venerdì 1 ottobre 2010

Sui rapporti Nato-Russia

L'Istituto Affari Internazionali (IAI) e lo Aspen Institute Italia, hanno ospitato a Roma lo scorso 17 settembre il discorso dell'attuale segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, sul tema "Il successo genera il successo: i prossimi passi con la Russia".
In questo momento, alla vigilia della definizione della nuova dottrina della Nato che sarà presentata il 19-20 novembre prossimi nel vertice di Lisbona, il segretario generale ha indicato in tre punti i prossimi passi che a suo avviso la Nato dovrà intraprendere per sviluppare quanto è stato costruito dal 2002 nei rapporti fra la Nato e la Russia.
In primo luogo, la creazione del sistema di difesa antimissile europeo è inevitabile, dato che "è già in atto il cosiddetto Phased Adaptive Approach degli Stati Uniti, che si basa su di una cooperazione bilaterale fra gli Usa e alcuni paesi singolarmente". Questo fa sì che, se non sarà la Nato a sviluppare un'iniziativa collettiva, l'introduzione della difesa antimissile potrà creare nuove divisioni fra gli stessi stati europei. Una difesa antimissile giustificata, secondo Rasmussen dal fatto che "oltre 30 paesi stanno sviluppando missili ed uno di questi è l'Iran che ha già missili, che stanno ampliando il loro raggio, che possono colpire il territorio della Nato e la Russia, Iran che sta violando i propri impegni internazionali anche per quanto riguarda il suo programma nucleare".
Il secondo passo, secondo Rasmussen, riguarda il disarmo in Europa: il segretario Nato si è detto preoccupato del fatto che la Russia abbia sospeso la sua partecipazione agli accordi previsti dal Trattato sulle Forze Convenzionali in Europa, che Rasmussen ha definito come "un eroe misconosciuto" del post Guerra Fredda.
"Tale situazione non può continuare - ha dichiarato l'ex primo ministro danese. Diventerà politicamente difficile, e quindi impossibile per gli Alleati, continuare a rispettare le condizioni previste da quel Trattato se la Russia non lo fa. E se arriviamo ad una situazione del genere, si introdurrà una reale instabilità in Europa, qualcosa di cui non abbiamo bisogno e che non vogliamo".
A fronte di questa affermazione assai decisa, il segretario della Nato ha espressamente detto che il sistema di difesa antimissile potrebbe comprendere la Russia e, a quel punto, si rafforzerebbe un "circolo virtuoso": "se la Russia e gli altri paesi si sentono sotto la stessa tenda con noi, piuttosto che fuori a guardarci dentro, crescerà la fiducia e la fiducia crea fiducia, il progresso progresso".
Il terzo passo comprende la riduzione delle armi nucleari a corto raggio in Europa. Rasmussen è partito dall'affermazione secondo cui la Nato avrebbe ridotto di oltre il 90% questo tipo di armamenti, per cui la maggior parte di essi rimane in Russia e questo crea diffidenza. Da qui l'esigenza di un accordo con la Russia, che, dalle parole del segretario Nato, sembra basarsi sul binomio: la Russia riduce le armi nucleari a corto raggio e la Nato la include sotto la protezione dello schermo antimissile.
Ovviamente, la Nato ha anche ulteriori punti di contrasto con la Russia, che il segretario ha ricordato espressamente:
"La massiccia presenza di forze russe in Georgia, contro la volontà del governo di quel paese, è uno di questi. Così anche per la decisione russa di spostare dei missili in Georgia, che noi crediamo sia una mossa pericolosa, in chiara violazione degli accordi di cessate il fuoco fra i presidenti Medvedev e Sarkozy. Il riconoscimento della cosiddetta indipendenza dei territori georgiani di Abkhazia e Ossezia del Sud è anch'esso inaccettabile per la Nato. Dunque sulla Georgia, così come sulla perdurante presenza militare russa in Moldova, non possiamo essere d'accordo".
"Perché sono così impegnato nell'ottenere dei progressi in Europa? - si domanda il segretario della Nato -. La risposta è semplice: perché le minacce reali che stiamo fronteggiando provengono da fuori. Terrorismo; estremismo; droga; proliferazioni di missili e di armi di distruzioni di massa, pirateria, solo per citarne alcuni".
E' evidente che in questo caso il riferimento all'Iran si presta bene per giustificare una proposta di accordo fra Nato e Russia che porterebbe quest'ultima a dipendere interamente dalla Nato per la propria difesa di teatro e per la propria protezione strategica, una visione questa che difficilmente potrà essere accolta da una Russia che si trova sempre più al centro di un nodo geostrategico mondiale cruciale per il futuro della pace del mondo.

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