mercoledì 3 febbraio 2010

Michela Vittoria Brambilla punta sulla roulette


Alla fine, Michela Vittoria Brambilla l'ha fatto davvero. Colpa pure - come ammette
nella relazione illustrativa - del calo di presenze negli alberghi italiani, in Italia giocare d'azzardo non sarà più un reato. Almeno nei 40 casinò nuovi di zecca che spunteranno in giro per la penisola. «Tre per ogni regione». Per ora potranno nascere solo «in alberghi di categoria cinque stelle». Ma il governo prevede anche «la riapertura di case da gioco già operanti nel territorio nazionale». È quanto previsto dal disegno di legge firmato dal ministro per il Turismo. "L'espresso" è riuscito ad avere in anteprima la bozza del ddl sul gioco d'azzardo, che riporta la data del 28 gennaio. Dunque dopo i proclami d'autunno, il governo è passato ai fatti, ed entro l'estate il sogno di molti giocatori ed albergatori potrebbe diventare realtà.

In queste ore gli uffici legislativi stanno limando il testo che sarà poi portato in Consiglio dei ministri.

Cosa prevede il testo. Il cuore del disegno di legge è l'articolo 10 (sei pagine), "Riqualificazione dell'offerta ricettiva di lusso" - "Disciplina organica delle case da gioco". A ottobre scorso la Brambilla aveva assicurato in un convegno di Banca Intesa-San Paolo che le nuove case da gioco «sarebbero state al massimo 10-15». E invece la proposta di legge ne prevede 40, «tre per regione, in relazione ad una popolazione, sia residente che da flussi turistici, del territorio interessato pari ad almeno un milione di abitanti». I criteri per l'individuazione delle 40 sale da gioco da distribuirsi su tutta la penisola saranno contenuti in un apposito «regolamento che verrà emanato su proposta del ministero del Turismo, di concerto con l'Interno, la Giustizia e l'Economia e finanze». Tutto avverrà «entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge». Un ruolo importante avranno anche i «Consigli regionali che potranno partecipare alla scelta dei comuni in cui ubicare le nuove strutture per il gioco d'azzardo».

I giochi. Quattro i giochi che saranno subito autorizzati: «Roulette, blackjack, chemin de fer e il baccarat». Le attività di gioco saranno destinate esclusivamente ai clienti sopra i 18 anni, «regolarmente registrati e che pernottano nella struttura alberghiera nella quale ha sede la casa da gioco». I casinò saranno un affare soprattutto per lo Stato: il prelievo erariale si applica infatti «sul prodotto lordo dei giochi, costituito dalla differenza tra le poste giocate e le vincite incassate: l'aliquota applicata è del 35 per cento del prodotto lordo per i primi 25 milioni di euro» e passa al 35 per cento tra i 25 e i 50 milioni fino al 40 per cento per incassi superiori ai 50 milioni. Un quinto di questa torta servirà a rifornire un nuovo fondo (gestito dal dipartimento per il Turismo), tutto il resto è destinato al comune «nel cui territorio è ubicata la casa da gioco».

Il cuore del provvedimento sta nella gestione delle nuove case da gioco, che verrà affidata agli enti locali e a soci privati. Il disegno di legge fa riferimento alla formula delle società per azioni a gestione mista pubblico-privato. Al comma 6, infatti, si legge: «Le case da gioco saranno gestite da società per azioni, il cui capitale azionario maggioritario dovrà appartenere al Comune in cui è ubicata la struttura dedita al gioco d'azzardo». Il comune, dunque, è socio maggioritario della casa da gioco ma la gestione delle sale potrebbe essere appaltata «a soggetti concessionari», cioè imprenditori o società private da individuare con delle gare d'appalto. Spetterà al «Direttore dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato supervisionare le gare in base alla normativa comunitaria». Le concessioni avranno durata «di nove anni e potranno essere rinnovate una sola volta».

Rischio riciclaggio. Nella relazione illustrativa della legge, il rischio di un possibile utilizzo delle case da gioco da parte della criminalità per attività di riciclaggio di denaro sporco viene praticamente minimizzato. «Preoccupazioni storicamente superate» si legge, anche in considerazione del fatto che «strutture simili sono presenti in gran parte dei paesi europei».

Eppure non è della stessa opinione la task force finanziaria dell'Ocse - il Gruppo d'Azione Finanziaria - che a marzo del 2009 ha pubblicato uno studio apposito dal titoloVulnerabilities of Casinos and gaming sector - Vulnerabilità dei Casinò e del settore dei giochi su tutti i casinò, paese per paese, operanti al momento. Le loro conclusioni sono tutt'altro che incoraggianti: i casinò sono tendenzialmente un'attrattiva per la criminalità organizzata, scrive la task-force dell'Ocse, anche grazie «all'enorme quantità di transazioni finanziarie in contanti» che avvengono in questi luoghi. Dalla loro analisi emerge inoltre che «la criminalità organizzata cerca di controllare o possedere casinò o parti di casinò».

Ma sul rischio riciclaggio la legge Brambilla corre ai ripari solo con un comma che prevede l'individuazione «entro novanta giorni dall'entrata in vigore del testo, degli organismi e delle modalità di controllo sulle case da gioco».

Testo condiviso nel Pdl. Il testo del ministro Brambilla in realtà fa felice un'area consistente del Pdl. In particolare quella in quota An. A ottobre solo il ministro con delega alla Famiglia, Michele Giovanardi, nella maggioranza aveva bocciato seccamente l'idea. Sul sito della Camera e del Senato è possibile rintracciare almeno una decina di disegni di legge presentati in questa legislatura da parlamentari del Pdl che chiedono la riapertura di casinò sparsi per l'Italia. Le pressioni più forti negli ultimi due anni le hanno fatte i parlamentari Pdl rappresentanti delle regioni del Sud. La proposta di legge per l'apertura di un casinò in Campania, per esempio, porta la firma del vice capogruppo del Pdl alla Camera, on. Italo Bocchino. Ma capofila di questa battaglia è la città di Taormina. Il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo chiede da tempo la riapertura del casinò siciliano chiuso nel 1965 dalle autorità di pubblica sicurezza.

E il governo nella discussione sulla manovra finanziaria del 2008 si era già assunto un impegno ufficiale: «Sì al casinò di Taormina; per gli altri comuni, l'esecutivo valuterà l'opportunità caso per caso». Presto la promessa sarà mantenuta.

di Valentina Petrini
Fonte: L'espresso

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