lunedì 6 dicembre 2010

ESISTE UN’ ALTERNATIVA PER L’ INTIMIDITA IRLANDA

Le autorità europee e l’FMI raccontano agli irlandesi che “non c’è alternativa” alle brutali condizioni del loro piano di salvataggio. Niente di più sbagliato

Come ogni altra delle cosiddette nazioni “PIIGS” (“acronimo formato dalle iniziali di alcuni paesi europei economicamente indebitati, Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Con valore fortemente dispregiativo (“pigs” in inglese significa maiali), il termine viene utilizzato perlopiù da giornalisti economici americani o, più in generale, di lingua inglese” ndt) che viene condotta al macello, vale la pena chiedersi se la carneficina sostenuta dalle autorità europee sia davvero necessaria. L’Irlanda si trova nel suo terzo anno di recessione, ed il reddito pro capite è già precipitato di più del 20% dal 2007. La disoccupazione è più che triplicata passando dal 4,3% alla fine del 2006 al 13,9% di oggi.



La proiezione di base del Fondo Monetario Internazionale vede la stabilizzazione del debito vicino al 100% del PIL a partire dal 2014, ma anche questo dipende dalle volubili e talvolta contraddittorie opinioni dei “bond vigilantes” – che non sempre sembrano sapere quel che vogliono. Un giorno, i bond market (“mercati finanziari in cui i partecipanti vendono e comprano titoli di debito” ndt) gioiscono perché il governo sta tagliando il bilancio e sta licenziando i lavoratori; il giorno dopo, apprendono nuovamente il loro reddito contabile nazionale e si rendono conto che ciò restringerà l’economia, e renderà il peso del debito e l’ammanco fiscale maggiore in relazione al PIL.

Purtroppo, le autorità europee sanno quel che vogliono: vogliono costringere l’Irlanda, vogliono una stretta fiscale e restringere le dimensioni del governo. E lo vogliono ora, anche se ciò comporta che l’Irlanda sprofonderà ancor più nella recessione.

Quindi, è comprensibile che il governo irlandese resista ad un accordo con queste autorità – che includono la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e l’FMI. Il Fondo di Stabilità Finanziaria Europea è stato fondato a maggio con l’accordo che le condizioni recessive sarebbero state applicate ad ogni “piano di salvataggio”. Esiste un’alternativa? Sì – in effetti, ve n’è più di una. Per le autorità europee è perfettamente fattibile aiutare la ripresa dell’Irlanda dalla sua recessione senza esporre l’economia – e la popolazione – ad ulteriori supplizi.

L’Irlanda è una piccola economia di appena 4,5 milioni di persone, con un PIL di circa 166 miliardi di euro. Con una piccola parte dei fondi già messi da parte per questo proposito, le autorità europee e l’FMI possono fornire all’Irlanda qualsiasi finanziamento di cui abbia bisogno per il prossimo anno o due a percentuali d’interesse molto basse. Stiamo parlando di qualcosa come 80-90 miliardi di euro nei prossimi tre anni, su un totale di 750 miliardi di euro del fondo.

Una volta che queste esigenze di prestiti saranno garantite, l’Irlanda non dovrà preoccuparsi di picchi delle spese per i prestiti come quelli che hanno provocato la crisi odierna, dove le percentuali di interesse sulle sue obbligazioni di 10 anni si sono impennate dal 6 al 9% in poche settimane. Ciò ha creato profezie auto-appaganti secondo le quali il peso dell’indebitamento diventa insostenibile – perché i “bond vigilantes” pensano che possa essere così.

Le autorità europee potrebbero abbandonare le loro condizioni pro-cicliche e, invece, permettere all’Irlanda di intraprendere uno stimolo fiscale temporaneo per far crescere nuovamente la sua economia. E questa è l’alternativa più plausibile e pratica alla recessione costante.

Al contrario, le autorità europee stanno tentando ciò che l’FMI, nel suo Articolo IV del luglio 2010 sulla consultazione con il governo irlandese, chiama “svalutazione interna”. Quest’ultimo è un processo di restringimento dell’economia e creazione di talmente tanta disoccupazione che i salari precipitano drammaticamente, e l’economia irlandese diventa più competitiva internazionalmente sulla base del minore costo di lavoro unitario. Ciò permetterebbe all’economia di riprendersi grazie allo stimolo della domanda esterna (cioè incrementando la sua rete di esportazioni).

A parte gli enormi costi sociali e sprechi economici coinvolti in questa strategia, è difficile pensare ad esempi in cui ciò abbia funzionato realmente. Ed è ancor meno probabile in questo caso, guardando ai maggiori export market dell’Irlanda: l’eurozona, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti – che non sembra proprio possano diventare fonte di un’espansione della domanda per l’export irlandese nell’immediato futuro.

Se vogliamo vedere come le autorità europee stiano diventando l’ala destra e brutale del 19simo secolo, basta compararle con Ben Bernanke, la poltrona repubblicana della US Federal Reserve. Recentemente ha dato inizio ad un secondo ciclo di “alleggerimento quantitativo”, ovvero la creazione di moneta – altri 600 miliardi di dollari nei prossimi sei mesi. Ed oggi, egli ha reso noto che il fine della creazione di tale moneta era fare in modo che il governo federale potesse utilizzarla per un altro ciclo di stimolo fiscale. La BCE potrebbe fare qualcosa di simile – se non fosse per la sua ideologia e politica di destra.

Mentre l’Irlanda può sembrare disarmata in ogni confronto con le autorità europee, è lungi dall’essere impotente. Le autorità europee ed i loro alleati banchieri non vogliono che l’Irlanda sia inadempiente con il suo debito o che esca dall’euro. Ma l’Irlanda ha già perso di più, in termini di produttività ed occupazione, di quanto avrebbe perso in una ristrutturazione/inadempienza e, probabilmente, persino di una sua uscita dall’euro.

La domanda è, quanto grande è ancora la volontà degli irlandesi di sacrificarsi al fine di soddisfare i desideri delle autorità europee?

di Mark Weisbrot (Co-Direttore del Center for Economic and Policy Research (CEPR), a Washington, DC)
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/cifamerica/2010/nov/19/ireland-bailout-brian-cowen
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANILO BERNABEI

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