venerdì 30 luglio 2010

Pil Usa, il combustibile è finito?

Oggi sarà comunicato ufficialmente il dato sul PIL USA del secondo trimestre. Le attese sono per un +2.6% contro un +2.7% del trimestre precedente.
Ovvio, non si parla di crollo, ma di stabilizzazione. Un dato comunque molto positivo che potrebbe far pensare ad un’effettiva ripresa. E proprio qui sta l’inghippo.
Molti operatori e molti risparmiatori (ndr: per fortuna è così, altrimenti non ci sarebbe mercato e gli indici sarebbero in ben altra posizione…) grazie anche all’opera di convincimento psicologico della classe politico economica che dirige la baracca, sono convinti che questa situazione di ripresa sia “definitiva”, ovvero si tratti di un vero e proprio nuovo ciclo economico.
Il sottoscritto, come ben sapete, non la pensa così. Il sottoscritto crede che questa crescita sia indotta dal sostegno governativo e che quindi sia stata alimentata da dinamiche non più ripetibili in futuro.
Immaginate un fuoco. Se buttiamo della legna, ovvio che il fuoco si alimenta e cresce. Poi però, ad un certo punto, è necessaria altra legna, altrimenti il fuoco si spegne. E quando la legna è finita…iniziano i problemi.

I dati di oggi, quindi, sono si importanti, ma rappresenteranno la fotografia del passato, ovvero di quello che è stato e di quello che si è fatto col sostegno governativo. Ma attenzione, ora il gioco si fa duro, perché l’economia dovrà dimostrare di riuscire a stare in piedi da sola. Praticamente il fuoco dovrà riuscire ad alimentarsi da solo, senza lo Stato che butti combustibile. Ed è proprio qui che sta tutta la mia scommessa. Sono mesi infatti che sostegno questo scenario. L’economia, senza il sostegno pubblico, non sta in piedi.
Morale: importate il PIL ma soprattutto fondamentale l’outlook (se sarà “sincero”). Intanto però…il governativo considerato safe haven continua a salire di prezzo ipotizzando la deflazione. Chi l’avrà vinta?

Tanto per cominciare vi rilascio questo grafico che fotografa la realtà attuale ma mette le basi per serie ipotesi di rallentamento.

1) disoccupazione in stabilizzazione, ma a livelli elevati (oltre il 9%)
2) produttività industriale ottima (vedi il discorso sopra fatto sul sostegno pubblico) che ha secondo me illuso e non poco…
3) vendite: e qui è già visibile l’inversione
4) risparmio: ahi ahi ahi… Mr Smith ha finito i soldi!
Quindi già da questa analisi è percepibile un peggioramento della situazione macro.

Che accade ora che il sostegno mancherà?


Andiamo al punto:
1) il Congresso ha già esplicitamente confermato che il sostegno legato all’emergenza occupazione non verrà rinnovato.
2) Salteranno gli aiuti fiscali di cui fino ad oggi si è beneficiato in modo generoso
3) Verranno limitati i tagli fiscali includendo solo le categorie meno abbiette
La politica fiscale quindi cambierà sensibilmente. Se prima incideva positivamente sulla crescita per un 1.3%, ora arriverà a pesare per un -1.7% (fonte: GS via OH)
Il gioco ora si fa veramente duro.

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