martedì 9 marzo 2010

"Las Malvinas son Argentina"?


Per ventinove anni nessuno si è preso la briga di parlare delle Isole Malvinas. Probabilmente in pochi ricordano che queste bellissime isole, lontane dalla frenesia del mondo, sono state al centro di una guerra combattuta nel 1982 da Argentina e Gran Bretagna. Un conflitto durato poche settimane e che ha visto la netta vittoria militare di Londra e l'inizio della decadenza della dittatura dei generali in Argentina.
Poi, una volta sistemata militarmente la questione sulla scena delle isole è calato il sipario. Almeno a livello internazionale la stampa ha sempre evitato di parlare dell'arcipelago dove vivono in pace e armonia poche persone e molte pecore.
Oggi, però, il mondo guarda nuovamente verso sud, profondo sud, verso quell'angolo remoto del pianeta davvero poco ospitale. E il motivo è semplice: pare che sotto le acque dell'oceano Atlantico che bagnano le Malvinas/Falkland riposi in santa pace da millenni una quantità impressionate di petrolio, l'oro nero per cui oggi i grandi della Terra competono e combattono.

E proprio per questo motivo che Buenos Aires attraverso l'intraprendente presidente Cristina Kirchner vorrebbe rimettere il piede argentino sul suolo isolano. Ovvio: non si può nel 2010 con un governo democraticamente eletto avere lo stesso atteggiamento del 1982 quando la giunta miliare di Galtieri comandava con il pugno di ferro e la violenza un'intera nazione e usò il pretesto della guerra ai britannici per distogliere l'attenzione sulle malefatte interne. Oggi le strade sono per forza di cose diverse. Ma la sostanza non cambia: l'Argentina tenta di riottenere le Malvinas. Quanto meno si aspetterebbe che Londra adempisse agli accordi stilati e alle risoluzioni Onu in vigore ormai da decenni. Ecco, forse la frase simbolo del periodo della guerra "Las Malvinas son Argentina" tanto amata dalla dittatura, oggi è un po' fuori luogo, ma di certo il significato di base resta quello.
La partita è appena iniziata. La posta in gioco, migliaia di barili di greggio, è alta e ha fatto in modo che in tanti si proponessero come arbitri. Ma è stata la presidente argentina Kirchner a chiedere al segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, di fare da mediatore con Londra per discutere il futuro delle Isole. "L'univa via per risolvere la questione è quella del dialogo" ha già detto più di una volta la Clinton. Ma sono tanti anche i Paesi che sostengono Buenos Aires: nell'ultimo vertice del Grupo del Rio, tutti i presidenti presenti hanno sostenuto la linea della Kirchner.
Tutti, però, sono d'accordo su una cosa: è importante sedersi intorno a un tavolo e discutere e non arrivare allo scontro. Anche se dal Regno Unito non sembrano essere così disponibili e fanno sapere che "non esiste una questione di sovranità sulle Falkland, né sul loro diritto all'autodeterminazione. Tanto meno è in dubbio il fatto che le isole saranno pienamente difese". Non solo. Il sottosegretario agli Esteri britannico Chrys Bryant ha fatto sapere che Londra "non pensa sia indispensabile un negoziato o una discussione perchè non c'è niente da discutere in termini di sovranità sulle Falkalnd".

di Alessandro Grandi

Fonte: PeaceReporter

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