domenica 17 gennaio 2010

Sud Serbia - ''Jug'', la più grande base militare dei Balcani


E' denominata ''Jug'' ed è la più grande base militare della Serbia. E' stata inaugurata lo scorso novembre nella municipalità di Bujanovac. Un complesso enorme e ben attrezzato che servirà per alloggiare ed addestrare l'esercito serbo. Critici i rappresentanti della comunità locale albanese.
Dopo oltre sei anni dall’inizio dei lavori alla fine di novembre 2009 è stata inaugurata nel comune di Bujanovac - sud Serbia - la più grande base militare dei Balcani. Alla cerimonia erano presenti il ministro della Difesa Dragan Šutanovac, l'intero stato maggiore serbo, il presidente Boris Tadić e il premier Mirko Cvetković.

L’apertura della “Bondsteel serba” (il riferimento va alla nota base americana in Kosovo) al sud della Serbia, in una municipalità a maggioranza albanese, ha suscitato opinioni controverse e contrastanti. Per i rappresentanti del potere di Belgrado, così come per i cittadini della Serbia meridionale, la base “Jug” è una garanzia di stabilità e di mantenimento della pace, mentre per i rappresentanti della comunità albanese non è che una minaccia e un segnale di militarizzazione della regione.

Da tempo in Serbia si parlava della base militare “Jug”. Benché inaugurata solo ora ha una lunga storia. Per la prima volta fu nominata dopo il conflitto a bassa intensità nell'area tra serbi e albanesi nel 2001, i lavori per costruirla iniziarono poi nel 2003 ma a causa di circostanze politiche e mancanza di fondi proseguirono a rilento per poi accelerare solo quando il ministero della Difesa è finito sotto la guida di Dragan Šutanovac, ministro delle fila della maggiore forza politica serba, il Partito democratico (Ds), e da quando la polizia ha definitivamente rinunciato alla zona di Cepotina per costruirvi una propria base.

Il ministro della Difesa tra le sue priorità aveva incluso anche la conclusione dei lavori della base di Bujanovac, dichiarando per tutto il tempo che questa base ha come obiettivo l’aumento della sicurezza di tutti i cittadini della regione del sud della Serbia, di preparare operazioni di pace e garantire l’alloggio al nuovo esercito di professionisti.

Non se ne è mai parlato ma è sempre stato evidente che nella nuova base militare avrebbero trovato posto le unità militari che da anni ormai stazionano al sud della Serbia e che sino al completamento della base erano dislocate in vari edifici, non di rado in scuole o fabbriche abbandonate.

Di demilitarizzazione della regione, ossia del ritiro dell’esercito dall'area, come richiesto da anni dai partiti politici albanesi del sud della Serbia, non se ne parla proprio. La base “Jug” ha ottenuto lo status di base più moderna della regione con il suo, per usare un lessico militare, ideale posizionamento e punto di osservazione che “mira” proprio a Kosovo e Macedonia.

La Bondsteel serba è costata sino ad ora 18 milioni di euro e sono state concluse due delle tre fasi d'edificazione previste. Si estende su una superficie di 35 ettari di terreno, con 66 edifici e alloggi, e può ospitare circa 1.000 soldati. Si ratta della costruzione più moderna a disposizione dell’esercito serbo, destinata ad ospitare soldati professionisti, in particolare per l’addestramento alle missioni di pace. La base dispone di campi sportivi, mense, presidi medici, stazione di rifornimento interna, officina per riparazione dei veicoli. L’esterno è circondato da un muro di cinta alto tre metri con filo spinato e moderne attrezzature di sicurezza.

Nel giorno dell’inaugurazione il sole era caldo come se fosse solo l’inizio dell’autunno, dalle colline si vedevano Kosovo e Macedonia, molte le uniformi, i soldati abbronzati dalle marce di esercitazione, tutti in riga pronti per la cerimonia d'inaugurazione.

Dopo le note dell’inno e l’alza bandiera, il presidente della serbia Boris Tadić si è rivolto ai presenti con le seguenti parole: “Tutti i cittadini della Serbia che desiderano la pace e la stabilità nella regione e migliori rapporti interetnici dovrebbero essere soddisfatti della base ‘Jug’. Tutti quelli, invece, che non desiderano la pace e tutti quelli che hanno a che fare con la criminalità organizzata di certo non saranno soddisfatti”. Parole che non possono non essere lette come risposta alle lamentele dei leader locali albanesi secondo i quali l’inaugurazione della base è una vera e propria provocazione. Tadić ha aggiunto poi che “la base militare deve essere uno standard per tutte le caserme dell’esercito della Serbia, perché essa sarà un potenziale di sviluppo per la regione e sarà impiegata per l’addestramento dei membri di altri eserciti per le operazioni di pace. Le strutture mediche militari sono a disposizione dei cittadini locali e noi desideriamo sviluppare una collaborazione tra civili e militari”.

Il ministro Šutanovac ha dichiarato che la base Jug rappresenta un'opportunità di sviluppo per il sud della Serbia ed ha aggiunto che nei prossimi anni circa 1.000 persone vi otterranno un posto di lavoro, mentre la popolazione locale avrà la possibilità di usufruire dei più moderni servizi medici senza doversi più recare a Vranje.

Ma per i rappresentanti della comunità albanese l’intera questione non è per niente idilliaca. Il presidente del Partito per l’azione democratica e deputato al parlamento Riza Halimi afferma che l’apertura della base è un chiaro segnale di militarizzazione della regione. “Ovviamente, non contestiamo il diritto dello Stato di decidere dove verrà collocata una base militare, ma tengo a sottolineare che il nostro partito è sempre stato contrario alla costruzione di questa base nel comune di Bujanovac”. Per Halimi è particolarmente discutibile il fatto che la nuova base ospiterà soprattutto le unità antiterrorismo. “Questi sono luoghi di mescolanza etnica, il conflitto del 2001 non è ancora stato dimenticato del tutto e non sono sicuro che Bujanovac sia proprio il luogo ideale per una base di questo tipo”, afferma Halimi e aggiunge “sarebbe molto meglio se lo Stato fosse un po’ più presente al sud della Serbia, ma in senso economico”. I sindaci dei comuni di Bujanovac e Preševo, Shaip Kamberi e Ragmi Mustafa, non solo non hanno risposto all’invito per l’inaugurazione ma hanno anche dichiarato che “Jug” non contribuirà di certo agli sforzi di stabilizzazione nell'area.

Gli analisti di questioni militari credono però che la Serbia abbia fatto bene ad aprire la base. Per Zoran Dragišić, della Facoltà per la difesa, si tratta di uno dei passi cruciali per la riforma del sistema di difesa. L'analista e ufficiale in pensione Ninoslav Krstić ritiene che la base militare sia strategicamente importante per il corridoio 10 che è al contempo un centro nevralgico della criminalità organizzata. Un altro analista militare, Aleksandar Radić, afferma che la Serbia aveva bisogno di una base del genere. “Se siamo militarmente neutrali, ciò significa che dobbiamo avere un forte potenziale militare, perché i paesi che fanno parte della Nato possono basarsi anche sulle forze degli altri membri per venire in loro difesa, o trasferire compiti ad altri paesi, mentre un paese neutrale deve fare i conti solo sulle sue forze interne”, sottolinea Radić in un editoriale per il quotidiano Politika.

Nei prossimi anni sarà più chiaro il ruolo effettivo della base militare “Jug”. In particolare servirà valutare se avverrà o meno il tanto decantato processo di professionalizzazione e di riforma in seno all’esercito serbo.


di Danijela Nenadić

I pulmini targati Gelmini


Non c'è bisogno di scomodare Don Milani ( che sarà già abbastanza arrabbiato di suo) per dimostrare che studenti e studentesse in situazione economica disagiata e di madrelingua diversa dall'italiano hanno minore successo scolastico rispetto ai vari "Pierino del dottore", il tipico studente modello.
E cosa si è pensata la nostra Gelmini? Rispolverare il "tetto" massimo del 30% di alunni stranieri nelle classi italiane. E quelli eccedenti dove li mettiamo?
Nessun problema, risponde la ministra. Li mettiamo su dei bei pulmini e li trasportiamo in un'altra scuola, che problema c'è? Proviamo a guardare il problema da un'altra angolazione. Perchè non mettiamo sul pulmini i bambini biondi con gli occhi azzurri e li trasportiamo nelle scuole dove gli immigrati sono troppi, fino ad arrivare alla diluizione desiderata? Ma è ovvio: perchè i bambini (bianchi) sono ormai affezionati alle insegnanti ed ai compagni! Perchè frequentare la scuola del quartiere favorisce le amicizie al di fuori della scuola (tra binachi)! Perchè i bambini ( bianchi) la vivrebbero come un'odiosa discriminazione! Perchè è sancito da tempo (per i bianchi) il diritto di frequentare la scuola che desiderano! Perchè ( per i bianchi) aumentare il tempo del trasporto casa/scuola è disagevole e punitivo! Ci vadano i bambini immigrati sul pulmino! Per il loro bene, è ovvio!
Qualunque persona di buon senso può indicare soluzioni migliori: maggiori risorse per le scuole ( tutte, ma con precedenza a quelle situate nelle zone più disagiate); diminuzione del numero degli alunni per classe (tutte, ma con precedenza a quelle situate nelle zone più disagiate); corsi integrativi (veri, per tutti e tutte; altro che prove INVALSI per individuare e premiare le scuole "migliori").
Gli unici che possono apprezzare i pulmini targati Gelmini sono quelli che si preparano a prenderli a sassate. Fantasia? Allarmisno? Chissà....

di Norma Bertullacelli - insegnante di scuola primaria

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori