martedì 19 ottobre 2010

I numeri della produzione industriale e i filtri fuorvianti ed errati dei mass-media

In tempi di grandi crisi, con forti discontinuità nell'andamento di alcuni indicatori macroeconomici, è fondamentale tenere sempre come riferimento i livelli a cui eravamo prima della crisi.
Ieri l’
Istat ha pubblicato i nuovi dati sulla produzione industrialeAnche questa volta la notizia è stata diffusa da molti giornali o telegiornali in modo fuorviante o errato.
Ad esempio Il 
Tg2 dell'11 ottobre delle ore 20.30 lanciava così la notizia:
“Buone notizie per la nostra economia la produzione industriale ad agosto ha fatto un balzo in avanti del 9,5 per cento rispetto ad agosto del 2009 e dell'1,6 per cento rispetto a luglio. Si tratta del miglior dato annuo dal 
dicembre del '97”.

Anche 
Repubblica.it, pochi minuti dopo la pubblicazione del comunicato, titolava la notizia in modo errato: “Produzione agosto +9,5 per cento sull'anno il dato migliore da dicembre del 1997”.
Opure la versione cartacea del 
Corriere della sera che titola così:
“Più macchinari scatto della produzione”. E nel 
sottotitolo“per l’Istat ad agosto è salita del 9,5 per cento il livello più elevato dal 1997”.
Il dato 
non è il migliore dal 1997, come si può facilmente evincere guardando il grafico 1 costruito sui numeri resi pubblici ieri: la produzione industriale è ancora lontana dai livelli dell’aprile 2008, per l’esattezza è del 17,1 per cento inferiore rispetto a prima della crisi.
Bisogna poi tener conto che il mese di agosto è statisticamente “ballerino” a causa dell’effetto destagionalizzazione. La 
destagionalizzazione è “una metodologia applicata allo scopo di identificare e rimuovere le fluttuazioni di carattere stagionale che impediscono di cogliere correttamente l'evoluzione di breve termine dei fenomeni considerati”. (1)
Chi, con l’ausilio dei numeri, volesse capire meglio la situazione, guardi 
le serie storiche dell’Istat. Nella colonna dedicata ai dati grezzi il mese di agosto registra livelli molto più bassi del mese precedente: i dati grezzi di luglio 2010 registrano un 99,2 mentre ad agosto siamo a 51,9. Con i dati destagionalizzati, il valore di luglio 2010 è 89,1 che sale a 90,5 in agosto.
Agosto è il mese in cui molte aziende chiudono per le 
ferie estive e risulta quindi estremamente sensibile all’effetto della destagionalizzazione. Inoltre questo mese di agosto, al pari di quello dell’anno precedente,  è diverso dal passato, perché molte aziende hanno dato ferie più lunghe del normale ai loro dipendenti, e perché, purtroppo, non è detto che a settembre tutte le aziende abbiano riaperto .
Per capire meglio l’andamento della produzione industriale sarà dunque importante aspettare il 
dato di settembre che è, statisticamente parlando, più significativo. A guardare le previsioni di Confindustria, non sarà particolarmente positivo. Il comunicato, oltre a evidenziare come la produzione industriale sia ancora del 17 per cento inferiore rispetto ai livelli precedenti alla crisi, stima una leggera flessione per il mese di settembre. Previsione che sembra confermata da un’altra stima dell’Ocse.
Ieri infatti è stato pubblicato anche l’aggiornamento del Cli, il famoso “
superindice” dell’Ocse, che per mesi è stato utilizzato da televisioni e giornali per sbandierare la ripresa economica. Da quattro mesi il superindice (che prevede con circa sei mesi di anticipo l’andamento del ciclo economico) mostra segnali di flessione. E, come già segnalato da sotto l’ombrellone, la notizia continua a passare inosservata.
Riportiamo qui sotto la traduzione di uno stralcio del 
comunicato Ocse.
“Il  Composite leading indicator (Cli), ossia il “Superindice” Ocse relativo al mese di agosto 2010, rafforza i segnali di rallentamento della crescita economica già evidenziatisi negli ultimi mesi. Il Superindice relativo ai paesi Ocse scende di 0,1 punti nell’agosto 2010. È il quarto mese consecutivo in cui l’indice mostra variazioni irrilevanti o una crescita negativa.
Le previsioni per Canada, Francia, Italia, Regno Unito, Brasile, Cina e India mostrano segnali di flessione. I segnali più forti di flessione emergono per gli Stati Uniti. Per Germania, Giappone e Russia, il Superindice prevede un proseguimento della fase espansiva”.
Nel grafico 2 si può vedere l’aggiornamento del Cli riferito all’Italia.
 
(1) Definizione Istat.

Fonte: La Voce
 
Confindustria

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