giovedì 4 febbraio 2010

Lo scandalo "Trafigura"


E’ il più grande scandalo sulla discarica di rifiuti tossici del 21° secolo, il tipo di vandalismo ambientale per prevenire il quale si suppone i trattati internazionali esistano. Ora Newsnight può rivelare la verità su un carico di rifiuti che è stato portato illegalmente nella più grande città della Costa d’Avorio, Abidjan. Una enorme multinazionale è stata citata all’ Alta Corte di Londra da migliaia di Africani che sostengono di essere stati danneggiati di conseguenza.

Le nostre investigazioni ci hanno portato ad Amsterdam, dove il carico di rifiuti tossici avrebbe potuto essere smaltito in maniera sicura. Invece la compagnia Trafigura ha scelto l’opzione economica di scaricarlo ad Abidjan.

La Trafigura ha sempre negato che il carico chimico sia pericoloso ma abbiamo visto delle analisi delle autorità olandesi che rivelavano essere letale.

Abbiamo consultato un eminente tossicologo, John Hoskins della Royal Society of Chemistry. Ci ha detto che un carico simile sarebbe sufficiente a mettere in ginocchio una grande città.

Il carico di rifiuti tossici include tonnellate di fenoli che possono causare morte al contatto, tonnellate di acido solfidrico, letale se inalato in alte concentrazioni, e grosse quantità di soda caustica corrosiva e mercaptani, che John Hoskins descrive come “i composti chimici più puzzolenti mai prodotti”.

Un odore terribile

E’ successo il 19 Agosto 2006, nel mezzo della notte. Un convoglio di camion di una compagnia appena fondata ad Abidjan è arrivato per prelevare dalla nave i rifiuti. Si sono sbarazzati illegalmente del primo carico nella immensa discarica di Aquedo.

Un terribile fetore ha presto saturato l’area. Gli operatori della discarica sono stati richiamati e hanno cacciato gli autisti dei camion. Questi hanno poi cercato altri posti per abbandonare il carico, rovesciandolo in almeno 18 posti sparsi per la città e i dintorni.

La discarica di Acquedo si estende fin dove l’occhio può arrivare. Mentre una ventina di camion dei rifiuti rovesciano il loro carico, un esercito di abitanti di Abidjan si accumula intorno, tra loro bambini, brandendo lunghe punte di ferro. Frugano tra i rifiuti, in cerca di qualunque cosa possa essere venduta.

Morti

Eravamo circondati da persone, solo due avevano voglia di parlare della notte in cui i rifiuti tossici sono stati scaricati e del terribile odore che gli impediva di respirare, e li ha fatti vomitare e ammalare.

Appena fuori dalla discarica abbiamo incontrato jean Francois Kouadio e sua moglie Fidel.

Era incinta di otto mesi del suo primo figlio quando le esalazioni hanno invaso la loro casa. Fidel ebbe un parto prematuro e il bambino, Jean Claude, morì in meno di un giorno.

La loro seconda figlia Ama Grace è nata un anno dopo. Anche lei si ammalò.

I dottori dissero che Ama Grace “soffriva di una glicemia acuta causata dai rifiuti tossici”.

Non poterono fare niente per lei e morì.

I referti medici dichiarano una “solida ipotesi” che le morti dei due bambini siano state causate dall’esposizione ai rifiuti tossici e Jean Francois e Fidel ora temono che non potranno mai diventare genitori.

Acque inquinate

Abbiamo anche visitato il villaggio di Djibi, appena fuori Abidjan. I rifiuti scaricati qui sono finiti nella rete idrica, uccidendo tutti i pesci che nutrivano il villaggio.

Il capo villaggio di Djibi, Esaie Modto, ci ha detto che tutti gli abitanti qui, fino all’ultimo, si sono ammalati, duemila persone:

“Ci sono state donne che hanno abortito, e questo è stato molto doloroso. Ma la cosa ancora peggiore è stata che tre persone, due adulti e una ragazza sono stati uccisi dai rifiuti tossici. Questo è stato veramente terribile.”

Cos’è stato quindi che ha portato una tale calamità in una nazione che, nel 2006, stava ancora lottando per uscire da una guerra civile?

I rifiuti sono stati prodotti come risultato di un contratto petrolifero che coinvolge tre continenti. La Trafigura ha acquistato un carico di petrolio economico, sporco e pesante, con un alto contenuto di solfuro. Invece di lavorarlo in una raffineria, la Trafigura ha cercato di ripulirlo, usando dei metodi fai-da-te, così da poterlo vendere massimizzando il profitto.

Hanno usato una nave chiamata Probo Koala ancorata a largo di Gibilterra come rudimentale raffineria. La soda caustica e un catalizzatore sono stati aggiunti al petrolio, che reagendo con i solfuri si sono sedimentati sul fondo del serbatoio.

“Puzzolenti ma non pericolose”

La Probo Koala fece rotta verso Amsterdam dove tentarono di scaricare il catrame solforoso come fossero normali scorie della pulizia delle nave, che sarebbe costato poche migliaia di euro.

Tuttavia le esalazioni furono talmente potenti che vennero chiamati i servizi di emergenza e le autorità Olandesi condussero delle verifiche. Scoprirono che il carico era altamente tossico e dissero alla Trafigura che gli sarebbe costato mezzo milione di euro disfarsene in maniera sicura.

La Probo Koala, invece di seguire questa strada, rimise a bordo i rifiuti e prese il largo per finire sulle coste orientali dell’Africa.

Marietta Harjono, di Greenpeace Olanda ci dice che questo ha portato a un procedimento penale da parte delle autorità Olandesi per “falsificazione di documenti – hanno deliberatamente taciuto la natura tossica dei rifiuti”, come anche per importazione illegale di rifiuti tossici e “esportazione illegale di rifiuti tossici dall’Europa alla Costa d’Avorio”.

Quando Newsnight investigò per la prima volta sullo scandalo dei rifiuti tossici nel 2007, uno dei fondatori della Trafigura, Eric de Turkheim, disse a Jeremy Paxman : “queste sostanze non erano pericolose per la salute umana. Erano puzzolenti ma non pericolose”.

Oggi le nuove investigazioni di Newsnight mostrano quanto fosse lontano dalla realtà.

La Trafigura continua a negare ogni misfatto.

Titolo originale: "Calling all bloggers – Help beat the gag on the BBC"

Fonte: http://richardwilsonauthor.wordpress.com


L'escalation Somala


Da Sud a Nord. Il conflitto somalo si espande e dalle regioni meridionali si allarga verso quelle settentrionali del Somaliland e del Puntland. A lanciare l'allarme è l'Igad, l'Autorità intergovernativa per lo sviluppo che raggruppa alcuni Paesi dell'Africa orientale. “I gruppi terroristici – afferma un comunicato stampa dell'Igad – hanno di recente esteso le loro azioni alle regioni relativamente stabili del Somaliland e del Puntland”. Entrambe queste aree sono situate nella zona centro-settentrionale del Paese.

L'appello lanciato dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo non ha, tuttavia, smosso i vertici delle Nazioni Unite. Il segretario generale Ban ki Moon, nel corso del suo intervento al vertice dell'Unione africana, in corso in Etiopia, aveva fatto un accenno al conflitto somalo, paventando solo la possibilità dell'invio di un contingente di pace nel Paese. Non di più. Mentre ad Addis Abeba si discute della tecnologia dell'informazione e delle telecomunicazioni, tema a cui è dedicato il quattordicesimo summit dell'Unione Africana, in Somalia si continua a sparare. E si inizia a combattere anche in quartieri e aree, fino ad ora risparmiate dalle violenze. Ieri sono stati quattordici i morti e cinquantacinque i feriti nel corso della battaglia che ha insanguinato Mogadiscio, la capitale, per tutta la notte. Vittime e feriti sono per lo più civili, visto che i combattimenti hanno interessato diversi quartieri residenziali, tra cui quello molto popolato di Suqa al Holana.

A Mogadiscio nell'ultima settimana i combattimenti si sono intensificati e l'esercito, supportato dai peacekeeper della missione Amisom, istituita nel 2007 dall'Unione africana con l'approvazione delle Nazioni Unite, non è più in grado di far fronte alla minaccia rappresentata dalle due organizzazioni legate al fondamentalismo islamico: gli Shaabab e l'Hezb al-Islam. Entrambi si oppongono al governo di transizione, installato nella capitale e riconosciuto dalla comunità internazionale, e controllano buona parte della Somalia centro meridionale e la capitale.

Per la prima volta, inoltre, al-Shabab ha confermato le proprie relazioni con al-Qaeda. I legami con l'organizzazione terroristica che fa capo ad Osama bin Laden erano noti, ma non erano mai stati ufficializzati dagli Shabab che, anzi, avevano sempre negato qualunque rapporto. “Il jihad del Corno d'Africa – si legge in una dichiarazione del gruppo fondamentalista somalo – deve essere unito con lo jihad internazionale, che fa riferimento ad al-Qaeda”.

La dichiarazione odierna potrebbe segnare una svolta nel conflitto somalo, che si protrae ormai da diversi anni. Raggiunta l'indipendenza nel 1960, dall'unione della Somalia italiana con il Somaliland, territorio corrispondente all'ex colonia britannica, la nazione ha vissuto pochi momenti di pace e di democrazia. Già nel 1969, dopo soli nove anni dall'unificazione, il Paese cadeva nella morsa della dittatura del generale Siad Barre e nel 1991, in seguito alla caduta del despota, lo Stato unitario si dissolveva.

Benedetta Guerriero

Fonte:Peacereporter.net

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