giovedì 8 luglio 2010

Balilla 2010

Mentre la scuola pubblica letteralmente affoga nei tagli imposti dalla riforma Gelmini e dalle manovre economiche di Tremonti, il Governo pensa a potenziare le “istituzioni alternative” deputate alla formazione dei giovani. Se da un lato si continua a rimpinzare di finanziamenti le scuole cattoliche - la sola città di Verona ha appena stanziato 300.000 euro per i suoi istituti paritari - dall’altro una legge a firma congiunta mira ad istituire un fondo per organizzare corsi di formazione delle Forze Armate per i giovani.
Le firme su quella che è già stata ribattezzata la ”legge balilla” sono del ministro della Difesa La Russa, della giovane ministra dei Giovani Giorgia Meloni e del ministro del Tesoro Tremonti che, nonostante pianga miseria in sede di bilancio, ha dato il via libera a 20 milioni di Euro, necessari alle attività per i primi tre anni di sperimentazione.
L’idea alla base del provvedimento è quella di invogliare i ragazzi e le ragazze a preferire una sicura carriera militare all’inevitabile precariato post-laurea o post-diploma: i ragazzi verrebbero invitati per un soggiorno di tre settimane all’interno delle caserme dell’Arma, dove seguirebbero la routine e i costumi del reggimento e verrebbero di conseguenza edotti sulle meraviglie dell’essere soldato nell’era delle guerre globali. Che sì sono guerre, ma almeno ti fanno vedere il mondo.

In questo modo la Difesa spera di assicurarsi sufficiente carne fresca in barba all’avvenuto decadimento della coscrizione obbligatoria e, velatamente, spinge a promuovere una professione che, grazie alle continue cronache di sopraffazione, ha perso quell’aura di sacralità da sempre celebrata nel folklore nazionalista.
All’interno del provvedimento - che paradossalmente si colloca nell’ambito delle iniziative per la diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni - sono stanziati poi 4 milioni di Euro per la ristrutturazione delle caserme destinate a diventare delle vere e proprie “scuole di guerra”, mentre ne serviranno altri 850.000 per le attività di addestramento che, tra le altre, comprendono lezioni di “tiro con arma individuale”.
I nostri ragazzi potranno dunque maneggiare armi pur non avendone la licenza e seguire attività sulla scorta di quelle create per i soldati di professione; stando al testo, i compiti istituzionali delle Forze Armate si riferiscono alla preparazione per “missioni internazionali di pace a salvaguardia degli interessi nazionali, di contrasto del terrorismo internazionale, di soccorso alle popolazioni locali e di concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni, in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza”. Sì, avete letto bene.
Con uno stravolgimento del vocabolario degno del miglior Grande Fratello (quello di Orwell), i ragazzi e le ragazze che verranno irretiti da questa non inedita propaganda, impareranno che la guerra è pace, che il valore si dimostra con la forza e che la solidarietà è cosa che si può portare col fucile.
Quello che era un disegno di legge depositato lo scorso primo aprile, rischia ora di essere approvato (senza ovviamente alcuna discussione previa) all’interno della maxi-manovra finanziaria con il paradossale risultato che lo stesso testo che taglia i fondi per l’addestramento delle Forze Armate professioniste, regala 20 milioni di euro per l’indottrinamento delle possibili nuove reclute.

A riprova che l’operazione voluta da La Russa e soci é diretta all’acquisizione di nuovi soggetti abili al combattimento, il testo specifica che la partecipazione ai corsi è riservata solo ai giovani più meritevoli ed atletici, che hanno un titolo di studio elevato e che risiedono nelle aree tipiche di reclutamento.
Una risposta alla disoccupazione nel Mezzogiorno o un semplice infondere “amor di Patria”? Nelle intenzioni dei ministri questa sperimentazione sarà “un’esperienza di vita unica che contribuirà ad avvicinare i giovani ai valori delle Forze Armate, con una formazione specifica al rispetto e alla difesa dei valori costituzionali”.
Siamo però sicuri che tra questi valori costituzionali, quelli chiaramente esplicati all’articolo 11 non verranno presi in considerazione: come si fa a spiegare a dei diciottenni imberbi che l’Italia che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” è la stessa Italia di stanza in Afghanistan?
di Mariavittoria Orsolato

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