori come un avido approfittatore, impegnato a rimpinguare il già grasso patrimonio.
Precisando che nessuna legge argentina impone di non cumulare due retribuzioni del genere, Clarin aveva comunque evidenziato come fosse stata buona prassi di molti ex accontentarsi dei 29.603 pesos mensili di pensione, pari a 7.629 dollari, e rinunciare ai 12.466 pesos (3.212 dollari) di gettone di presenza in Parlamento. Ma a rompere le uova nel paniere al quotidiano, questa volta, è stata schierata una difesa davvero d'eccezione e inattaccabile che ha fatto sì che il pluricontestato Kirchner, notoriamente molto arguto nell'intravedere guadagni più o meno facili, ne uscisse pulito e candido come la neve. A schierarsi dalla sua parte, infatti, non solo Estela Carlotto, ma anche la presidente delle Madres, Hebe de Bonafini, che non hanno esitato e dichiarare ad alta voce che l'intero stipendio da parlamentare pietra dello scandalo Kirchner lo dona alle due istituzioni simbolo argentine già da tempo.
"Ora si mettono a scrivere che percepisce due stipendi. Ecco, non è vero. Egli ha donato con un atto notarile il 50 percento del suo gettone da deputato alle Abuelas", e l'altra parte alle Madres, e lo ha fatto facendosi promettere che il suo gesto non sarebbe stato reso pubblico, tuona Estela Carlotto. "Si tratta di una donazione molto simbolica e vedere che una figura emblematica come quella di un ex capo dello Stato ci stava donando parte dei suoi soldi ci ha molto commosso. Ha voluto dire che per lui Abuelas e Madres sono due associazioni che meritano di essere sostenute", ha precisato la presidente delle Nonne di Piazza di Maggio, aggiungendo, infine, che l'umiltà e la riservatezza dimostrata da Kirchner con questo gesto contrasta con tutta la serie di infamie e dicerie pubblicate dal quotidiano. Stesso tono quello usato da Hebe de Bonafini, che ha catalogato l'articolo del Clarin come una bassezza.
Dichiarazioni queste che Clarin non ha potuto fare a meno di pubblicare, pur volendo comunque ribattere che, comunque sia, Kirchner non ha fatto qualcosa di eccezionale, specialmente se paragonato a Raúl Alfonsín, alla cui condotta ha detto di essersi ispirato. L'ex presidente, leader dei radicali, morto lo scorso anno, non solo aveva rinunciato al suo salario di senatore, ma donava il 50 percento della sua pensione presidenziale al Pami de Chascomús. Altro che Kirchner.
Una polemica senza fine, dunque, che va ad accrescere il fuoco incrociato contro la coppia presidenziale che si è scatenato in seguito alle accuse di arricchimento illecito piovute loro addosso mesi fa. E nonostante la Giustizia li abbia assolti, il dubbio resta.
A complicare i rapporti fra i Kirchner e i mass media, con Clarin in testa c'è, infine, la famigerata legge sulle telecomunicazioni, nata a settembre 2009 per rompere il monopolio delle grandi aziende sull'informazione. Questo almeno ufficialmente, dato che ad aver spinto la coppia presidenziale sembra sia stata mossa anche dalla tentazione di aprire spazi di investimento agli amici e agli amici degli amici.
Se infatti l'obbiettivo dichiarato dai kirchneristi era quello di democratizzare un sistema troppo chiuso, per l'opposizione si è trattato invece di tentare di imbavagliare chi è contrario al governo, gruppo Clarin in primis. Tale colosso dell'informazione è stato infatti il principale bersaglio del provvedimento, battaglia cruciale di una guerra con Nestor Kirchner che ha origini assai lontane. Uno dei duelli più emblematici avvenne nell'aprile scorso, quando l'ex presidente si era mostrato in una trasmissione televisiva con un cartello che riportava la scritta "Clarìn miente", lasciando sgomenti gli editori del quotidiano più diffuso del paese, gruppo potente e influente. La società del Clarin, infatti, controllava il 70 per cento del panorama mediatico argentino, prima della legge che ha imposto di ridurre tale controllo al 35 percento, massima percentuale di controllo della diffusione radio e televisiva permessa dal nuovo emendamento.

di Stella Spinelli

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