domenica 14 febbraio 2010

I disordini di Milano e il disastro della Lega Nord


Un giovane egiziano viene ucciso per la strada in una delle zone a più alta densità di stranieri e Milano vive una serata di rivolta interetnica. Dopo l'omicidio, avvenuto in via Padova, la comunità nordafricana ha scatenato una vera e propria guerriglia urbana e a una caccia ai sudamericani, forse responsabili dell'assassinio. Auto ribaltate, vetrine sfondate, motorini buttati a terra e gruppi di 20-30 africani che si muovevano per il quartiere cercando peruviani ed ecuadoriani. La polizia è riuscita con grande difficoltà a limitare i danni. E agli incidenti sono seguite le polemiche politiche, con la Lega che è tornata a chiedere le espulsioni casa per casa.

Secondo la ricostruzione della questura, tutto è cominciato alle 17.40. Un gruppo di sudamericani e uno di africani (due egiziani e un ivoriano) che si trovavano sullo stesso autobus in via Padova, hanno cominciato a sfottersi e minacciarsi. Quando i tre africani sono scesi, i sudamericani li hanno seguiti e raggiunti accoltellando uno di loro, Hamed Mamoud El Fayed Adou di 19 anni, che è morto sul posto nonostante i soccorsi. Ferito uno dei suoi due amici, L.K. ivoriano di 21 anni, ma per fortuna solo lievemente a un braccio. Il terzo, cugino della vittima, è riuscito invece a scappare ed è illeso. I due sono stati poi accompagnati in Questura dove hanno dato questa versione dei fatti. Stando alle indiscrezioni trapelate dagli ambienti investigativi, sono ricercati cinque giovani sudamericani sui 20 anni.

Meno di mezz'ora dopo la morte del giovane egiziano è scoppiata la rabbia dei suoi connazionali e amici. Sul luogo in cui si trovava il cadavere del ragazzo, un centinaio di africani ha fronteggiato la polizia che nel frattempo si era schierata per impedire passaggi in direzione del centro. A un certo punto, come se si fossero improvvisamente organizzati, gli africani hanno fatto dietrofront, si sono infilati in una via laterale e hanno cominciato a spaccare tutto quello che trovavano sulla loro strada di fatto girando dietro via Padova e sbucando di nuovo sulla strada principale dopo lo schieramento di polizia. Anche lì poi, fino alla centrale piazza Loreto, hanno scatenato la loro ira sui negozi sudamericani e sulle auto parcheggiate.


Intorno alle 22.00 un folto gruppo sbucato improvvisamente da una via è stato circondato dalle forze dell'ordine, che ha perquisito varie persone prima di accompagnarle a gruppi in Questura, anche a bordo di un autobus dell'Atm.

E mentre due giovani arabi camminando sul marciapiede facevano un inequivocabile gesto minacciando di tagliare la gola a un gruppo di giovani latinoamericani, nel punto in cui è morto il giovane egiziano i suoi amici bruciavano il sangue rimasto sull'asfalto dopo avergli gettato sopra dell'alcol al grido di "vendetta, vendetta".

Gli incidenti di Milano, avvenuti un mese e mezzo prima delle regionali, sono diventati subito un caso politico. La Lega è partita all'attacco della politica "dell'integrazione facile", come dice il ministro Roberto Calderoli. E Matteo Salvini, eurodeputato e consigliere comunale, ha chiesto ancora una volta "controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano" nei quartieri multietnici della città. Il Pd, invece, con il candidato alla presidenza della Lombardia Filippo Penati, ha puntato l'indice contro "chi governa la città da 15 anni". Mentre Emanuele Fiano, deputato milanese, ha chiamato il ministro dell'Interno Roberto Maroni a riferire al più presto alla Camera sugli scontri.

"Quello che è accaduto è una risposta a tutti coloro che ritengono che l'integrazione possa avvenire per legge o per decreto - ha detto Calderoli - Sono cose da matti, stiamo pagando una ideologia sbagliata del passato e anche gli errori odierni di qualcuno che pensa che l'integrazione possa realizzarsi attraverso delle modifiche numeriche". Senza citarlo, una bacchettata a chi, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, chiede che siano ridotti i tempi per ottenere la cittadinanza. Calderoli ha ripetuto che la Lega considera "da sempre essenziale quantità, qualità e controllo" dell'immigrazione. "Quello che accade stasera a Milano è un segnale di una possibile nuova banlieu francese - ha aggiunto - Proprio mentre la Francia sta facendo proposte rigide per il controllo dell'immigrazione dimostrando come sia giusta la nostra linea".

Riccardo De Corato, vicesindaco Pdl di Milano, ha parlato di "far west tra bande di nordafricani e sudamericani". "Ma il conto - ha affermato - lo pagano i milanesi: auto e negozi distrutti, decine di uomini della polizia impegnati per ore". De Corato ha citato i dati dell'immigrazione in città: "Duecentomila extracomunitari regolari, 40mila clandestini; il 15,4% della popolazione milanese fatta di extracomunitari e via Padova, la via più multietnica di Milano testimonia che sono numeri enormi: così è difficile governare l'immigrazione".

Un affondo che provoca la reazione di Penati, che il 28-29 marzo sfiderà Roberto Formigoni per la poltrona di governatore lombardo. "Sono 15 anni che De Corato e la destra governano la città e, di fronte ai tragici fatti di Via Padova, sanno solo dire che Milano è il far west. Non è accettabile che quando governa il centrosinistra il problema dell'ordine pubblico è colpa del governo, mentre quando lo fa il centrodestra, sia a livello locale che nazionale, non si sentono investiti da nessuna responsabilità". La verità, ha proseguito l'esponente del Pd, è che "nessuno dei provvedimenti" annunciati dal governo "ha sortito il minimo effetto". "De Corato di certo non si dimetterà, ma almeno abbia il pudore di stare zitto".

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