martedì 31 agosto 2010

Marijuana made in Italy

Quest'anno, per colpa del maltempo, la raccolta sarà un po' in ritardo. Ma per metà settembre tonnellate di piante di canapa indiana saranno mietute. E l'odore dolce e pungente della marijuana invaderà la penisola. In Italia, come in altri paesi europei, si sta compiendo una singolare riconversione agricola che interessa ettari di territorio, al Sud, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli, ma anche al Centro e nel Settentrione, dove le coltivazioni intensive avvengono in serra. Nel 2009 le forze dell'ordine hanno sequestrato e distrutto 119 mila piante di cannabis e denunciato 1600 persone, mentre, al 20 agosto 2010, le piante scoperte sono già 40 mila. Gli esperti del ministero dell'Interno però prevedono di riuscire ad individuare e smantellare "soltanto il venti per cento delle coltivazioni esistenti".

Fatti due calcoli, nel prossimo inverno si fumerà la marijuana prodotta da quasi cinquecento tonnellate di cannabis made in Italy. Certo, il mercato nazionale è ancora lontano dall'autosufficienza e la percentuale di principio attivo, il Thc, della specie autoctona arriva al massimo al 4 per cento (contro il 16 per cento di alcune varietà olandesi) ma il fenomeno è in costante aumento. Dal vaso sul terrazzo alla piccola serra in giardino fino alle estese piantagioni controllate dalla criminalità organizzata, le coltivazioni si allargano a macchia d'olio. E se la produzione di hashish, pure ricavato dalla pianta, richiede procedimenti elaborati, ottenere artigianalmente dell'ottima marijuana è ormai alla portata di chiunque. Non c'è giorno che le forze dell'ordine non scoprano piccole o vaste colture di "erba".

Il gene del profitto

Il nostro Paese con il 7% circa della superficie agricola utilizzata (12,7 milioni di ettari), produce il 13% circa del fatturato agricolo dell'Ue (50.000 milioni di euro), segno inequivocabile di una produzione ad alto valore aggiunto, decisamente apprezzata dal consumatore. Da un punto di vista economico e sociale si tratta di un grande patrimonio da tutelare, in quanto la produzione agricola per il mercato rappresenta solo una parte dei reali benefici che il settore agricolo apporta alla collettività. Non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese il ruolo dell'agricoltura è di fondamentale importanza per il presidio e la manutenzione del territorio, per la conservazione dell'assetto idrogeologico, per la conservazione e la tutela del paesaggio, per la conservazione della biodiversità, per la creazione di spazi ad uso ricreazionale, ecc. Pertanto è riduttivo vedere l'agricoltura solo dal lato produttivo per il mercato, occorre vederla e tutelarla per le esternalità positive che essa fornisce.
Ecco allora che la nostra società ha bisogno della presenza dell'agricoltura e dell'agricoltore sul territorio e dovrà adottare politiche in grado di proteggere il suo reddito, al fine di consentire la permanenza di questa attività anche in aree marginali, che non possono certo competere sul mercato globale sulla base dei bassi costi di produzione e dei bassi prezzi di vendita. È in questo contesto che si inseriscono le problematiche relative agli organismi geneticamente modificati. Purtroppo qualcuno crede ancora che lo sviluppo di una società dipenda dal prodotto interno lordo, per cui se gli ogm sono un modo per incrementare il Pil devono essere accettati e chi esprime pareri contrari, o quantomeno scettici, è ipocrita o falso. Se questo ragionamento fosse vero, perché essere contrari agli ormoni utilizzati nell'allevamento bovino, o agli animali transgenici, o agli animali clonati, o agli animali transgenici clonati?

''The Gheddafi-Berlusconi connection''.


L'ultima trovata arriva al mattino, con caffè e giornali. una lezione di Islam a uso e consumo della squadra di hostess che il governo italiano gli ha fatto trovare a Roma. Questa offusca quella dei passaporti libici che verranno stampati in futuro avranno, tra le immagini olografiche, la stretta di mano tra Gheddafi e Silvio Berlusconi che il 30 agosto 2008 ha sancito (a Bengasi) la firma del Trattato di Amicizia Italia - Libia.In occasione del secondo anniversario dell'accordo, il leader libico restituisce la visita ricevuta dal premier italiano l'anno scorso. Quest'anno, come un anno fa, i media saranno rapiti dal corollario di trovate che caratterizzano i viaggi del colonnello Gheddafi:tende beduine nel cuore di Roma, squadre dicavalieri arabi in abiti tradizionali e il corpo di guardia tutto al femminile del leader libico.


Una sorta di cortina di fumo che, alimentata dalle costanti dichiarazioni di amore eterno tra i due personaggi politici, nasconde tutta una serie di elementi ben più interessanti della nuova stagione di relazioni tra l'Italia e la Libia inaugurata due anni fa.

domenica 22 agosto 2010

Il Bancor in rampa di lancio

Un documento strategico del FMI recentemente pubblicato chiede l’adozione di una valuta globale, chiamata “bancor”, onde stabilizzare il sistema finanziario internazionale, mentre riconosce che soltanto uno spostamento radicale verso l’accettazione del globalismo farà che ciò sia possibile nel breve termine.

Il progetto del FMI, scritto da Reza Moghadam, capo del dipartimento di strategie, politiche e valutazioni, è rimasto in sordina per tre mesi.

Tuttavia, un articolo uscito oggi sul blog alphaville del Financial Times dal titolo IMF blueprint for a global currency – yes really [“Piano del FMI per una valuta mondiale - sì, per davvero” NdT] mette in evidenza il documento e la chiara strategia dell’autorità finanziaria globale.

“...agli occhi del FMI almeno, il modo migliore per assicurare la stabilità del sistema finanziario internazionale (dopo la crisi) si basa in realtà sul lancio di una valuta globale”, ha affermato Izabella Kamiska. “E questo dipende in grande misura, afferma il FMI, dal fatto che non si può affidare ai governi sovrani - così come sono - il compito di ridistribuire le riserve in eccedenza, o di fare fronte ai passivi da soli.”

venerdì 20 agosto 2010

La pirateria navale non conosce crisi

E' un'industria fiorente, che non teme crisi, che ha trovato con facilità nuovi mercati e che ha saputo rispondere alle sfide. Un piccolo particolare, è illegale. La pirateria marittima, che impensierisce governi, armatori e imprenditori dell'economia legale, è un'attività che rende (ilWorld Peace Foundation stima che la filibusta l'anno scorso abbia intascato100 milioni, il doppio dei 55 milioni del 2008) e si trasforma costantemente.



Un trend incoraggiante? Lo si intuisce spulciando il registro dell'International Maritime Bureau, la divisione dell'International Chamber of Commerce che ha attivato unPiracy Reporting Center, con quartier generale a Kuala Lumpur. E' qui che arrivano tutte le segnalazioni di abbordaggi, attacchi e sequestri di navi, in ogni parte del mondo, che secondo stime dello stesso centro è arrivata a costare all'economia mondiale qualcosa come18 miliardi di dollari.

lunedì 9 agosto 2010

L'economia è in ripresa?

Capire cosa succede all’economia di un paese è complicato. Ma di certo non si può affermare, come hanno fatto di nuovo i media nei giorni scorsi, che la produzione industriale e il Prodotto interno lordo sono ai massimi quando i dati dicono che siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi. E non si può guardare al superindice Ocse solo quando dà buone notizie.


Perfino da sotto l’ombrellone o dalla cima di una montagna un utente dei media italiani potrebbe porsi la domanda: l’economia va bene? O almeno, se non va ancora bene, va meglio? Ecco una sequenza di titoli presi da vari giornali e Tg che potrebbero orientare la risposta.

NOTIZIE SPARSE DI INIZIO AGOSTO

Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2010: “Sono aumentate del 9,8 per cento a luglio le richieste di cassa integrazionerispetto a giugno. L'incremento è attribuibile all'aumento di ore autorizzate per cassa integrazione straordinaria. L’Inps sottolinea la forte ciclicità del dato“
Tg 1 e Tg2, La Stampa e il Messaggero del 6 agosto: “Produzione industriale +8,2, al top dal 2000”
Tutti i giornali e i Tg del 6 agosto: “Istat: pil in crescita dell'1,1 per cento in un anno. L'incremento annuo del Pil è il più alto dall'inizio della crisi”
I titoli riportati sopra ci aiutano a rispondere alle domande su come va l’economia? A mio parere, no. Un po’ il mondo è complicato: il mercato del lavoro risponde con ritardo all’evolversi dei fatturati e delle vendite delle aziende. Il che rende a volte inevitabile l’alternarsi di notizie apparentemente contraddittorie. Un po’ è che i datisono pubblicati in modo sfalsato: i dati sul Pil (relativi al secondo trimestre 2010) escono in ritardo rispetto a quelli sulla Cig (di luglio 2010) e sulla produzione industriale (di giugno 2010). Anche questo porta all’alternarsi di notizie contrastanti a pochi giorni di distanza l’una dall’altra. Ma c’è anche che i media non fanno abbastanza per aiutarci a capire. Provo a spiegare.

Cina, prove di libertà

Le autorità cinesi si sono messe a difendere giornali e giornalisti dai tentativi di censura e intimidazione. Si tratta di pochi casi molto specifici, legati ad esigenze politiche.
Nel frattempo, il controllo su ciò che si può e non si può dire vira sempre più su internet.

Un comunicato dell'Amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni sancisce che "i media hanno il diritto di conoscere, intervistare, pubblicare, criticare e controllare su questioni di interesse di interesse pubblico e nazionale" e che "le normali e legali attività di raccolta delle informazioni da parte dei media, dei loro reporter e giornalisti, sonoprotette dalla legge".

Il partigiano Grozni e l'oblio della leggenda

"È buio di novembre. E la notte del 21 novembre 1944 i fascisti dissero al russo che avrebbero lasciato aperta la porta della prigione. Ma era una trappola, e appena lui saltò il muro del giardino insieme a un altro partigiano, quelli fecero fuoco. Aveva 33 anni. Il corpo fu trovato in condizioni spaventose". Abbaiare di cani, gracidare nei fossi, un concerto di grilli tra la pianura e le falde d'Appennino. Che ci facciamo qui, luogotenente Cariolato, protettore e padrone della mia camicia rossa, in questa notte rovente sulla Via Emilia, davanti a una limonata fresca e un Gutturnio, dopo avere attraversato il Po? Che ci facciamo tra Solferino e la Linea Gotica, in questa terra di campi di battaglia che da secoli sputa pallottole e punte di freccia? Semplice. Siamo venuti a sentire una storia terribile, di quelle che valgono una deviazione. La storia del partigiano Grozni, che morì per seguire Garibaldi un secolo dopo. Vassili Pivovarov Zakarovic, combattente della libertà italiana. Per sentirla dagli ultimi testimoni viventi, questo 25 aprile, Eduard - il figlio che lui non ha mai conosciuto - ha valicato gli Urali e fatto 5 mila chilometri via terra. E ora siamo qui anche noi.

venerdì 6 agosto 2010

Il tirocinio formativo attivo e le lauree a scadenza, l'ADIDA procede al ricorso

Lauree a scadenza, doppia selezione ed eliminazione del Soprannumero. Anche se manca ancora la versione definitiva del decreto, questo è ciò che il Ministero ha promesso ai docenti precari di III fascia con anni di esperienza, e non per essere assunti, ma per ottenere l’ abilitazione all’insegnamento.
Per potersi abilitare infatti, si dovrà oltrepassare assieme ai neo-laureati un doppio test di ammissione per poter iscriversi poi, ovviamente a fronte di rette che si preannunciano assai salate, ai
TFA (corsi abilitanti di durata annuale previsti dallo Schema di regolamento sulla formazione iniziale docenti), rigorosamente a numero chiuso anche per chi, ed è davvero un paradosso e una vergogna, sta già da anni esercitando la professione docente.

I posti disponibili saranno calcolati sulla base delle esigenze attuali, che in un periodo di tagli, o, se vi sembra più elegante, di razionalizzazione, avrà come diretta e amara conseguenza che solo pochissimi potranno accedervi. Chi non passerà questi test al primo tentativo, risultando non solo NON vincitore, né tantomeno idoneo, rischia di vedere il proprio titolo di studio annullato ai fini dell’insegnamento (per le classi di concorso considerate ’sature’ potrebbe addirittura non essere possibile effettuare il test di ammissione poiché si ritiene probabile l’ipotesi che non sussistendo l’esigenza di abilitare nuovo personale il Ministero decida di non attivare i relativi corsi abilitanti!).

Hiroshima 55 anni dopo




All'epoca avevo tredici anni e frequentavo il primo anno delle scuole medie; ero anch'io impegnata, come tanti altri ragazzi, nel piano di mobilitazione nazionale quando ci colse la bomba. Un lampo mille, dieci mila volte più abbagliante d'un fulmine si è riversato giù dal cielo investendomi e provocando gravi ustioni sul mio volto e su tutta la superficie del mio corpo. Il corpo reagì ed io sopravvissi, ma nei mesi successivi, nonostante le ustioni si fossero raffreddate, la pelle più tenera era divenuta una massa rattrapita e restavano ben visibili orribili cicatrici e cheloidi. Il dolore fisico e piscologico di quel giorno ha fatto di me, bambina di 13 anni, un'adulta; a differenza di altri sono sopravvissuta e se confronto il mio dolore con quello di amici e parenti, capisco che questo dolore non ha nulla di strano. Ho deciso allora che la vita che mi è stato dato di vivere l'avrei posta al servizio della pace; da allora e per più di mezzo secolo ho continuato l'attività nel movimento pacifista, per gridare il mio e il nostro sdegno contro gli arsenali atomici, per fare sì che nessun altra persona al mondo diventi un hibakusha, e che nessuno mai sperimenti la sofferenza che noi abbiamo subito. In tempi recenti, il tema del disarmo è tornato di forte attualità; in questa occasione, le persone di tutto il mondo si sono alzate in piedi nel nome della pace, e con fermezza, a braccia conserte, hanno chiesto che si ponga subito un freno allo sviluppo di armi nucleari.

mercoledì 4 agosto 2010

Bossi e la fine di un sogno di una notte di mezza Estate

Com’è strana la vita.
Così come, un poveraccio disperato, può vincere alla lotteria o ricevere la famosa eredità “dello zio d’America” (successe ad un mio amico, totalmente ignaro della sua esistenza), capita che – quando ti sembra d’avere in pugno il risultato di una vita di sforzi – con uno sberleffo, il destino ti tolga tutto.
E’ quello che ci viene in mente – in queste giornate di caldo e di afa – quando osserviamo l’effige d’Umberto Bossi.
Riflettendoci un po’, già c’aveva colpito la sicumera di Tremonti quando – a Bruxelles – gongolava, affermando che in Italia (avete visto com’è facile?) si “riforma” il sistema previdenziale, mandando in pensione la gente a 70 anni, senza nemmeno “una voce dissenziente”.
A dire il vero, le voci “dissenzienti” ci sono state – la prima, quella del più grande sindacato italiano, la CGIL – ma il governo, forte di numeri e di consensi, di certezze e d’impunità, aveva tirato diritto. Il Presidente del Consiglio sognava nuovi castelli nei quali invitare nuovi harem, il Gran Visir dell’Economia nuovi fondi previdenziali da saccheggiare, valvassori e valvassini nuovi cespiti di tangenti, da dilapidare nell’Estate da nababbi che li attendeva. E invece.

Le bombe talebane e i residui bellici italiani


Venerdì scorso a Roma i funerali solenni dei due artificieri italiani uccisi da un ordigno artigianale (Ied). E tra i documenti pubblicati da WikiLeaks ne spunta uno davvero imbarazzante: molti di questi ordigni improvvisati sono confezionati a partire da vecchie mine italiane. Bombe anti-carro piazzate oltre vent'anni fa contro i sovietici ma ancora attive e finite nelle mani dei taleban

Sono italiane molte delle mine che esplodono ogni giorno sotto i blindati Nato, così come sotto i passi dei soldati. Italiani compresi.

Un gigantesco cortocircuito, che emerge dagli oltre 90mila documenti militari Usa, diffusi dal sito di controinformazione WikiLeaks. Migliaia sono i rapporti che parlano di Italia, e di questi, centinaia sono i resoconti di pattuglie o unità di artificieri, che parlano di una sola cosa: mine. Mine italiane e congegni artigianali ma micidiali, gli Ied («Improvised explosive devices»), fabbricati dai taleban con i nostri stessi ordigni. Abbiamo reso un grande servizio all'Afghanistan: prima imbottito di TC-6 («le Ferrari dell'esplosivo anti-carro», stando agli esperti), poi percorso dai nostri blindati. Le strade afghane parlano di Italia a ogni chilometro. Morti e crateri inclusi. Unico neo: quegli «unsufferables» di Emergency (come li definiscono i rapporti Usa), che ricuciono i corpi dilaniati.

martedì 3 agosto 2010

Il Washington Post e le strane idee sul giornalismo

Il fatto: al Washington Post c’è chi dice che bisogna catturare Julian Assange e far fuori Wikileaks. Con le buone o le cattive.
In un primo momento si è indotti a pensare che a parlare sia un blogger. Ma Marc Thissen è un autorevolissimo commentatore, un OP Ed Columnist. Quindi, pur non rapprentando il giornale, le sue sono parole di fuoco. Ecco una sintesi per punti del suo intervento:
1) Wikileaks è una organizzazione criminale. Le sue rivelazioni su documenti riguardanti le operazioni in Pakistan e Afganistan mettono concretamente a rischio la vita di centinaia di agenti, e questo è confermato dagli stessi Talebani. Altro danno sarà fatto attraverso la pubblicazione di 15 mila documenti di cui ha parlato lo stesso Assange.
2) Circola l’errata convinzione che Assange, non essendo cittadino americano, non sia in alcun modo assicurabile alla giustizia fino a quando rimane al di fuori degli Usa. Errore. Per raggiungere l’obiettivo bisogna innanzitutto incriminarlo e quindi collaborare con i partner internazionali degli Stati Uniti per ottenerne l’arresto. Dovremo essere molto chiari, soprattutto con alleati Nato come Belgio e Islanda che questa situazione è intollerabile e che l’aiuto è dovuto sulla base del trattato.

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori