domenica 4 luglio 2010

Gilad Shalit è un prigioniero di guerra?


Il soldato israeliano Gilad Shalit può essere considerato a tutti gli effetti un prigioniero di guerra, mentre molti dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono dei civili che si sono visti negare i propri diritti – scrive il giornalista palestinese Ali Abunimah.

Con una trovata propagandistica chiamata “la vera Flottiglia della Libertà”, Gabriella Shalev, ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, e altri diplomatici ed attivisti sionisti sono salpati la scorsa settimana sul fiume Hudson a New York diretti verso il quartier generale delle Nazioni Unite.
Il loro obiettivo era quello di attirare l’attenzione su Gilad Shalit, il soldato israeliano catturato da Hamas quattro anni fa mentre stava svolgendo il proprio compito di imporre l’occupazione israeliana e il blocco della Striscia di Gaza.

La Shalev, a quanto riferito, portava con sé un pacco di “aiuti” contenente biancheria intima, occhiali e generi alimentari destinati a Shalit.
Malcolm Hoenlein, il vicepresidente esecutivo della Conferenza dei presidenti delle maggiori Organizzazioni ebraiche americane (il gruppo sionista che ha organizzato l’evento), si è lamentato del fatto che al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR ) è stato impedito di visitare Shalit, mentre Israele permette di far entrare “da circa 15.000 a 18.000 tonnellate di aiuti umanitari” nella Striscia di Gaza assediata, ogni settimana.
Shalit è stato privato dei suoi “diritti più elementari, comprese le visite di rappresentanti di organizzazioni internazionali ” come il CICR, e del diritto di ricevere pacchi o lettere da casa – gli ha fatto eco Asaf Shariv, il Console Generale di Israele.
Sviare le critiche
A seguito dell’ indignazione suscitata dall’uccisione degli attivisti a bordo della Flottiglia della Libertà diretta a Gaza, avvenuta per mano di Israele in acque internazionali il 31 maggio, l’accresciuta attenzione nei confronti di Shalit è un tentativo compiuto da Israele per deviare le critiche riguardo al fatto che Tel Aviv tiene in stato di prigionia oltre un milione e mezzo di persone nella Striscia di Gaza, metà delle quali sono bambini che, a differenza di Shalit, rimangono anonimi per i media e i leader del mondo.
Ma Israele ha alcune ragioni? Hamas sta violando i diritti più elementari di Shalit impedendo che il CICR abbia accesso diretto a lui, rifiutando che egli abbia contatti con la famiglia, ed in primo luogo tenendolo prigioniero?
In un recente intervista, Béatrice Mégevand-Roggo, responsabile della Croce Rossa per le operazioni in Medio Oriente, ha dichiarato che la sua organizzazione sta lavorando “intensamente” per ottenere il permesso che un rappresentante del CICR visiti Shalit, o almeno affinché la sua famiglia abbia scambi di corrispondenza con lui.
“Hamas ha finora respinto con fermezza tutti i nostri appelli”, ha detto la Mégevand-Roggo, aggiungendo che il 14 giugno il CICR “ha dichiarato pubblicamente che Hamas, non permettendo che vi siano contatti tra Shalit e la sua famiglia, sta violando il diritto umanitario internazionale”.
In particolare, però, il CICR non ha detto che tenere prigioniero Shalit, o addirittura negare al CICR il diritto di fargli visita, sono violazioni del diritto internazionale, cosa che sembra indicare che il CICR ritenga che Shalit è un prigioniero di guerra (prisoner of war, POW).
La sua condizione sarebbe quindi disciplinata dalla Terza Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra.
Considerazioni di sicurezza
Ai sensi dell’articolo 125 di questa convenzione, la possibilità che il CICR visiti un prigioniero di guerra non è incondizionata, ma “è soggetta alle misure che le potenze detentrici dei prigionieri ritengono indispensabili per garantire la loro sicurezza o per soddisfare qualsiasi altra ragionevole necessità ….”
Come ricorda la Mégevand-Roggo, Hamas, in questo caso la potenza detentrice del prigioniero, “ha detto pubblicamente che considerazioni di sicurezza le hanno impedito di consentire al CICR di visitare Shalit”.
Dal punto di vista di Hamas, il rischio insito nel fatto di consentire una visita è evidente: rivelare la posizione del prigioniero di guerra causerebbe il rischio di un attacco militare israeliano per tentare di liberarlo, o per danneggiare le strutture militari e il personale di Hamas.
Sia Israele che Hamas hanno indubbiamente in cima ai loro ricordi il tentativo di Israele, nel 1994, di liberare Nachshon Wachsman , un membro dell’esercito israeliano con la doppia nazionalità, israeliana e americana, catturato da combattenti di Hamas in Cisgiordania.
In quel caso, Hamas aveva minacciato, illegalmente secondo il diritto internazionale, di uccidere Wachsman se non fossero stati liberati dei prigionieri palestinesi.

Hamas aveva tuttavia prorogato il termine entro cui Israele avrebbe dovuto accettare lo scambio e, come riportò all’epoca il New York Times, alcuni mediatori fra le parti ritenevano di aver raggiunto un accordo, quando Israele decise invece di lanciare un blitz militare.
Wachsman, un ufficiale israeliano e tre palestinesi rimasero uccisi durante il mal eseguito assalto israeliano.
Israele sostenne che Wachsman era stato ucciso dai suoi sequestratori allorché i soldati israeliani avevano attaccato la casa dove egli era detenuto insieme a degli esplosivi.
Hamas in cerca di un riconoscimento
In base alla Terza Convenzione di Ginevra, Hamas è obbligato a fare tutto il possibile per proteggere la vita di un prigioniero di guerra, cosa che l’organizzazione ora sembra riconoscere.
Mahmoud Zahar, un alto funzionario di Hamas a Gaza, ha detto a una delegazione sudafricana in visita nel mese di aprile, in relazione a Shalit: “Non abbiamo ucciso e non uccideremo soldati israeliani prigionieri. La nostra morale e la nostra religione ce lo impediscono”.
Dato il suo tentativo di ottenere riconoscimento e rispettabilità a livello internazionale, Hamas quasi certamente non farà alcun male a Shalit in maniera deliberata, e la mancanza di un senso di urgenza da parte di Israele suggerisce che anche Tel Aviv lo sappia.
Hamas, in teoria, potrebbe trovarsi a violare i suoi obblighi se rivelasse la posizione di Shalit per facilitare una visita del CICR, in questo modo esponendolo consapevolmente al pericolo di un attacco israeliano armato.
L’unica situazione in cui potrebbe non essere rischioso per Hamas prendere in considerazione la possibilità di permettere una visita a Shalit è se Israele si assumesse pubblicamente  l’impegno inequivocabile a non tentare in nessun caso un blitz militare.
Dato che ciò è improbabile, non ci si dovrebbe attendere una visita del CICR in tempi brevi.
‘Stato di ostilità’
Ma non è illegale che Hamas tenga Shalit in stato di prigionia, in primo luogo?
Se, come il CICR sembra ritenere, Shalit è un prigioniero di guerra, allora la risposta è no.
In base alla Terza Convenzione di Ginevra, la potenza detentrice di prigionieri di guerra non è obbligata a liberarli fino alla “fine delle ostilità”, a meno che un prigioniero non sia gravemente ferito o malato mortalmente.
Dal momento che Israele insiste sul fatto che esiste uno “stato di ostilità” tra sé e la Striscia di Gaza (che Tel Aviv ha dichiarato essere una “entità nemica”), è evidente che non può chiedere il rilascio incondizionato del soldato combattente catturato.
Certo, Hamas potrebbe liberare Shalit prima della fine delle ostilità, se volesse, e ha ribadito più volte che lo farà in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi detenuti da Israele.
Ma all’inizio di quest’anno Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, rifiutò (secondo alcune fonti, a seguito delle pressioni americane) un accordo sullo scambio di prigionieri mediato dai servizi segreti tedeschi.
Il valore propagandistico di Shalit
L’unico punto su cui Israele sembra avere buone ragioni è l’impedimento di contatti regolari tra Shalit e la sua famiglia, come previsto dalla terza Convenzione di Ginevra .
Hamas ha fornito solo alcune informazioni: ad esempio un video risalente allo scorso anno in cui Shalit, che appariva fisicamente sano, si rivolgeva alla sua famiglia.
Ma Israele è come al solito in malafede.
Mentre Shalit è un prigioniero di guerra soggetto alla Terza Convenzione di Ginevra, la maggior parte dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono civili dei territori occupati, soggetti alla tutela della Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra.
Solo alcuni, appartenenti a organizzazioni di resistenza del tipo descritto nella Terza Convenzione di Ginevra, possono rientrare nella categoria dei prigionieri di guerra.
A prescindere da ciò, tutti costoro hanno diritti che Israele ha sistematicamente violato.
In risposta alla domanda: “Israele ha il diritto di vietare le visite dei familiari ai prigionieri provenienti da Gaza detenuti in Israele, dato che Hamas non consente le visite a Gilad Shalit?”, la rappresentante del CICR Mégevand-Roggo risponde: ” Sia Israele che le fazioni palestinesi hanno degli obblighi nei confronti di coloro che tengono in stato di detenzione, e non possono spogliarsi di tali obblighi sulla base dell’assenza di reciprocità. Questo principio è alla base stessa del diritto umanitario”.
Secondo la Mégevand-Roggo, “un programma del CICR che consente alle famiglie palestinesi di recarsi regolarmente a vedere i parenti più stretti detenuti nelle carceri israeliane è stato accettato per decenni, e il CICR ha sempre accettato i controlli di sicurezza che sono stati imposti”.
“Ma questo programma è stato sospeso per le famiglie di Gaza”, nonostante i continui appelli del CICR nei confronti di Israele affinché lo riattivi.
Alcuni funzionari israeliani hanno dichiarato pubblicamente che negare le visite ai detenuti palestinesi, e altre misure adottate contro l’intera popolazione palestinese, sono intese come una forma di pressione; in altre parole, come una punizione collettiva – un grave crimine in base al diritto internazionale.
Il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, ad esempio, ha detto ai primi di giugno che Israele non dovrebbe revocare il blocco imposto alla Striscia di Gaza fino a quando Hamas non permetterà una visita del CICR a Shalit.
La tragedia del caso Shalit non sta solo nel fatto che Israele lo sta usando per distogliere l’attenzione dalla punizione collettiva imposta ai palestinesi, ma anche nel fatto che Shalit potrebbe essere già a casa da tempo, se i leader israeliani non avessero rifiutato l’accordo mediato dai tedeschi.
Sembra che per il governo israeliano Shalit sia più utile per il suo valore propagandistico in qualità di prigioniero, per trovate propagandistiche come quella della “vera Flottiglia della Libertà”, che non come uomo libero riunito ai propri cari.

di Ali Abunimah
Ali Abunimah è un giornalista palestinese di nazionalità americana; è co-fondatore di Electronic Intifada e autore di “One Country: A Bold Proposal to End the Israeli-Palestinian Impasse”
Fonte: al-Jazeera
Traduzione a cura di Medarabnews

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