mercoledì 22 settembre 2010

L’Iran continua la sua persecuzione contro la comunità bahá'í


Sul piano teologico, la fede bahá'í  è vissuta dal clero sciita come un’enorme sfida.
Tutto sembra negoziabile tranne il riconoscimento dell’esistenza di una religione rivelata dopo l’Islam.
I bahá'í , oltre agli insegnamenti mistici, propongono all’umanità un progetto sociale,
qualificato di volta in volta dai loro detrattori come rivoluzionario oppure occidentale,
o entrambi, in quanto innovatore e progressista.
Questo spiega perché, a partire dagli anni 1930, dopo la distruzione delle comunità bahá'í  
dell’URSS, gli iraniani stalinisti si sono alleati al clero sciita e ai nazionalisti
estremisti per colpire la comunità bahá'í  e soffocarla.
Per il clero sciita l’esistenza di una rivelazione dopo l’Islam è inaccettabile come per
i dirigenti del partito stalinista era intollerabile che una religione avesse il progetto
di una società moderna e progressista.



I successivi eccidi di cui i bahá'í  iraniani sono stati vittime nel XIX secolo non erano
ancora giustificati dal pretesto della collaborazione con Israele. Le accuse di eresia,
di collusione con lo Zar o con la Regina d’Inghilterra, a seconda dell’umore del mullah
che firmava la fatwa, bastavano a far massacrare intere famiglie. Oggi in Iran i bahá'í  
sono maltrattati per quello che sono e per quello che fanno. I bahá'í  osservanti,
come nel resto del mondo, organizzano riunioni di preghiere interreligiose,
sono presenti nei quartieri in difficoltà, offrono corsi di alfabetizzazione,
di igiene, di cucito, organizzano progetti artistici, mettono in atto microcrediti.
I 350.000 bahá'í  dell’Iran, provenienti da tutti gli strati della società,
da tutte le etnie e da tutte le religioni del paese, fanno affidamento sui bahá'í  
del resto del mondo che non sono iraniani, ma vivono in sintonia con i loro correligionari
nella culla della loro fede. In altre parole, la fede bahá'í  prospera sui cinque continenti,
fuorché in Iran.
Tuttavia, oggi in Iran, grazie all’azione delle organizzazioni in difesa dei diritti umani
(gli stessi che organizzano la giornata mondiale per la difesa delle libertà il 12 giugno),
ma anche grazie alla semplice solidarietà degli Iraniani davanti all’ingiustizia,
l’odio della Repubblica Islamica contro i bahá'í  si scontra con una resistenza attiva
di numerosi iraniani che, sempre più apertamente e sempre più frequentemente,
aiutano i loro compatrioti bahá'í  stretti nella morsa della repressione.

di Foad Saberan
Fonte: Le Mond.fr


Traduzione di Filippo Castello

Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae da Filippo Castello - Comunità bahá'í di Sicilia



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