venerdì 6 agosto 2010

Hiroshima 55 anni dopo




All'epoca avevo tredici anni e frequentavo il primo anno delle scuole medie; ero anch'io impegnata, come tanti altri ragazzi, nel piano di mobilitazione nazionale quando ci colse la bomba. Un lampo mille, dieci mila volte più abbagliante d'un fulmine si è riversato giù dal cielo investendomi e provocando gravi ustioni sul mio volto e su tutta la superficie del mio corpo. Il corpo reagì ed io sopravvissi, ma nei mesi successivi, nonostante le ustioni si fossero raffreddate, la pelle più tenera era divenuta una massa rattrapita e restavano ben visibili orribili cicatrici e cheloidi. Il dolore fisico e piscologico di quel giorno ha fatto di me, bambina di 13 anni, un'adulta; a differenza di altri sono sopravvissuta e se confronto il mio dolore con quello di amici e parenti, capisco che questo dolore non ha nulla di strano. Ho deciso allora che la vita che mi è stato dato di vivere l'avrei posta al servizio della pace; da allora e per più di mezzo secolo ho continuato l'attività nel movimento pacifista, per gridare il mio e il nostro sdegno contro gli arsenali atomici, per fare sì che nessun altra persona al mondo diventi un hibakusha, e che nessuno mai sperimenti la sofferenza che noi abbiamo subito. In tempi recenti, il tema del disarmo è tornato di forte attualità; in questa occasione, le persone di tutto il mondo si sono alzate in piedi nel nome della pace, e con fermezza, a braccia conserte, hanno chiesto che si ponga subito un freno allo sviluppo di armi nucleari.


Gli "hibakusha" che, con la loro testimonianza diretta, hanno raccontato al mondo l'orrore dell'olocausto atomico sono purtroppo quasi tutti scomparsi. Come possiamo salvare il loro messaggio?
Ci sono i libri, e in più le nostre parole: è necessario che gli effetti della bomba vengano raccontati a ragazzi e studenti. Se mai si dovessero dimenticare le storie della Bomba, si rischia di andare incontro a esperienze ancora più terribili. Al momento, sparse per il pianeta vi sono oltre 23 mila testate, una metà delle quali è sempre pronta al lancio. Se per caso dovesse scoppiare una guerra e qualcuno pensasse all'utilizzo diretto di quegli armamenti, sarebbe la fine dell'umanità e del pianeta Terra. I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki sono stati dei semplici "esperimenti"; chi ha sganciato le bombe li vedeva così. Erano stati effettuati altri test nei deserti americani, ma in quei casi l'oggetto dei test erano stati solo animali. Avendo rilevato il successo delle prime esplosioni, gli scienziati si erano domandati: che cosa succederebbe se usassimo quest'arma contro gli esseri umani? Quando lanciarono la bomba su Hiroshima si resero conto del terribile potenziale distruttivo dell'arma che avevano in mano; ciononostante, tre giorni dopo - il 9 agosto - furono pronti a sganciare una seconda bomba (di diverso tipo) sulla città di Nagasaki. Questi fatti sono stati passati finora di generazione in generazione; se questo non fosse avvenuto, se non vi fossero state persone che con dedizione e a costo del proprio sangue non avessero continuato a diffondere questo messaggio, non sarebbe mai nata l'idea di un disarmo nucleare globale. Io stessa ritengo una mia responsabilità primaria la diffusione di questo messaggio.


In un passato assai recente, il governo giapponese (sotto la presidenza di Shinzo Abe) ha valutato la possibilità di dotarsi di un arsenale atomico che potesse fungere da deterrente contro il nemico nordcoreano. Che cosa ne pensa?
Si dicono molte cose. Le armi atomiche sono armamenti capaci di distruggere l'umanità nella sua totalità; il loro uso non può essere pertanto in alcun modo accettato. Questo è lo spirito di Hiroshima, interpretato dal sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba e incarnato dal desiderio comune di vedere bandite le armi atomiche entro il 2020. Siamo categorici: nessun essere umano deve più essere un "hibakusha", Hiroshima e Nagasaki sono e devono restare l'unico evento distruttivo di proporzioni così immani nella storia dell'umanità.


Quali prospettive vede per il movimento pacifista? La concezione della guerra è radicalmente cambiata dalla fine della Guerra Fredda, e i giovani dei paesi industrializzati sembrano aver perduto ogni coinvolgimento rispetto ai temi nati con la fine della Guerra Mondiale. Ci avviciniamo all'oblio colletivo?
Sono venuta in Italia almeno 6 volte nel corso della mia vita per parlare ai ragazzi, in occasione di incontri culturali e scientifici legati al movimento per la pace. Una volta in Toscana ho parlato di fronte a 8 mila persone, tutti studenti delle scuole medie. I bambini reagiscono con passione alle mie parole: il rifiuto della guerra e delle armi atomiche giunge a toccare subito con forza i loro cuori. E dopo aver ascoltato quello che ho da dire mi ringraziano e promettono: "Quando saremo grandi, faremo di tutto per vivere in un mondo di pace". Questo tipo di messaggio è mutato col tempo; persino in America vi sono stati dei cambiamenti. L'anno scorso sono stata in Louisiana e ho parlato ai ragazzi delle scuole; alcuni di loro (ragazzi di 14-15 anni) mi hanno detto "Come cittadino americano voglio chiedere scusa alle vittime dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki". Fino ad oggi questo atteggiamento era impossibile. In passato, i bombardamenti erano visti dai cittadini statunitensi come una "giusta misura"; i bambini tuttavia si oppongono a questo modo di pensare. Il rifiuto della guerra si sta diffondendo gradualmente tra le nuove generazioni. Vedere così tanti bambini che partecipano alla Marcia della Pace mi ha riempita di gioia. In futuro questi bambini si impegneranno per diffondere la cultura della pace. Finché vivrò continuerò a portare a loro il mio messaggio; ma ormai il tempo a mia disposizione è poco.


Anni fa uno dei tecnici che avevano collaborato alla realizzazione di "Big Boy" visitò Hiroshima; alla richiesta di molti hibakusha di porgere le proprie pubbliche scuse per l'accaduto, lo scienziato si rifiutò, dichiarando che gli Stati Uniti non avevano alcuna alternativa se volevano far cessare la guerra. Che cosa pensa di questo atteggiamento?
All'epoca il Giappone aveva alle spalle anni e anni di guerra: non c'erano né cibo né armi, l'economia aveva toccato il fondo dell'abisso. Anche se non avessero usato la Bomba, l'esito della guerra era ormai evidente. Possiamo pertanto affermare che si è trattato solo di un esperimento. Non posso né potrò mai perdonare questa terribile decisione. In un solo colpo hanno distrutto una città, causando un'immane strage di vite umane. Questo non può essere perdonato.


Un'ultima domanda. Il destino degli hibakusha è stato tanto più amaro in quanto, dopo la guerra, molti di loro hanno subito pesanti discriminazioni, quasi che il resto del paese "si vergognasse" di loro. Nel Museo della Bomba di Hiroshima non vi è neppure un vago accenno a questa triste realtà, documentata dal libro di Masuji Ibuse "Pioggia Nera". Perché, secondo lei, il Giappone è stato così insensibile alla vostra tragedia?
La discriminazione contro gli hibakusha è un fatto di cui è responsabile il governo giapponese. Se il Giappone avesse voluto schierarsi apertamente a sostegno degli "hibakusha", avrebbe dovuto assumersi la piena responsabilità per lo scoppio della guerra; fuggendo alle proprie responsabilità, ha accresciuto la sofferenza dei sopravvissuti. Noi abbiamo sempre chiesto che il governo dichiari le responsabilità giapponesi nella guerra. Non esiste una "guerra giusta". Per questo abbiamo continuato per oltre 60 anni a ripetere il nostro "no" alle armi nucleari e alla guerra in tutte le sue forme.


di Fabio Ghelli

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