venerdì 31 dicembre 2010

Una Cupola finanziaria a gestire le principali speculazioni mondiali

Nel suo editoriale su La Repubblica del 19.12.2010 Eugenio Scalfari ci informa sull'esistenza di una Cupola finanziaria che gestisce le principali speculazioni mondiali. La sua fonte è il New York Times, che conferma quanto aveva già letto in Marx tempo prima. Da qui alcune sue deduzioni - di Eugenio Scalfari s'intende - sulle quali è bene soffermarsi. La prima, sulla quale concordo, è che le speculazioni non riguardano solo singoli faccendieri e neanche gli Hedge Fund, ma un sistema organizzato il cui cervello è costituito dalle maggiori nove banche mondiali. È vero, come sostiene, che è contro queste ultime che si è appuntata la critica della sinistra per decenni sfociata nella richiesta della nota Tobin Tax. Una visione miope che evade l'ampiezza del problema e che purtroppo resta comune sia agli amici che agli sciocchi. 

Che la finanzia mondiale costituisca oggi un sistema di potere globale è stato ampiamente descritto negli ultimi 10 anni da numerosi studi e autori. Basti ricordare il bel testo di J. Perkins - Confessioni di un sicario dell'economia - che illustra come la rete di esperti e di centri di studio internazionali falsifichino i dati economici dei singoli paesi per spingerli ad indebitarsi e poi provocarne una crisi che mette i governi e l'economia nelle loro mani.

Invincibilità di Israele ancora in discussione, tornano a suonare i tamburi di guerra

Si sentono di nuovo i tamburi di guerra in Israele e vengono suonati perché ancora una volta l’invincibilità di Israele è in discussione. Nonostante la retorica trionfalistica nei vari reportage commemorativi dei mass media, due anni dopo l’operazione “Piombo Fuso” si manifesta l’idea che quella campagna sia stata un fallimento così come lo fu la seconda guerra in Libano del 2006. Purtroppo nello stato ebraico i leader, i generali e il pubblico nel suo insieme conoscono solo un modo di affrontare le sconfitte e i disastri militari.
Possono essere riscattati solo tramite un’altra operazione o una guerra che abbiano successo, portate avanti con più forza e più spietatezza della precedente, nella speranza che i risultati siano migliori, la prossima volta.
Forza e potenza, così hanno spiegato i maggiori commentatori dei media locali (replicando pappagallescamente quanto avevano sentito dai generali dell’esercito), sono necessarie al fine di “dissuadere”, “impartire una lezione” e “indebolire” il nemico.
Non c’è nessun nuovo piano per Gaza: non c’è realmente nessun desiderio di occuparla né di metterla sotto diretto comando israeliano. Quel che si propone è di martellare la Striscia e il suo popolo ancora una volta, ma con più intensa brutalità e per un tempo più breve. Ci si potrebbe domandare: perché mai questo dovrebbe portare risultati diversi rispetto all’operazione “Piombo Fuso”?

giovedì 30 dicembre 2010

I due Presidenti nella crisi ivoriana

Un'elezione finita male che rischia di far precipitare il paese in un nuovo conflitto. Le origini della crisi. Le carte in mano agli attori principali. Gli squadroni della morte tornano in azione, mentre la comunità internazionale fa fronte compatto per ristabilire l'ordine. 

Le elezioni ivoriane del 28 novembre scorso avrebbero dovuto segnare la fine di dieci anni di crisi politica in quello che era un tempo uno dei paesi più prosperi dell’Africa Occidentale. Così purtroppo non è stato e il paese si ritrova con due candidati che rivendicano la vittoria: l’ex primo ministro Alassane Ouattara e il presidente uscente Laurent Gbagbo.

mercoledì 29 dicembre 2010

Scuola, conoscenza e libertà schiacciate

La crisi dei sistemi scolastici ed educativi occidentali non è un fatto nuovo; in quasi mezzo secolo, a partire dalla stagione del '68, nessun tentativo di riforma ha tuttavia portato a risultati apprezzabili in nessuno dei paesi dell'Occidente.
Oggi, dati alla mano, sappiamo che, nonostante questo modello domini a livello mondiale, le nostre università sono sempre più inadeguate a preparare gli studenti; sappiamo che i costi dell'istruzione sono ovunque eccessivi e viziati da sprechi e diseconomie, mentre i risultati in termini di apprendimento sono sempre meno soddisfacenti e gli insegnanti sono sempre più insoddisfatti del proprio ruolo professionale, oltre che dei propri stipendi. Il mondo della ricerca, che al sistema dell'istruzione è fortemente connesso, lamenta una progressiva riduzione delle risorse, mentre da fuori gli si rimprovera una crescente incapacità di produrre innovazione di valore strategico, rispetto ai fondi allocati.

giovedì 23 dicembre 2010

Julian Assange svela retroscena anche in Moldavia

Lo scoop dei cablo diplomatici Usa da parte del gruppo di Julian Assange svela retroscena anche in Moldavia. Un'offerta da 10 milioni di dollari da parte dell'ex presidente della Repubblica Voronin al suo oppositore Lupu, leader del Pdm e vincitore delle elezioni 2009 con la coalizione europeista, pur di restare al potere.
È il 7 settembre 2009 quando Vladimir Voronin, Presidente della Repubblica moldavo, incontra in segreto nella sua dacia privata di Condrita Marian Lupu, leader del Partito Democratico Moldavo (Pdm).
Sono passate circa 5 settimane dalle elezioni parlamentari di luglio e Lupu fa parte dei partiti dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, che, dopo 8 anni di attesa, sono riusciti a ottenere la maggioranza.

Trattative segreta nella dacia, anche dopo la sconfitta elettorale

Voronin, leader del partito comunista, fa un’offerta al suo ex compagno di partito perché rompa il patto con i nuovi alleati e ritorni dalla sua parte. L’offerta è di quelle che non è facile rifiutare: 10 milioni di dollari e una spartizione delle cariche che vede Lupu presidente e Voronin speaker in Parlamento. Qualche giorno prima Voronin gli aveva già offerto 5 milioni di dollari, per poi raddoppiare la posta in un disperato tentativo di restare alla guida del Paese.

martedì 21 dicembre 2010

Il Golan campo di esercitazione israeliano contro Hezbollah

Le forze armate israeliane stanno effettuando una esercitazione sulle alture del Golan in cui sono coinvolte due unità destinate ad operare al confine con il Libano, le brigate Nahal e 401ma corazzata, inquadrate entrambi nella 162ma divisione corazzata Ha-Plada ("Acciaio") che fa parte del Comando Centrale delle forze armate israeliane: si tratta di un'esercitazione assai realistica in quanto coinvolge tutti i battaglioni delle brigate ed è "a fuoco".
Queste unità di prima linea stanno verificando una delle due possibili strategie di un eventuale nuovo conflitto contro Hezbollah, anche se ovviamente i comandanti israeliani precisano che non ci sarebbe nessun legame fra l'esercitazione e l'attesa sentenza del Tribunale Speciale per il Libano, un tribunale internazionale costituito nel 2009, che dovrà emetterà il verdetto sul coinvolgimento o meno del movimento sciita nell'assassino dell'ex primo ministro libanese Hariri, avvenuto nel febbraio del 2005: una sentenza alla quale Hezbollah, che ha respinto tutte le accuse, potrebbe reagire anche con la forza.

“Arresti preventivi”, "Questo è davvero un concetto interessante"...ne discuteva Robert Kennedy con lo Zio d'America di Gasparri

Ieri Gasparri ha chiesto “arresti preventivi” per evitare le violenze in strada.

Chissà se Gasparri conosce l’episodio in cui Robert Kennedy – allora Ministro di Giustizia - si trovò a confrontarsi con lo sceriffo della contea di Kern, in California, durante

giovedì 16 dicembre 2010

UN GOVERNO APPESO A TRE VOTI

Due anni e mezzo all'insegna della decisione di non decidere. Questa, in sintesi, la politica economica del Governo Berlusconi, confermato dai due rami del Parlamento ma appeso a una maggioranza risicata di tre voti alla Camera. La scelta di non fare nulla ha portato a una caduta complessiva del reddito nazionale del 6,5 per cento e del reddito pro-capite di più del 7 per cento. Ma ha anche evitato un ulteriore deterioramento del deficit pubblico. Soprattutto, però, il governo non ha realizzato nessuna riforma strutturale benché disponesse di una larga maggioranza in Parlamento. E così l'Italia ha perso altri trenta mesi senza il varo di provvedimenti indispensabili per riprendere a crescere.
Meriti e demeriti della politica economica del quarto Governo Berlusconi, giunto a due anni e mezzo di vita e destinato a proseguire con difficoltà se manterrà il margine di appena tre voti di maggioranza alla Camera, si riassumono nella decisione di non decidere.

martedì 14 dicembre 2010

Cinquanta rabbini israeliani vietano l'affitto e la vendita di case ai non Ebrei

Secondo quanto riferiscono The Wall Street Journal e Haaretz, una cinquantina di capi rabbini hanno sottoscritto una nuova prescrizione religiosa che vieta agli ebrei in Israele di affittare case ai non ebrei: si tratta di un passo che segue un appello inizialmente presentato da 18 eminenti rabbini, tra i quali il rabbino capo di Safed, Shmuel Eliyahu, che sollevavano pubblicamente la questione, affermando che chiunque affitti il proprio appartamento ad un arabo sta commettendo peccato davanti a Dio ed ai suoi confratelli; che non è permesso agli arabi di affittare appartamenti entro comunità ebraiche anche fuori da Israele e che gli ebrei devono boicottare chiunque non si attenga a questa indicazione.

domenica 12 dicembre 2010

Rivelazioni sull’assassinio di Rafiq Hariri


Mentre i media occidentali annunciano l’accusa imminente del Tribunale speciale per il Libano nei riguardi di Hezbollah, la rivista russa Odnako rimette in discussione l’inchiesta realizzata dalle Nazioni Unite nel suo insieme. Secondo Thierry Meyssan, l’arma usata per assassinare l’ex-primo ministro libanese, Rafiq Hariri, sarebbe stata fornita dalla Germania. L’ex procuratore tedesco ed il primo incaricato dell’inchiesta dell’ONU, avrebbe falsificato un indizio per mascherare il coinvolgimento del suo paese. Queste rivelazioni mettono in imbarazzo il Tribunale e rovesciano la dinamica interna libanese.
Molteplici conflitti in Medio Oriente si stanno ora cristallizzando attorno al Tribunale speciale per il Libano (STL). Pace e guerra dipendono da esso. Per alcuni, deve permettere lo smantellamento di Hezbollah, sottomettere la resistenza e instaurare la Pax Americana. Per altri, viola la legge e la verità per assicurare il trionfo di un nuovo ordine coloniale nella regione.

L'IRLANDA E GLI ALTRI "PIGS"

Per comprendere la crisi finanziaria ed economica dell’Unione Europea, dobbiamo considerare tale crisi non solo come un fenomeno economico e finanziario, ma anche come un fenomeno politico. In realtà è quest’ultimo a determinare il primo. Vediamo, ad esempio, la situazione di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna definiti, in tono dispregiativo nella letteratura economica anglosassone, come i PIGS, che vuol dire, in inglese, i “maiali”. Questi paesi, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna sono stati governati durante la maggior parte del periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla fine degli anni settanta, da dittature fasciste o fascistoidi (Spagna e Portogallo) e da regimi autoritari profondamente conservatori (Grecia e Irlanda). La dittatura spagnola e quella portoghese si sono concluse rispettivamente nel 1978 e nel 1974. Quella greca è terminata nel 1974. Negli anni settanta in Irlanda ha iniziato a prendere piede un sistema profondamente conservatore basato su un’ideologia cattolica estrema che, in qualche modo, persiste ancora oggi.

sabato 11 dicembre 2010

Difesa, l'investimento perpetuo

Per comprare nuovi armamenti spenderemo tre miliardi e mezzo in più rispetto al 2010.

L'Italia continua a spendere in armamenti.Decine e decine di macchine da guerra, costose e inutili, verranno costruite nei prossimi 10-15 anni nel nostro Paese. Invecchieranno senza essere utilizzate in teatri di guerra, foss'anche perché le nostre sono solo 'missioni di pace'. Molte arrugginiranno, o funzioneranno solo per essere mantenute, qualora vi sia la capacità di mantenerle. Molte altre verranno costruite per far girare l'industria, italiana e internazionale.

I numeri.

La spesa della guerra ha santi in Parlamento

Una risoluzione all'esame della commissione Difesa del Senato impegna il governo a non diminuire le spese di riarmo e a promuovere la propaganda militare.


La commissione Difesa del Senato discuterà (e forse approverà) lunedì 13 dicembre una risoluzione sul 'Potenziamento delle capacità dell'Unione europea nel settore della sicurezza e della difesa', che impegna il governo italiano, crisi o non crisi, anon diminuire le spese militari per il riarmo e a rafforzare la propaganda militare nella società civile. 

Lo schema di risoluzione presentato dal senatore del Pdl Giuseppe Esposito, impegna l'esecutivo ''a reperire le necessarie risorse affinché i programmi di ammodernamento dello strumento militare non subiscano un rallentamento o, quelli in corso, non siano annullati, così da garantirne il rinnovamento e l'adeguamento tecnologico e per consentire, attraverso un adeguato impegno finanziario, che non ci siano nuovi ulteriori ostacoli sulla via dell'integrazione e della cooperazione''.

L'altro impegno al quale questa risoluzione vincola il governo è quello di ''promuovere una maggiore cultura popolare di sostegno ed appoggio alle Forze armate, di pubblica sicurezza e di protezione civile, anche attraverso una maggiore consapevolezza delle attività, dei rischi e dell'efficacia degli stessi''.

venerdì 10 dicembre 2010

Israele, quando i diritti di uno Stato si nutrono di una guerra perpetua

Dal punto di vista del diritto, i negoziati sul partizionamento della terra sono un pericolo esistenziale perché riconoscono ai Palestinesi la stessa uguaglianza dei diritti degli Ebrei su Eretz Israel.

I fatti devono essere riconosciuti: i capi dei partiti di destra hanno una visione strategica e una capacita’ di visione a lungo termine, e sanno anche come scegliere gli strumenti giusti per svolgere la loro missione. 

La proposta di modifica della nuova legge sulla cittadinanza, che mira a fomentare uno stato di continua agitazione tra gli Ebrei e tutti gli altri, e’ solo un aspetto di un piano di vasta portata il cui portavoce ufficiale e’ il ministro degli esteri Avigdor Lieberman. 

L'altro aspetto è la promessa del ministro degli Esteri alle nazioni del mondo che la nostra guerra contro i palestinesi è una guerra eterna. Israele ha bisogno di un nemico interno ed esterno, un senso costante di emergenza, - perche’ la pace, sia con i palestinesi nei territori o con i palestinesi in Israele, rischia di indebolirla al punto di pericolo esistenziale.

mercoledì 8 dicembre 2010

Assange, la bufala dello stupro e l'arresto

Il ministro degli esteri italiano Frattini, accogliendo con giubilo la notizia dell'arresto di Julian Assange, si è lasciato andare a una frase di troppo: "Era ora, per fortuna l'accerchiamento internazionale ha avuto successo". 

Un'ammissione, nemmeno troppo implicita, che le questioni sessuali per cui il fondatore di Wikileaks è finito in un carcere di Londra sono solo una scusa, e che è dentro per quello che il suo sito ha rivelato nei giorni scorsi. 

Vale dunque la pena di vedere in che cosa consiste la vicenda del fantomatico 'stupro' per cui, formalmente, Assange è finito in manette a Londra, dopo che nei giorni scorsi l'Interpol aveva emesso un mandato contro Julian Assange per 'crimini sessuali'. 

In realtà, tecnicamente, ciò che sta emergendo è che il fondatore di Wikileaks è stato arrestato per aver violato una legge svedese che, in un'interpretazione estesa, arriva a punire chiunque commetta qualsiasi forma di scorretteza relativa ad atti sessuali anche consensuali.

Costa d'Avorio, una guerra civile alle porte

La Costa d'Avorio è di nuovo sull’orlo della guerra civile, ostaggio di una situazione paradossale nella quale il presidente uscente, Laurent Koudou Gbagbo, si rifiuta di accettare la sconfitta elettorale e l’Onu ribadisce e “certifica” la vittoria del candidato dell’opposizione, Alassane Ouattara. Lo scenario è quello di un Paese nel caos, uno stallo politico alimentato dalle decisioni del Consiglio Costituzionale che ha invalidato una buona parte dei voti espressi nelle regioni settentrionale ed ha rovesciato il verdetto della Commissione elettorale indipendente (Cei) imposta dalla comunità internazionale.
Gbagbo, che negli ultimi cinque anni era riuscito a rinviare le elezioni per ben sette volte, ha subito approfittato della confusione e, per rimanere in sella, ha nominato un nuovo premier, l’economista e docente universitario Gilbert Marie N'gbo Ake. La decisione ha subito scatenato la furia di Guillaume Soro, ex primo ministro di un governo di unità nazionale e nemico giurato di Gbagbo, che dopo aver riconosciuto la vittoria di Ouattara ha minacciato il ritorno in campo delle milizie. Intanto, i sostenitori del neoeletto presidente hanno annunciato la costituzione di un nuovo governo e la lista di tredici ministri, tutti alleati di Ovattare, che dovrebbero costituire l’esecutivo guidato dallo stesso Soro, fresco anche lui di nuova nomina a premier.

lunedì 6 dicembre 2010

ESISTE UN’ ALTERNATIVA PER L’ INTIMIDITA IRLANDA

Le autorità europee e l’FMI raccontano agli irlandesi che “non c’è alternativa” alle brutali condizioni del loro piano di salvataggio. Niente di più sbagliato

Come ogni altra delle cosiddette nazioni “PIIGS” (“acronimo formato dalle iniziali di alcuni paesi europei economicamente indebitati, Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Con valore fortemente dispregiativo (“pigs” in inglese significa maiali), il termine viene utilizzato perlopiù da giornalisti economici americani o, più in generale, di lingua inglese” ndt) che viene condotta al macello, vale la pena chiedersi se la carneficina sostenuta dalle autorità europee sia davvero necessaria. L’Irlanda si trova nel suo terzo anno di recessione, ed il reddito pro capite è già precipitato di più del 20% dal 2007. La disoccupazione è più che triplicata passando dal 4,3% alla fine del 2006 al 13,9% di oggi.

venerdì 3 dicembre 2010

Ankara e la partita del gas

Come si spiegano le nuove scelte della Turchia in materia di relazioni internazionali? Una chiave di interpretazione potrebbe essere la partita del gas. Le ultime tappe del lavorio del governo per garantirsi un posto d'onore nell'affare energetico.

Taner Yıldız dimostra di avere ben chiaro il suo ruolo di ministro dell'Energia. "A volte la politica è un peso per l'energia e a volte è l'energia ad essere un peso per la politica" ha detto forse poco brillantemente, ma sicuramente con grande pragmatismo, alla conferenza La visione turca dell'energia tenuta alla sede dell'Organizzazione Internazionale per la Ricerca Strategica (Usak) il 9 novembre scorso. É stato il coordinatore generale di Usak, prof. Sedat Laçiner a richiamare l'attenzione sulla dimensione macropolitica della questione, richiamo necessario a fronte della tendenza ad occuparsi di questioni minime e congiunturali. Il fatto è che la Turchia è invece al "centro dell'oceano dell'energia ma non ne ha mai beneficiato in modo adeguato".

Chi c'è dietro Wikileaks

Il programma della nuova rivoluzione è semplice: "Li fottiamo tutti: renderemo il mondo trasparente, lo cambieremo". Anarchia in chiave cibernetica, proclamata nel 2007 da Julian Assange e dai suoi pirati in una mail interna del gruppo. Allora nessuno poteva immaginare quanta potenza si stesse già accumulando nei suoi computer: "Abbiamo (documenti) su una mezza dozzina di ministeri stranieri, su decine di partiti politici e consolati, sulla Banca Mondiale, sulle sezioni delle Nazioni Unite ... Non siamo riusciti ancora a leggere neppure un decimo dei file che abbiamo. Abbiamo smesso di immagazzinarli quando siamo arrivati a un terabyte (mille miliardi di byte,ndr.)". Per tre anni quel forziere di informazioni si è ingigantito mese dopo mese, affidato a una squadra di sostenitori che ha custodito il tesoro proteggendolo dalle incursioni del governo americano e dei colossi privati: una rete di persone senza nome e senza volto che raccolgono i dati e sono il vero motore di Wikileaks. Il capo è lui, Assange, a cui tutti sono devoti. Anche se come in tutte le storie di pirati, anche in questo equipaggio serpeggiano rancori e invidie. Che fino ad ora non sono riusciti a rendere meno agguerriti gli abbordaggi.

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