mercoledì 14 luglio 2010

La locomotiva tedesca farà deragliare i vagoni mediterranei

All’inizio della seconda settimana di giugno la Germania ha varato quello che è il più consistente pacchetto di tagli alla spesa pubblica nella sua storia dalla fine della seconda guerra mondiale, e la cosa sorprendente è che non ne aveva bisogno.

La manovra per consolidare il bilancio federale ammonta a 80 miliardi di euro in quattro anni, entro il 2014, secondo quanto previsto dalle proiezioni iniziali del governo che contavano un aumento del deficit di bilancio di 80,2 miliardi per l’anno in corso. Ma le nuove stime al ribasso si attestano tra i 60 e i 65 miliardi di euro per il 2010 e, secondo voci del governo, il trend continuerà nel 2011 con un nuovo debito di 55 miliardi di euro anziché i 72 stimati.
Si parla cioè di 20 miliardi in meno per il solo 2010.


Alla base c’è un’economia forte che ha incassato quest’anno più del previsto dalle imposte e ha registrato una disoccupazione più bassa di quanto aspettato, inoltre la vendita da parte del governo delle frequenze per la telefonia mobile ha ulteriormente migliorato la condizione.

Tuttavia Angela Merkel ha ugualmente varato la manovra da 80 miliardi come un rullo compressore perché, dopo più di 50 anni di spesa pubblica sempre crescente, ora c’è spazio per risparmi radicali che non feriscono gravemente i servizi pubblici e possono addirittura dare una sferzata positiva all’economia. 

Il gioco del Cancelliere tedesco è chiaro: tagli alla spesa e aumenti mirati nella tassazione per diffondere in Europa una ‘nuova cultura della stabilità’, per dare un colpo al pesante fardello di debito pubblico che si porta dietro il vecchio continente e che ha affondato la moneta unica europea nella sua prima crisi. Berlino ha tenuto un occhio fisso sui modelli di spesa di Spagna e Grecia, per vedere cosa non fare.

Ma i cugini dell’altro lato dell’Atlantico non amano i piani del Cancelliere: al meeting, tenutosi sempre nello scorso mese di giugno, tra i ministri del tesoro Usa e tedesco, Timothy Geithner e Wolfgang Schäuble, Geithner non ha esitato a mostrare la propria preferenza per un’Europa spendacciona, che facesse correre il debito per aiutare la ripresa globale. Preferenza frustrata da Schäuble: parola d’ordine è arrestare le turbolenze nell’eurozona.

Come la definisce l’economista Luigi Zingales quella tedesca è una “manovra brillante ma fortemente antieuropeista”, perché, come scrive sul Sole24Ore, “trasforma il grande vantaggio attuale in costo del lavoro e solidità fiscale in un vantaggio sul lungo periodo”, ma tutto questo la Germania lo ottiene accelerando il passo a un ritmo che gli altri partner europei, e soprattutto i Paesi del sud, non possono assolutamente permettersi. La Germania aumenta la sua produttività e investe per aumentare la crescita dove gli altri non possono permetterselo.
L’Ifo, che è un indice della temperatura delle imprese, basato mensilmente su settemila aziende, continua a salire, sulla scia dell’industria dell’auto. Bmw e Mercedes per rispondere alla domanda crescente, soprattutto da Usa e Cina, hanno assunto migliaia di lavoratori per tenere a regime le linee di produzione.

Come sostiene ancora Zingales la carta giocata in Germania è la deflazione, ovvero “la svalutazione competitiva, non ottenuta come un tempo attraverso il tasso di cambio, gioco in cui erano più bravi i Paesi del sud, ma attraverso il livello dei prezzi”. Se il gioco è questo gli altri Paesi europei non lo possono giocare.


Alessandro Micci

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori