giovedì 15 luglio 2010

Umm Qasr, il peggior porto del Medio Oriente

Le speranze dell'Iraq di costruire una prosperità economica grazie agli accordi da molti miliardi di dollari per sviluppare le sue immense risorse petrolifere hanno incontrato a notevole ostacolo nella mancanza di spazio sui moli e in una impenetrabile burocrazia nel più importante dei suoi porti.

Abbandono, investimenti insufficienti, uniti a eccesso di pratiche, corruzione, e burocrazia hanno lasciato il porto di Umm Qasr, nei pressi del polo petrolifero di Bassora, male attrezzato per gestire le richieste delle major petrolifere, che stanno cercando di riversare tonnellate di attrezzature in Iraq.

"Questo porto è il peggiore del Medio Oriente", dice un agente che lavora per una compagnia straniera a Umm Qasr mentre le navi fanno la coda nel Golfo e i camion aspettano in lunghe file per prendere i loro carichi.

"Niente macchinari, niente servizi, nessun sistema", dice l'agente, che riesce a malapena a mascherare la sua frustrazione.

L'Iraq, che sta emergendo da decenni di guerre, sanzioni, e declino economico, conta sul quadruplicare la sua capacità di produzione petrolifera per uscire con difficoltà dal caos scatenatosi dopo l'invasione guidata dagli Stati Uniti del 2003.

Ma compagnie come BP, Royal Dutch Shell, e la cinese CNPC, che sono in competizione per far sì che succeda, stanno facendo fatica solo per scaricare dalle navi le attrezzature di cui hanno bisogno, e farle uscire dal porto verso alcuni dei maggiori progetti di giacimenti petroliferi del pianeta.

L'Iraq è seduto su riserve petrolifere che sono le terze al mondo, e ha firmato accordi per aumentare la sua capacità produttiva a 12 milioni di barili al giorno in sette anni, una manna enorme per un Paese che fa fatica a fornire i servizi più essenziali ai suoi 30 milioni di abitanti.

"Importiamo molte merci perché non riusciamo a trovare tutti questi materiali in Iraq, ma ci sono problemi con le dogane e le tariffe. Per me è un incubo", dice un dirigente di una delle principali compagnie petrolifere che hanno vinto un contratto in Iraq.

Le lamentele dei dirigenti petroliferi stranieri sulla capacità dei porti, le strade fatiscenti, e le infrastrutture scricchiolanti hanno spinto i funzionari iracheni del settore petrolifero a cercare di ottenere un assenso dal Kuwait per aprire un valico di frontiera speciale per le compagnie petrolifere.

"Le capacità umane e tecniche della compagnia che gestisce i porti iracheni sono insufficienti a gestire tutto il lavoro", ha detto venerdì scorso alla Reuters Dhiya Jaafar, Direttore Generale della South Oil Co. (SOC), compagnia di Stato irachena.

Un pezzo piccolissimo di costa

L'Iraq ha solo un pezzo piccolissimo di costa, incastrato fra l'Iran e il Kuwait, e Umm Qasr sta gestendo l'80% delle importazioni irachene. Una parte consistente dell'attività riguarda le importazioni per l'enorme programma di razionamento alimentare pubblico.

Ditte che importano grano, zucchero, e riso si lamentano di forti tangenti, servizio scadente, e alti costi di movimentazione che fanno di Umm Qasr uno dei porti più cari del mondo per gli spedizionieri.

A Rumaila, il maggiore dei giacimenti iracheni in produzione, dirigenti, ingegneri, e addetti alle trivellazioni stanno iniziando un grande lavoro di modernizzazione per triplicare quasi la sua produzione di 1 milione di barili al giorno.

Il progetto è stato il primo firmato da Baghdad, ed è andato alla BP assieme alla CNPC. La compagnia di servizi petroliferi Weatherford International è già sul campo con un personale di 300 unità come una delle ditte che hanno vinto parte di un contratto da 500 milioni di dollari per scavare nuovi pozzi.

Altri dieci contratti per lo sviluppo di giacimenti petroliferi stanno per partire.

Le autorità irachene stanno portando avanti diversi piani per migliorare le strutture portuali del Paese, fra cui la modernizzazione dei moli di Umm Qasr e il progetto di un nuovo grande porto da 6 miliardi di dollari a Fao, sulla punta all'estremo sud del Paese.

Nel frattempo, l'autorità statale che gestisce i porti dice di potercela fare realmente solo con le importazioni di cereali.

"Al momento, il porto può gestire il traffico commerciale, ma per le necessità delle compagnie petrolifere avremo bisogno di più spazio sui moli", dice il Capitano Fadhil Abd Ali, assistente direttore generale dell'operatore di Stato dei porti iracheni.

A Umm Qasr possono volerci quattro giorni per scaricare una nave che porta merci per 5.000 tonnellate. E i prezzi sono alti.

"Le tasse portuali in qualsiasi porto del mondo non superano i 1.000 dollari, ma in Iraq dobbiamo pagare 8.000 dollari all'agente navale", dice alla Reuters Muhammad al-Suwaidi, spedizioniere degli Emirati Arabi Uniti.

Poi vengono le bustarelle.

"Chiunque dica che non prende tangenti è un bugiardo", dice un lavoratore del porto che non vuole che venga fatto il suo nome. 

(Ulteriori elementi raccolti da Khalid al-Ansary, Ahmed Rasheed, e Rania El Gamal a Baghdad; Revisione di Matt Robinson) 

(Traduzione di Ornella Sangiovanni)



di Aref Mohammed

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