martedì 2 marzo 2010

Terrorista iraniano al soldo degli USA: chi è Abdulmalek Rigi?


La recente cattura, da parte delle autorità iraniane, del terrorista Abdulmalek Rigi mette in luce, principalmente, due interessanti aspetti del dossier Iran:
1) La sorprendente abilità raggiunta dai servizi segreti di Teheran, che sono riusciti a catturare Rigi senza alcun spargimento di sangue.
2) L'ipocrisia degli Stati Uniti i quali, mentre strombazzano ai quatto venti che le ragioni dell'invasione di Iraq e Afghanistan sono esclusivamente dovute alla "guerra globale al terrorismo", non esitano a usare essi stessi i terroristi quando si tratta di destabilizzare Paesi ritenuti nemici.

Per quanto riguarda il primo punto, c'è da notare che Rigi, quando è stato catturato, volava nello spazio aereo iraniano, partito da Dubai e diretto alla base militare statunitense di Manas, in Kirghisistan. Due caccia iraniani hanno affiancato l'aereo civile su cuii Rigi si trovava, costringendolo ad atterrare in territorio iraniano; Rigi è stato catturato, senza spargimento di sangue, e trovato in possesso di un falso passaporto afghano.
Poiché l'Afghanistan è un Paese militarmente occupato, con un governo collaborazionista (quello dell'ex petroliere della Unocal Hamid Karzai), è assolutamente fuori luogo pensare che tale passaporto sia stato fornito ad un terrorista di quel calibro senza il consenso delle autorità militari statunitensi. Quindi Rigi è, sicuramente, un terrorista legato ai servizi segreti americani.

Ma chi è Abdulmalek Rigi? E' un esponente dell'etnia originaria delle regioni iraniane del Sistan - Baluchistan (confinanti con il Pakistan), leader del movimento terrorista "Jundallah", nella lista dei "most wanted" del governo iraniano per aver provocato, sin dal 2003, centinaia di morti civili in decine di attentati nel tentativo di provocare la secessione del Baluchistan iraniano. E' il responsabile dell'ultimo eccidio dell'ottobre scorso in cui morirono 43 persone, tra i quali 15 alti ufficiali dei Pasdaran.
Appena catturato, Rigi ha pensato bene di vuotare il sacco, facendo le seguenti dichiarazioni:
"Dopo che Obama venne eletto, gli americani ci contattarono e mi incontrarono in Pakistan. Lui (l'agente americano) mi disse che gli americani chiedevano un colloquio". Rigi ha proseguito: "Io all'inizio non accettai ma lui promise a noi grande cooperazione; disse che ci avrebbe dato armi, mitragliatrici ed equipaggiamenti militari; ci promise anche una base militare in Afghanistan, a ridosso del confine con l'Iran".
"Nei nostri meeting gli americani dicevano che l'Iran aveva preso la propria strada di indipendenza e che al momento il loro problema era proprio l'Iran e non Al-Qaeda e nemmeno i talebani; solo e solamente l'Iran. Dicevano di non avere un piano militare adatto per attaccare l'Iran; questo, dicevano, è molto difficile per noi; dicevano che per ciò la Cia contava su di me perchè credeva che la mia organizzazione fosse in grado di destabilizzare il paese".
Abdolmalek Rigi ha inoltre spiegato: "Un ufficiale della Cia mi disse che, essendo per loro molto difficile attaccare l'Iran, il governo americano aveva deciso di dare supporto a tutti i gruppi anti-iraniani capaci di creare difficoltà al governo islamico. Per questo mi dissero che erano pronti a darci ogni sorta di addestramento, aiuti, soldi quanti ne volevamo e la base per poter mettere in atto le nostre azioni".

La teorizzazione (anche se non palese) dell'uso del terrorismo, da parte degli USA, per destabilizzare Paesi che non vogliono piegarsi al loro imperialismo non deve meravigliare però più di tanto chi si occupi, anche minimamente, di geopolitica.
In una intervista pubblicata nel n° 5 2006 della rivista bimestrale "Rivista Militare", èdita (è bene saperlo!) direttamente dal ministero della Difesa italiano, Edward Luttwak, politologo e geostratega, membro dal 2004 del "National Security Council" del Dipartimento di Stato, "falco" molto ascoltato da i Presidenti americani a partire da Clinton e "autorevole" consulente della stessa rivista così testualmente dichiarava:
"Al tempo degli Imperi multietnici il diritto alla libera scelta dell'identità nazionale dei singoli componenti era ovunque repressa, ma ora la situazione è cambiata. Dodici Stati sono nati dall'implosione dell'URSS, cinque dall'ex Jugoslavia; il tutto con il contributo decisivo dell'Occidente. E' quindi tempo che anche per l'Iran giunga la stessa ora. Sebbene, infatti, i Persiani monopolizzino il potere politico e impongano la loro lingua e la loro cultura a tutti, le altre nazionalità rapresentano quasi la metà degli abitanti dell'Iran. Di questi i Curdi nel Nord-Ovest e i Baluchi nel Sud -Est (e qui la allusione al movimento terrorista Jundallah è evidente/n.d.r.) lottano per l'indipendenza"
E ancora Luttwak diceva:
"Mentre alcune etnie possono essere considerate secondarie in Iran e quindi continuare ad essere soggette alle brutali repressioni (sic!) del potere centrale, non così può avvenire per l'etnia Azera nel Nord del Paese. Gli Azeri iraniani sono infatti ben 16 milioni, molto più numerosi degli stessi abitanti dell'Azerbaijan e, pur essendo di religione sciita, parlano la lingua turca........(omissis)...... Certamente meritano l'indipendenza nazionale ed il nostro (americano) amichevole rispetto e supporto (anche qui la minaccia di fomentare il terrorismo secessionista è evidente/n.d.r.) per facilitarne la separazione dall'Iran"

Se io fossi nei panni del governo di Teheran comincerei a drizzare le antenne nei territori a maggioranza Azera. Ma, data la palese efficienza e maturità dell'intelligence iraniana, credo che ci abbiano pensato da soli.

di Gian Carlo Caprino
Fonte: Clarissa

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