martedì 27 luglio 2010

Lettera aperta ai Massoni

Gentilissimi,

nell’Odinanza “Infinito” a pag. 81, Ilda Boccassini scrive: “Risulta chiaro come in questo contesto può risultare estremamente preoccupante l’ingresso di Pino Neri nella massoneria: la capacità di fare sistema da parte dell’associazione risulta notevolmente potenziata nell’ambito massonico; come ampiamente rilevato nelle indagini, l’ingresso nelle logge massoniche costituisce il momento di collegamento con ceti sociali in grado di fornire sbocchi per investiment imprenditoriali, coperture a vari livelli, con conseguente integrazione della ‘ndrangheta nella società civile e abbandono di un atteggiamento di contrapposizione nei confronti di quest’ultima: in altri termini il rapporto tra ‘ndrangheta e massoneria, costituisce un momento in cui il sodalizio criminoso passa da corpo separato a componente della società, e pertanto più pericoloso in quanto in grado di mimetizzarsi.”
Sono purtroppo costretta a rivolgermi a Voi in modo generalizzato poiché non Vi conosco, pur essendo sei anni che cerco di conoscere Pavia. Non so nulla delle gerarchie che vigono al Vostro interno e non saprei come altrimenti indirizzare questa lettera se non pubblicamente. Vi scrivo dopo aver cercato di digerire quelle parole di Boccassini riferite di certo anche a Pavia. Come molti, della massoneria diffusa ne ho sentito parlare tramite mille allusioni durante questi pochi anni durante i quali mi sono occupata di vita pubblica cittadina. Venite sempre evocati e mai nominati, costante oggetto di richiami sussurrati o bisbigliati, indifferenziati e mai decisivi. Nel discorso pubblico siete spesso occultati dal sintagma “poteri forti”, ma se si vuol approfondire, la risposta non arriva mai.
A noi che non contiamo nulla, che al massimo possiamo scrivere a nostro rischio su di un blog, quel fare allusivo e quell’occultamento ci sembrano ormai, nella migliore delle ipotesi, parossistici. Nella peggiore, invece, ci lasciano addosso un senso straordinariamente profondo e sgradevole di impotenza e d’impari opportunità. La Vostra presenza e il Vostro potere vengono costantemente tratteggiati con una patina d’opacità che in una democrazia liberale vera ha poco o punto senso. Eppure, se non vado errata, è quel liberalismo (fregiatosi dell’aggettivo “illuminato”) che ha dato impulso al Vostro originario radicamento anche locale. Le questioni massoniche potrebbero non essere affar mio, qualcuno penserà; ognuno è libero di fare della propria vita ciò che vuole. Tuttavia, non sono affari miei fino a quando non si viene a sapere che almeno quattro degli arrestati o dei coinvolti nell’inchiesta antimafia “Infinito” risultano appartenenti alla massoneria o aspiranti tali. A questo punto sono affari di tutti; come da parte di tutti è legittimo interrogarsi su quelle pesantissime parole di Ilda Boccassini. Non so a quali logge appartenessero quelle persone, se a quelle locali o altro, non so come funzionino le affiliazioni, che rapporti ci siano tra circoli escluvisi, ordini di cavalierato e logge massoniche, so quello che trovo scritto in articoli di giornalisti che hanno seguito le cronache italiane degli ultimi trent’anni, non so nulla delle differenze tra logge “regolari” e “irregolari”, “coperte” e non, ma da una settimana so che a qualche figura sospettata di far parte del “locale” ‘ndranghetista di Pavia è stato chiesto di entrare in massoneria. Su quale base si richiedono e si offrono le adesioni? Quali sono in generale i criteri di selezione? E come viene gestito il dopo? Cosa si fa quando gli inviti sono già partiti e si scopre che l’invitato è finito in una ordinanza della Dia di Milano? E come viene gestita la presenza tra gli affiliati alla massoneria, e a ordini cavallereschi cattolicissimi, di un boss ‘ndranghetista che dichiara anche, in una intercettazione, che l’affiliazione massonica (in una loggia “regolare”) gli costa un sacco di soldi l’anno? Non so quale grado di permeabilità ci sia tra le diverse logge e tra queste e gli ordini cavallereschi, tra tutto questo e la città. Confesso che mi trovo già in notevole imbarazzo a trattare queste evenienze nel 2010, quando è già stata accertata su Marte la presenza di qualcosa di assimilabile all’acqua, le informazioni viaggiano in wi-fi a 28,8 mega al secondo, e la prima clonazione della pecora è già avvenuta più di due anni fa. In questi giorni mi interrogavo anche sull’eventualità che qualche adepto alle logge “regolari” (come si distinguono da quelle “irregolari”?) potesse aver informato i superiori nazionali degli ordini massonici sul contenuto di quell’ordinanza affinché si prendessero eventuali provvedimenti. Quei Superiori nazionali che non saprei come definire: l’unico alto grado che conosco è quello di Gran maestro, ma ogni rito pare abbia il suo, e non so a quale rito possano aver avuto accesso quei “figuri” e nemmeno quale sia stato a proporre loro inviti all’affiliazione.
Da giorni chiediamo chiarezza e posizioni ferme e risolute alle pubbliche amministrazioni, alle “eccellenze”, e a tutte le entità visibili che con la città devono interloquire, ma come facciamo a chiedere di fare la stessa chiarezza a ciò che non si è mai palesato, che vive in un’altra dimensione, stretto in un patto ferreo di mutuo soccorso e solidarietà tra gli adepti? Abbiamo letto che dalla massoneria non si uscirebbe. Sarebbe un giuramento senza possibilità di estinzione a legare per la vita coloro i quali hanno fatto la scelta di aderirvi; tutt’al più ci si può mettere “in sonno”. Questo è motivo per me di ulteriore preoccupazione. Il Gip Gennari scrive in quella storica Ordinanza antimafia che quanto emerso dalle indagini suscita preoccupazione per la tenuta del contesto “democratico pavese”. Ne siamo preoccupati tutti, penso di non essere la sola a chiedersi in questi giorni come la massoneria intenda contribuire alla tenuta della democrazia pavese. Sarebbe importante saperlo. Abbiamo solo quella.

Ringraziando dell'attenzione,

Irene Campari

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