lunedì 25 gennaio 2010

Il metodo Petraeus nel conflitto yemenita


"Un gruppo di nostri giovani ha dato vita a una milizia anti-terrorismo, che avrà il compito di tenere lontani dalle nostre terre tutti i terroristi, i contrabbandieri e le spie". A parlare, ripreso dall'agenzia locale Mareb Press, è un portavoce della tribù degli al-Damashqa, uno dei clan più influenti della zona di Mareb, nello Yemen settentrionale.Un generale influente.
L'iniziativa dei leader locali segue l'attacco mirato dell'aviazione yemenita nella regione di Mareb, con il bombardamento mirato di una fattoria, dove l'intelligence di Sana'a riteneva si rifugiasse Ayer al-Shabwani, ritenuto uno dei comandanti di al-Qaeda nel Paese. Al-Shabwani è rimasto ferito, ma è ancora vivo. I bombardamenti nella regione, però, rendono la vita della popolazione locale molto pericolosa e il numero di vittime civili diventa sempre meno collaterale.
Una dichiarazione importante, ma non imprevista. Almeno per coloro che conoscono il 'metodo Petraeus'. Il generale David H. Petraeus, da ottobre 2008, è il Comandante dell'U.S. Central Command, il direttorio militare dal quale dipendono le scelte strategiche di tutto il teatro medio-orientale, compresa la conduzione delle operazioni militari in Iraq e Afghanistan. Proprio in Iraq, dove è stato comandante in capo delle truppe Usa, ha elaborato una teoria che ha messo in pratica quando ha assunto il comando dell'U.S. Army Combined Arms Center di Fort Leavenworth (Kansas), il centro strategico militare statunitense. Qui lavora al nuovo manuale di attività controinsurrezionali delle Forze Armate Statunitensi (FM 3-24). Il metodo, che gli è valso la stima e l'apprezzamento di ambienti statunitensi notoriamente avversi ai militari, anche grazie alla sua cultura personale, consiste in una teoria semplice: gli interessi della popolazione locale prima di tutto. Se gli iracheni o gli afgani non avranno da lamentarsi, ci aiuteranno. Ancor di più: perché non coinvolgerli direttamente nella lotta agli estremisti? "Prenderemo provvedimenti risolutivi contro chiunque troveremo nelle nostre terre, compresi i miliziani del clan degli al-Obeida o di altre tribù. Invitiamo gli altri clan a fare come noi".

Lavoro sporco in appalto. In Iraq, dopo l'invasione del 2003, erano arrivati guerriglieri da tutto il mondo islamico. Un fenomeno di proporzioni mai viste, forse paragonabile solo all'Afghanistan invaso dall'Armata Rossa sovietica negli anni Ottanta. Elementi pericolosi per le truppe Usa, ma anche non ben visti dalle popolazioni locali. Le operazioni militari Usa finivano spesso per colpire civili innocenti, mentre gli integralisti imponevano alla popolazione locale usi e costumi sentiti come estranei e con la forza. Questo generava una tensione crescente verso le truppe di occupazione, che Petraeus ha deciso di volgere a favore degli Usa. Come? Spingendo, dietro lauti incentivi economici, i clan locali a badare da soli all'ordine nelle strade. Che se la vedessero loro con i 'barbuti'. Questa strategia ha una serie di vantaggi. Nelle operazioni non muoiono soldati Usa, elemento sempre sgradevole da spiegare alla stampa. I locali conoscono molto meglio il territorio, agendo a colpo sicuro di fronte a elementi estranei e non macchiandosi di stragi di civili come accade agli statunitensi. Inoltre la popolazione, senza rastrellamenti e perquisizioni casa per casa, senza check-point, si sente più rispettata ed è meno ostile agli Usa. Una strategia vincente che, in Iraq, ha rovesciato gli esiti di un conflitto che vedeva gli Usa sempre più in difficoltà.

Come in Iraq. Dopo le dichiarazioni odierne del clan al-Damashqa, non ci sono più dubbi sulle motivazioni della visita ufficiale del generale Petraeus in Yemen, il 3 gennaio scorso. Il governo centrale yemenita è sempre più in difficoltà, dovendo fronteggiare i ribelli sciiti al nord, i secessionisti al sud e le infiltrazioni di al-Qaeda nel Paese. Petraeus ha indicato la via, il modello. In Iraq li chiamano Consigli del Risveglio, al-Shawa. Hanno funzionato davvero. Solo che adesso cominciano a rappresentare un problema. Migliaia di uomini, armati e addestrati dagli Usa, dopo aver svolto il lavoro sporco, vogliono un futuro. Il governo iracheno, però, fa orecchie da mercante, anche perché sono quasi tutte milizie sunnite, non troppo amate dal governo di Baghdad. Il 10 novembre 2009, in Iraq, è stato arrestato Mustafa Kamal Shibib, uno dei leader di al-Shawa. L'accusa è di omicidio, ma tutti sapevano cosa facesse Shibib per sconfiggere al-Qaeda. Solo che, quando ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni irachene, non andava più bene. La sensazione, adesso, è che lo Yemen abbia un bisogno assoluto di correre ai ripari, senza star troppo a guardare per il sottile. Il metodo Petraeus ha funzionato in Iraq, si proverà a farlo funzionare in Yemen. Per gli eventuali scenari futuri si vedrà, Petraeus non può pensare a tutto.

Fonte: Peacereporter.net

Christian Elia

Oliando gli ingranaggi del capitalismo


"Nel dopoguerra iracheno, usare le forze militari per difendere gli interessi degli U.S.A., non per ricostruire il Paese." The Heritage Foundation

E nel caso non abbiate ancora capito il punto, lo stesso documento dell' Heritage Foundation, datato 25 settembre 2002, prosegue nel sostenere che bisogna " proteggere le infrastutture energetiche irachene contro il sabotaggio interno e gli attacchi stranieri per riportare nuovamente l'Iraq nei mercati globali dell'energia e assicurarsi che gli U.S.A. e tali mercati abbiano accesso alle sue risorse."

Chiunque sostenga il contrario, sia nei media corporativi che nell'informazione di stato, fa propaganda e/o mente. Punto.

Oliando gli ingranaggi del capitalismo

Il momento di svolta, quando il petrolio assume un ruolo centrale, si colloca significativamente agli albori del ventesimo secolo, che si è aperto con il passaggio dal carbone al petrolio nella marina imperiale britannica e in quella tedesca, le più potenti al mondo.

Da questo momento in poi, i destini della Persia e del mondo arabo divennero di centrale importanza per le ambizioni imperiali dell'Occidente, a tal punto che da quel giorno stiamo convivendo (e morendo) con le conseguenze, soprattutto i palestinesi e gli iracheni, per non parlare delle due guerre mondiali, nelle quali il petrolio era centrale per tutte le nazioni in guerra, non solo per i combattimenti, ma anche per ottenere il controllo.

"Pressocchè induscusso,tuttavia, è il fatto che gli obiettivi geopolitici strategici dell' Inghilterra, ben prima del 1914, includevano non soltanto la sconfitta del suo più grande rivale industriale, la Germania, ma anche, attraverso le conquiste di guerra, il consolidamento di un controllo senza pari sulla preziosa risorsa che, a partire dal 1919, si era dimostrata la chiave di volta dello sviluppo dell'economia del futuro: il petrolio." A Century of War, F William Engdahl, p.38.


Il petrolio ha esteso il raggio d'azione della marina consentendo alle navi di attraversare tutto il globo senza bisogno di fare rifornimento, rendendo in questo modo la marina inglese in grado di conquistare il controllo assoluto degli oceani di tutto il mondo e delle rotte commerciali. Uno degli obiettivi della prima guerra mondiale fu impedire alla Germania l'accesso ai giacimenti petroliferi appena scoperti in quello che è attualmente suolo iraniano. Questo significava controllare l'accesso al medioriente, dove il controllo inglese del canale di Suez ("rubato" ai francesi) ha infine determinato il destino del popolo della Palestina e anzi di tutto il medioriente.

Di certo il petrolio è solo una componente, ma senza di esso nient'altro funziona, men che meno un esercito moderno. Rinuncia al petrolio, e rinuncierai anche a tutto ciò che dipende da esso.

"Il 17 febbraio 2007, la Energy Bullettin [n.d.t. associazione no-profit specializzata nell'informazione nel campo emergetico] descrive dettagliatamente il consumo di petrolio per aerei, navi e veicoli di terra di proprietà del Pentagono, il più grande consumatore singolo di petrolio al mondo. Al momento dell'inchiesta, la marina statunitense aveva 285 navi da guerra e navi ausiliarie e circa 4000 aerei operativi. L'esercito degli U.S.A. aveva 28.000 veicoli blindati, 140.000 High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle [n.d.t. veicolo militare da ricognizione dell'esercito statunitense],più di 4000 elicotteri da combattimento, parecchie centinaia di aerei ad ali fisse e 187493 “fleet vehicle”. Fatta eccezione per 80 sottomarini nucleari e per le portaerei, che incrementano l'inquinamento radioattivo, tutti gli altri loro veicoli sono alimentati con il petrolio."


I media ufficiali vogliono farmi credere che chiunque gridi al petrolio ogni volta che salta fuori l'Iraq sia una sorta di matto, come uno rapito dagli alieni, non meno di un cospiratore.

Nel 2003 quando gli U.S.A. e l'Inghilterra invasero l'Iraq, io fui molto colpito dalle varie dichiarazioni dei media ufficiali, secondo cui l'invasione non aveva niente a che fare con il petrolio, mentre coloro che dichiaravano che il petrolio aveva tutto a che fare con essa erano svitati cospiratori, senza dubbio di casa nell' Area 51.

"Le teorie della cospirazione abbondano....Alcuni sostengono che è basata sul petrolio... [questa] teoria [è] del tutto senza senso." The Indipendent, 16 aprile 2003


Al contrario, le compagnie petrolifere non hanno esitato nel farsi avanti riguardo al ruolo centrale del petrolio nell'invasione dell'Iraq, ripetendo le tesi sostenute dagli uomini in giacca e cravatta dell' Heritage Foundation:

"Direi che soprattutto le aziende U.S.A. guardino a che l'Iraq diventi terreno d'affari [dopo la caduta di Saddam]" sostiene uno dei dirigenti delle più grandi compagnie petrolifere al mondo.

"Quello che loro [i neo-conservatori dell'amministrazione Bush] hanno in mente è la privatizzazione e la suddivisione del petrolio iracheno tra le industrie petrolifere statunitensi...Noi assumeremo il controllo dell'Iraq, instaureremo il nostro regime, produrremo petrolio alla massima velocità e diremo all' Arabia Saudita di andare al diavolo." James E. Akins, ex-ambasciatore degli U.S.A. in Arabia Saudita.

"Probabilmente sarà la fine per l'OPEC [n.d.t.:Organization of the Petroleum Exporting Countries]" Shoshana Bryen, direttore dei progetti speciali dello JINSA (Jewish Institute for National Security Affairs), "Dopo la caduta dell'Iraq e la privatizzazione del suo petrolio, intendo."

"Le indistrie americane faranno il colpo grosso con il petrolio iracheno," Ahmed Chalabi [n.d.t.: ministro del petrolio ad interim in Iraq e in seguito primo ministro dal maggio 2005 al maggio 2006] al Washington Post.


In “The Future of a Post-Saddam Iraq: A Blueprint for American Involvement,” una serie di documenti dell'Heritage Foundation, emerge un piano per la provatizzazione del petrolio iracheno e anzi la privatizzazione dell'intera economia.

E' una cospirazione? Dipende da cosa si intende con questa parola. Le definizioni del dizionario sono le seguenti.

1. l'atto del cospirare. 2. un piano dannoso, illegale, pericoloso o clandestino, formulato in segreto da due o più persone. 3. un'unione di persone per uno scopo segreto, illegale o dannoso. 4. [legge] un accordo tra due o più persone per commettere un crimine, una frode o un atto illegittimo. 5. ogni concorso nel portare avanti un'azione; unione nel raggiungere un obiettivo predeterminato.


Direi che tutte insieme siano adatte a descrivere l'invasione in Iraq, dopo tutto Bush e Blair hanno cospirato per ingannare tutto il mondo costruendo prove dell'esistenza delle armi di distruzione di massa (WMD) per invadere illegalmente il Paese. Loro hanno cospirato (insieme ad altri) per distruggere una nazione e rubarne le risorse, ergo: una cospirazione.

Detto questo, c'è chi si spinge molto oltre, sostenendo che esiste una cospirazione globale, risalente almeno a cento anni fa e messa in piedi dalle classi politiche degli U.S.A. e dell' Inghilterra che, assieme a potenti blocchi bancari ed energetici, hanno cercato di controllare il pianeta, le sue risorse,i mercati e il lavoro. Ma è una cospirazione o è soltanto il colonialismo, nell'atto di fare ciò che sa fare meglio: saccheggiare, uccidere e colonizzare? In altre parole, abbiamo bisogno della cospirazione per spiegare gli eventi? E cosa importa se si tratta di una cospirazione che dura addirittura da più di un secolo? Non cambia nulla, siamo comunque di fronte alle stesse forze.

La domanda giusta da fare è: perchè i media corporativi/di stato insistono nell'usare la parola cospirazione per deridere chiunque metta in discussione l'ortodossia dominante? La risposta è ovvia ed immediata: la parola cospirazione è stata utilizzata in modo distorto, non per riferirsi al suo significato indicato nel dizionario, ma piuttosto a chiunque mette in dubbio le spiegazioni fornite dai nostri leader politici sul perchè le cose accadono.

La storia è piena di ogni tipo di cospirazione di stato e/o di corporazioni, dall'incendio del Reichstag alla provocazione del golfo del Tonkino, al rovesciamento di Allende in Chile da parte della CIA e della ITT, alle inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq, a partire dalla necessità di disgiungere la parola petrolio dall' Iraq/Iran/Afghanistan solo nell'ipotesi che le persone arrivino alla conclusione giusta riguardo al perchè le cose accadono.

Il linguaggio viene mutilato per servire gli obiettivi della classe corporativa e viene invece aiutato da quei pazzi della vera cospirazione, che vedono tutto come una cospirazione, risalente a volte a secoli e secoli fa, e concernente cabale segrete di un tipo o di un altro. Collegare la sinistra a questa folla serve soltanto a svalorizzare il nostro ragionamento e di certo è questo l'obiettivo.

Non c'è dubbio che la classe criminale internazionale si è unita, in piani e complotti, è in questo consiste il Council on Foreign Relations (CFR), allo stesso modo del Chatham House (Royal Institute of International Affairs),il suo equivalente inglese, ed entrambe le organizzazioni sono state fondate nei primi due decenni del ventesimo secolo, quando venne sancita l'alleanza anglo-sassone. L'appello dei membri del CFR dimostra che i maggiori governi occidentali sono tutti, in concreto, servi del capitale.

Le stesse osservazioni valgono per il gruppo di Bilderberg, composto da "capitani d'industria" di tutto il mondo e dai membri più influenti delle classi politiche dei principali stati capitalisti. Ma questa è una cospirazione? In un certo senso no, dopo tutto, è di certo legittimo per la classe dominatrice progettare ed organizzare, è il motivo per cui Washington DC pullula di fondazioni e di think-tank. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, miliardi di dollari sia delle finanze pubbliche che di quelle private sono stati riversati su queste organizzazioni. Il loro obiettivo? Espandere il libero mercato e fronteggiare ogni opposizione con qualsiasi mezzo, lecito o illecito.

"...gli uomini più potenti al mondo si sono incontrati per la prima volta" in Osterbeek, Olanda [più di cinquanta anni fa]," hanno discusso del futuro del mondo ed hanno deciso di incontrarsi ogni anno in segreto. Si sono autodefiniti come il gruppo di Bildberg, includendo tra i loro soci i più importanti membri di potenti élite, soprattutto dall'America, dal Canada e dall' Europa occidentale, nomi familiari come David Rockefeller, Henry Kissinger, Bill Clinton, Gordon Brown, Angela Merkel, Alan Greenspan, Ben Bernanke, Larry Summers, Tim Geithner, Lloyd Blankfein, George Soros, Donald Rumsfeld, Rupert Murdoch, altri capi di stato, senatori influenti, membri del Congresso e del parlamento, pezzi grossi del Pentagono e della NATO, membri delle famiglie reali europee, importanti figure del mondo dei media e altri invitati, alcuni al livello di Barack Obama e dei suoi funzionari maggiori." The True Story of the Bilderberg Group di Daniel Estulin.


E' chiaro che il capitalismo si è evoluto per parecchie generazioni successive con tutti i tratti della cospirazione, nel senso più generale, e del tipo più sofisticato, che coinvolge un vasto schieramento di adepti, inclusi elementi chiave dei media, del mondo accademico, dell'economia e della politica, sia all'interno del governo che al di fuori. Una "cospirazione" per consolidare il capitalismo come unica forma di società possibile: come potrebbe essere altrimenti? C'è veramente troppo in gioco e a riprova di questo basta soffermarsi su come questa élite economica/governativa/mediatica ha cospirato per sabotare il COP15 [n.d.t.conferenza sul clima di Copenaghen 2009], senza timore delle conseguenze.

Gli uomini in giacca e cravatta, nella famiglia, nell'educazione e nell'economia, con lo stato nel ruolo di mediatore, hanno creato quello che è oggi un network internazionale che mette in contatto le classi dominatrici dei più potenti stati capitalisti, è il motivo per cui hanno un gruppo Bilderberg, è dove i pezzi grossi dell'economia, la classe politica, alcuni media e gli accademici possono incontrarsi e formulare strategie e tattiche, fatto indispensabile in un mondo dove le comunicazioni sono quasi istantanee. Non servono governi che seguano politiche che non combaciano con la linea del "consenso", come accade di tanto in tanto e l'illusione si è spezzata con poco.

In un mondo dove le forze economiche dominanti sono costituite da circa un paio di centinaia di corporazioni, corporazioni che de facto si assicurano che i loro rispettivi governi seguano linee politiche favorevoli per la loro sopravvivenza e per la ricchezza crescente dei loro principali azionisti, la cosa più logica da fare è unirsi su dei punti d'interesse comune. Sarei estremamente sorpreso se un gruppo come quello di Bilderberg non esistesse.

E questi punti sono: l'accesso e/o il controllo/proprietà delle risorse; accesso al lavoro sottopagato; libero movimento dei capitali; ed ultimo, ma non meno importante, neutralizzare ogni opposizione alla legge del capitale, ovunque esse appaiono.

Armato contro di noi, esiste un vasto apparato di controllo e di manipolazione che abbraccia le fondazioni governative, non-governative, il mondo accademico, enti ufficiali o non ufficiali, nazionali o transnazionali, associazioni, ong ed "ong", associazioni di beneficienza e "associazioni di beneficienza", ciascuno di essi ampiamente sovvenzionato dallo stato e/o dalle corporazioni. Chi ha bisogno dell'ordine degli illuminati, quando abbiamo tutto questo apparato contro di noi?

Titolo originale: "Bilderbergs of the World Unite!" Fonte: http://en.fondsk.ru/ Link

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