venerdì 3 dicembre 2010

Ankara e la partita del gas

Come si spiegano le nuove scelte della Turchia in materia di relazioni internazionali? Una chiave di interpretazione potrebbe essere la partita del gas. Le ultime tappe del lavorio del governo per garantirsi un posto d'onore nell'affare energetico.

Taner Yıldız dimostra di avere ben chiaro il suo ruolo di ministro dell'Energia. "A volte la politica è un peso per l'energia e a volte è l'energia ad essere un peso per la politica" ha detto forse poco brillantemente, ma sicuramente con grande pragmatismo, alla conferenza La visione turca dell'energia tenuta alla sede dell'Organizzazione Internazionale per la Ricerca Strategica (Usak) il 9 novembre scorso. É stato il coordinatore generale di Usak, prof. Sedat Laçiner a richiamare l'attenzione sulla dimensione macropolitica della questione, richiamo necessario a fronte della tendenza ad occuparsi di questioni minime e congiunturali. Il fatto è che la Turchia è invece al "centro dell'oceano dell'energia ma non ne ha mai beneficiato in modo adeguato". In ogni disputa internazionale in cui è coinvolta la Turchia (Nato, Ue, Iran, Armenia, Cipro) forse bisognerebbe tenere conto delle parole di Yıldız, secondo cui "l'energia è uno degli argomenti più dominanti nelle Relazioni Internazionali". Yıldız, che è conscio che il futuro e unico obiettivo importante del suo Paese è di fungere da giunto tra i produttori di risorse a est e i consumatori a ovest. La sola Ue, stando a cifre della Iea, avrà bisogno entro il 2030 di settecento miliardi di metri cubi di gas. Ci sono diversi casi in cui le politiche internazionali regionali non hanno lasciato via di scampo al settore energetico. Yıldız si riferisce al triangolo Russia, Armenia e Azerbaijan.

Questioni irrisolte. Se il problema armeno non dovesse portare ad alcuna soluzione in tempo per la costruzione del Nabucco, allora l'alternativa potrebbe essere ilNaxchivan, enclave azera tra Armenia e Iran, che con la Turchia condivide un breve confine. É del mese scorso, il 27 ottobre, il forum sugli affari fra Azerbaijan, Turchia e Naxchivan, dove il ministro turco per il commercio estero Zafer Çağlayan ha detto che la dimensione del commercio turco nella regione autonoma è ancora piccola e deve essere raddoppiata o triplicata, invitando la classe imprenditoriale a darsi da fare e fondare, insieme al partner azero, la supremazia nella regione. D'altro canto l'Azerbaijan è controparte in un'altra disputa, quella armena, che potrebbe ricevere una spinta verso la riapertura delle relazioni dalla risoluzione del problema del conteso Nagorno-Karabakh, anch'esso sulla rotta che va dal Caspio alla Turchia. Sotto la sospetta mediazione della Russia, il presidente armeno Serge Sarkisian e il presidente azero Ilham Aliyev si sono incontrati con Medvedev ad Astrakhan, città russa sul mar Caspio, il 1 novembre scorso. "La Turchia confida che questo summit dia un contributo positivo al processo di risoluzione accelerando gli sforzi per risolvere la disputa del Nagorno-Karabakh" ha detto il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoğlu in seguito all'incontro.

Tutti al mare. Sui rapporti con l'Iran le dichiarazioni d'amicizia da parte turca sono state più che chiare durante l'ultimo vertice Nato di Lisbona. Rimane da fondare l'intesa con il Turkmenistan, paese fornitore, e tutti i paesi del Caspio, naturalmente. Che si sono riuniti pochi giorni fa (18-20 novembre) per decidere la spinosa divisione del ricchissimo mare, ma l'incontro si è concluso con un nulla di fatto. Dalla determinazione della distesa d'acqua come mare o come lago dipendono le possibilità di sfruttamento dei paesi che vi si affacciano. Ad ogni modo il presidente turco Abdullah Gül non ha perso l'occasione per una vacanzina in una stazione balneare caspica turkmena l'11 novembre scorso. Certo non era la stagione, ma l'occasione è stata buona per "visitare il lavoro delle compagnie turche nella regione" ha detto Gül. Dopotutto la Turchia è "il maggiore partner commerciale del Turkmenistan in termini di volume di mercato e investimenti diretti". E poi farsi un'idea dell'aria che si respira da quelle parti non è certo privo di significato in questi tempi frenetici. Basta ribadire la già citata conferenza sul Caspio. O la malcelata nonchalance di Gül: "É capitato che il Turkmenistan sia una fonte di energia. La Turchia desidera ricoprire un ruolo nel trasportare l'energia turkmena al mondo". Il Turkmenistan che ha promesso all'Ue l'approvvigionamento di 40 miliardi di metri cubi di gas in esubero. L'Europa non ha motivo di preoccuparsi, ha detto il primo ministro Baymyrad Hojamuhamedov venerdì scorso, durante la conferenza mondiale sull'energia di Ashgabat, capitale del Turkmenistan, tra il 17 e il 19 novembre scorso, a cui hanno partecipato le maggiori compagnie coinvolte nel processo di sfruttamento del gas e del petrolio della regione. In realtà solo poche di esse, come la russa Gazprom, già attiva in Turkmenistan, fra le oltre novanta presenti alla conferenza, sono rientrate in patria soddisfatte. Infatti la parola Nabucco (il gasdotto alternativo a South Stream) pare che non sia stata nemmeno sussurrata ad Ashgabat.

La censura russa. Nell'incertezza, meglio non perdere tempo: le consultazioni e gli accordi si susseguono febbrili. Basta citare latelefonata tra Putin ed Erdoğan, il 20 novembre, a cui ha fatto seguito una dichiarazione, che fa il punto sulla collaborazione energetica fra i due stati: gas, petrolio, nucleare. Dalla Russia è giunta recentemente la rassicurazione che non c'è alcun motivo per la Turchia di sentirsi esclusa dal progetto South Stream, se il Nabucco non dovesse andare in porto. Infatti il percorso delgasdotto passerebbe nelle acque teritoriali turche del Mar Nero. Secondo alti funzionari russi e Alexander Medvedev, presidente di Gazprom, Nabucco non sarebbe infatti un'ipotesi realistica, per le difficoltà di prelevare il gas dall'Iran. Il 21 novembre scorso il presidente dell'Istituto dell'Energia e della Finanza russo Leonid Grigoriev ha detto che il Nabucco è "politico", mentre il South Stream è "commerciale". Dell'opzione caspica si riconosce l'importanza, ma è un progetto non ancora identificato chiaramente sulla mappa e per implementarlo "qualcuno dovrebbe fornire qualche miliardo di dollari come regalo" ha concluso Grigoriev.

Sul fronte europeo invece, l'amicizia con l'Austria è ribadita dalla visita, del 19 novembre, di Wolfgang Ruttenstorfer, capo amministratore delegato del gigante enegetico OMV, che ha recentemente acquistato la turca Petrol Ofisi. "PO è di suprema importanza per il modello di mercato integrato che abbiamo intenzione di lanciare in Turchia e le regioni circostanti per la sua posizione logistica ottimale". D'altronde Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria hanno già firmato un accordo lo scorso anno con la Turchia per decidere il passaggio del Nabucco attraverso i loro territori. Con l'Italia, la collaborazione con il colosso Eni è ormai assodata, così come la certezza del sostegno italiano per l'ingresso nell'Ue.

Insomma, per quanto incerto sia il quadro, la Turchia non si fa trovare impreparata. Un pragmatismo che a volte lascia senza parole, quello degli esponenti di questo governo. Basta pensare a come, dopo mesi di titoli di giornali sulla questione del velo, velo sì, velo no, ad un certo punto Abdullah Gül abbia dichiarato di averne abbastanza di questa storia del velo. Il pragmatismo delle tigre anatoliche, di chi vuole fare affari, e il resto passa ridicolmente in secondo piano. Il primo corso di curdo all'università, la ricerca di un dialogo con l'Armenia. Perché il gas deve passare, al di là degli uomini e della loro Storia.

di Alessandra Mainini

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