venerdì 30 luglio 2010

Ucciso Nacho il re delle anfetamine

Ignacio Coronel, detto «Nacho», il re delle anfetamine, è stato ucciso in un conflitto a fuoco con i militari messicani. Il boss, individuato nella zona di Zapopan (Guadalajara), ha tentato di scappare ma è stato colpito a morte. Misterioso, dal passato oscuro, Coronel era considerato il numero tre del cartello di Sinaloa, l’organizzazione guidata da El Chapo Guzman. Grande pianificatore, con doti manageriali, «Nacho» ha gestito per anni la rotta del Pacifico garantendo il flusso di cocaina verso gli Usa. Ma la sua vera specialità sono stati i «cristalli», ossia le anfetamine, altro stupefacente molto richiesto sul mercato statunitense.
I NARCOS E IL GOVERNO - L’uccisione di Coronel assume anche un valore «politico». Negli ultimi due anni, le altre gang della droga hanno accusato le autorità di collaborare con i padrini di Sinaloa. E in base ad un patto non scritto – hanno sostenuto i rivali – militari e polizia attaccavano gli altri cartelli. Un’accusa sempre respinta dal governo che con l’eliminazione del Nacho infligge un colpo duro a Sinaloa e tenta di reagire all’offensiva dei narcos. Ma è opinione comune che Sinaloa colmerà in fretta la perdita di Coronel, a meno che la sua scomparsa non possa scatenare qualche faida interna. La situazione lungo la frontiera con gli Stati Uniti continua a essere quanto mai precaria. Il Dipartimento di Stato ha, infatti, annunciato la chiusura temporanea del consolato a Ciudad Juarez: una decisione legata all’ondata di omicidi e violenze. Fonti della sicurezza americana temono che i narcos possano lanciare nuovi attacchi con le autobomba.
di Guido Olimpio 

La Brambilla preferisce la Francia per le proprie vacanze

La ricetta del governo per il turismo in crisi? Il ministro Michela Vittoria Brambilla ne ha una piuttosto originale: andarsene in vacanza in Francia. Maniaca della tintarella in Costa Azzurra, alla faccia degli italiani che solo pochi giorni fa s'erano sorbiti lo spot ufficiale "Magic Italia" con la voce di Silvio Berlusconi che invita a non tradire il Belpaese: «Questa è la nostra Italia! Un Paese unico, fatto di cielo, di sole e di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte. È un Paese straordinario che devi ancora scoprire: impiega le tue vacanze per conoscere meglio l'Italia, la tua magica Italia». 

E la ministra del Turismo con i conti in rosso come i suoi capelli, che gli dava pure corda: «Mettersi a disposizione del proprio Paese è un atto di grande amore. Facessero tutti così!». Già, tutti. A partire da lei, che mentre ancora giravano il trailer già progettava la fuga all'estero per la sua villeggiatura. 
Con meta il borgo di Menton, terra di Provenza, a una manciata di chilometri da Montecarlo. 

La scusa ufficiale c'è: una missione a caccia di spiagge dog-friendly, per lei e chi come lei ama i cani. Questo racconta a un giornale amico. 

Pil Usa, il combustibile è finito?

Oggi sarà comunicato ufficialmente il dato sul PIL USA del secondo trimestre. Le attese sono per un +2.6% contro un +2.7% del trimestre precedente.
Ovvio, non si parla di crollo, ma di stabilizzazione. Un dato comunque molto positivo che potrebbe far pensare ad un’effettiva ripresa. E proprio qui sta l’inghippo.
Molti operatori e molti risparmiatori (ndr: per fortuna è così, altrimenti non ci sarebbe mercato e gli indici sarebbero in ben altra posizione…) grazie anche all’opera di convincimento psicologico della classe politico economica che dirige la baracca, sono convinti che questa situazione di ripresa sia “definitiva”, ovvero si tratti di un vero e proprio nuovo ciclo economico.
Il sottoscritto, come ben sapete, non la pensa così. Il sottoscritto crede che questa crescita sia indotta dal sostegno governativo e che quindi sia stata alimentata da dinamiche non più ripetibili in futuro.
Immaginate un fuoco. Se buttiamo della legna, ovvio che il fuoco si alimenta e cresce. Poi però, ad un certo punto, è necessaria altra legna, altrimenti il fuoco si spegne. E quando la legna è finita…iniziano i problemi.

giovedì 29 luglio 2010

Wikileaks squarcia il velo dell'ipocrisia

I 45 civili, tra cui donne e bambini, rimasti uccisi la scorsa settimana in un attacco missilistico delle forze a guida Nato, nella provincia meridionale di Helmand, sono solo la punta dell'iceberg della fallimentare missione USA in Afghanistan. Oggi i vari portavoce dei governi coinvolti in battaglia lo hanno riferito alla stampa, fino a ieri non è stato così. Nella terra dei talebani dal 2004 sono morti migliaia di innocenti spesso nel corso di "azioni amichevoli" a causa della totale incompetenza degli uomini in forza alle truppe della coalizione.

Perchè restiamo in Afghanistan?

La guerra in Afghanistan è persa da tempo. Eppure continua. Non perché sia possibile vincerla, ma perché chi l'ha persa non trova il coraggio di ammetterlo.

E di assumersene la responsabilità. Sicché sul fronte afgano-pachistano si uccide e si muore come mai in questi nove anni di un conflitto apparentemente interminabile. 

Ieri è toccato a due nostri soldati, impegnati in una missione che il nostro governo non trova il coraggio di chiamare con il proprio nome: guerra. Peggio, una guerra di cui non sappiamo chiarire l'obiettivo, se non slittando in una retorica che suona ormai peggio che falsa, offensiva per i nostri caduti e per la nostra democrazia. 

Se vogliamo dare un senso al sacrificio dei nostri militari dobbiamo capire perché oggi stiamo molto peggio che all'inizio di questa campagna. E stabilire come uscire da un meccanismo infernale che non siamo in grado di controllare. 

mercoledì 28 luglio 2010

L'Italia e la sindrome di Dumas

Una delle sensazioni più spiacevoli è quella di vivere, in una provincia come quella italiana, eventi che, al centro del mondo capitalistico, sono già avvenuti 20 anni fa. 

E’ la famosa “sindrome di Dumas”, vivere “20 anni dopo”.

Così ci capita di dover assistere, nell’Italia attraversata dalla guerra tra bande e tra cricche, all’ennesima guerra Esselunga contro Coop. Paginoni di pubblicità pubblicati dai principali quotidiani nazionali che raccontano la solita storia di monopolismo nelle regioni “rosse”. L’esatto simmetrico di quello che succede in quelle “blu?”, “bianche”, “nere.?”, no, nere non è politicamente corretto.

A Modena il sistema Coop controlla circa l’85% del mercato ed Esselunga vuole entrare. Ma il problema non è questo. Il problema è che Modena ha gli stessi abitanti di San Sebastian, vive nello stesso sistema economico, ma ha una superficie di grande distribuzione 10 volte maggiore di quella di San Sebastian! 

I due anni di avvicinamento della Fiat alla Serbia

Le reazioni in Serbia e in Italia all'annuncio Fiat sul trasferimento della produzione della nuova monovolume a Kragujevac. La lenta transizione dalla Zastava alla Fijat Automobili Srbije, l'attuale situazione della Punto classic. L'appello dei sindacati serbi all'unità tra i lavoratori del gruppo Fiat
“Produrremo in Serbia la nuova monovolume. Con sindacati più seri si faceva a Mirafiori”. Con questo virgolettato attribuito a Sergio Marchionne (amministratore delegato Fiat), l’apertura di Repubblica di giovedì 22 luglio ha fatto andare di traverso il caffè a molte persone tra la Serbia e l’Italia. Salvatore Tropea scrive che la Fiat è pronta a mandare avanti l’investimento di 1 miliardo di euro in Serbia di cui 400 milioni saranno dati dalla Banca per gli investimenti europei (BEI), 250 dal governo serbo e i restanti 350 dalla Fiat. Marchionne ci tiene a precisare che è colpa dei sindacati italiani se la nuova monovolume, L0, che dovrebbe sostituire la Musa, l’Idea e la Multipla, sarà prodotta a Kragujevac, dove prima si produceva la Yugo della Zastava, invece che a Mirafiori.“Dopo la dichiarazione di Sergio Marchionne di spostare la produzione del nuovo modello in Serbia, si sono scatenate mail di soci che si congratulano e mi chiedono se a questo punto non si possano chiudere gli affidi”. Chi parla, arrabbiato, è Gilberto Vlaic presidente dell’Onlus “Non bombe ma solo caramelle” che dal 1999 si occupa di affidi a distanza per la città di Kragujevac.

martedì 27 luglio 2010

Lettera aperta ai Massoni

Gentilissimi,

nell’Odinanza “Infinito” a pag. 81, Ilda Boccassini scrive: “Risulta chiaro come in questo contesto può risultare estremamente preoccupante l’ingresso di Pino Neri nella massoneria: la capacità di fare sistema da parte dell’associazione risulta notevolmente potenziata nell’ambito massonico; come ampiamente rilevato nelle indagini, l’ingresso nelle logge massoniche costituisce il momento di collegamento con ceti sociali in grado di fornire sbocchi per investiment imprenditoriali, coperture a vari livelli, con conseguente integrazione della ‘ndrangheta nella società civile e abbandono di un atteggiamento di contrapposizione nei confronti di quest’ultima: in altri termini il rapporto tra ‘ndrangheta e massoneria, costituisce un momento in cui il sodalizio criminoso passa da corpo separato a componente della società, e pertanto più pericoloso in quanto in grado di mimetizzarsi.”
Sono purtroppo costretta a rivolgermi a Voi in modo generalizzato poiché non Vi conosco, pur essendo sei anni che cerco di conoscere Pavia.

L'eresia ungherese che sconvolge il mondo della finanza

“Le istituzioni finanziarie devono fare la loro parte nella distribuzione più equa degli oneri fiscali, almeno temporaneamente, per il periodo necessario a far riprendere quota all’economia e a stabilizzare la situazione finanziaria. La tassa imposta alle banche è necessaria, giusta ed efficace ed è utile agli interessi del paese e delle persone in condizioni particolarmente difficili”. 

A pronunciare queste eretiche parole è il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, leader del partito Fidesz , il “rinnegato” che giovedì scorso ha osato far approvare dal Parlamento magiaro una legge che impone alle banche ungheresi, alle compagnie assicurative e ad altri istituti finanziari una folle tassa sugli attivi (dello 0,45% per le banche e del 5,2% per le compagnie assicurative), destinata a durare per almeno tre anni a partire dalla fine del 2009. Il provvedimento, stando alle dichiarazioni di Orban, dovrebbe servire a contenere il deficit ungherese entro il 3,8% del PIL.

Il Venezuela e la sindrome da accerchiamento


Niente viaggio a Cuba per il presidente venezuelano Hugo Chàvez. Il leader bolivariano sarebbe dovuto atterrare all'Havana nel pomeriggio di domenica, in occasione dell'anniversario del primo fallito attentato alla caserma Moncada compiuto da Fidel Castro e dai suoi uomini il 25 luglio 1953.
Ma nulla. La crisi con la Colombia, più pesante del previsto, l'ha costretto a fare marcia indietro e restare a Caracas a controllare la situazione. Troppo altro in questo momento il rischio di un attacco colombiano. "La possibilità di un'aggressione armata contro il Venezuela dalla Colombia non è mai stata così alta negli ultimi cento anni" ha riferito il numero uno venezuelano. E rischio secondo Chàvez esisterebbe davvero e sarebbe provato da una nota dei servizi segreti di Caracas. Ma il mandatario venezuelano, convinto che dietro alle continue pressioni colombiane ci sia Washington avvisa: "Se ci attaccheranno sospenderemo la fornitura di greggio". Certo, perché se è vero che fra Washington e Caracas da anni non corre buon sangue, bisogna anche dire che lo Zio Sam è il primo acquirente di greggio del Venezuela. "Pecunia non olet" dicevano i saggi latini e non avevano torto.

lunedì 26 luglio 2010

Barbara Berlusconi e il lustrascarpe don Luigi Verzè



Insegno Filosofia della Persona alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che oggi (ieri, ndr) il nostro Rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolto alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva oggi a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una Facoltà di economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del Presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia. 



Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il Rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira ad essere.

Islanda il futuro dell'informazione libera del web

Alle tre di quella notte, quando il parlamento è stato chiamato a votare, la deputata anarchica Birgitta Jonsdottir non era affatto certa che la sua proposta sarebbe passata. E un mese dopo ancora si chiede se tutti i colleghi avessero capito l'entità della sfida che la piccola Islanda si impegnava a lanciare all'universo mondo - a Stati di polizia e a compagnie petrolifere, al Pentagono e a grandi banche, giù giù digradando fino all'Italia di Silvio Berlusconi. Ma fosse pure con il contributo di una scarsa consapevolezza, del sonno o della fretta di andare in ferie, sul tabellone elettronico è apparso, ricorda Birgitta, "un mare verde. Approvato all'unanimità. Ero stupefatta". Da quel 16 giugno, un Paese di trecentomila abitanti promette uno scudo quasi totale ai disvelatori di segreti - segreti militari, segreti istruttorii, segreti societari, segreti di Stato.

Se documenti sottratti per un interesse pubblico saranno immessi in Internet da un server con base in Islanda, la giustizia dell'isola non potrà impedirne la divulgazione, tentare di scoprire chi li abbia rivelati, dare seguito a condanne comminate da tribunali esteri in base a leggi contrarie alle norme islandesi. Ancora: se uno Stato o un privato si ritenesse diffamato e ricorresse davanti ad una corte straniera, la società islandese proprietaria del computer (il server) che ha immesso in Rete carte segrete non solo non potrà essere intimidita con la minaccia di quei processi dai costi esorbitanti  che stanno costringendo all'autocensura molto giornalismo occidentale, ma sarà autorizzata a rispondere con una contro-citazione davanti ad una corte dell'isola, dichiarandosi vittima di una minaccia alla libertà d'espressione.

sabato 24 luglio 2010

Crisi, il caso Irlanda

Un articolo del New York Times sulla crisi irlandese
Anche se ultimamente se ne parla meno, l’Irlanda è una delle due I dei famigerati PIIGS (l’altra appartiene all’Italia). La politica di austerità avviata due anni fa non sembra dare grandi frutti, come d’altronde nel resto d’Europa. Il rapido e vistoso declino irlandese è l’oggetto di questo articolo di Liz Alderman sul New York Times.

In Irlanda, un quadro dei costi dell’austerità
Sebbene le principali economie dell’Europa stiano stringendo la cinghia, esse stanno seguendo il percorso dell’Irlanda. Ma la nazione prosperosa di una volta sta soffrendo, senza alcuno segno visibile di una rapida ripresa.
Quasi due anni fa, un collasso economico forzò l’Irlanda a tagliare le spese pubbliche ed aumentare le tasse, il tipo di misure di austerità che oggi i mercati finanziari stanno imponendo alle nazioni industrializzate più avanzate.
“Quando è esploso il nostro settore finanziario pubblico, era considerazione dominante assicurare che in Irlanda ci fosse fiducia nell’investimento internazionale, in modo da poter continuare a prendere prestiti” ha affermato Alan Barrett, capo economista presso l’Economic and Social Research Institute of Ireland [Istituto Irlandese per la Ricerca Economica e Sociale, ndt]. “Il discorso era principalmente questo: ‘Facciamola finita al più presto”.

La lunga battaglia del Premier per salvaguardare i suoi interessi

La Commissione europea si è pronunciata il 20 luglio accogliendo la richiesta di Skyrelativa a una modifica degli impegni concordati nel 2003, quando il gruppo di Murdoch acquisì Tele+ e Stream, impegni che impedivano una presenza nel digitale terrestre. La materia, apparentemente tecnica, ha risvolti economici rilevanti sugli assetti del settore televisivo nei prossimi anni, e da qui conviene partire per una valutazione del provvedimento.
IMPEGNI EUROPEI PER SKY
Nel 2003 la Commissione europea approvò l’acquisizione di Tele+ e Stream da parte di NewsCorp, con la creazione di un unico operatore, Sky, nel segmento della televisione a pagamento in Italia, ponendo tuttavia una serie di paletti che permettessero negli anni uno sviluppo della concorrenza. A Sky veniva proibito di acquisire in esclusiva contenuti, come gli incontri sportivi o i film, per piattaforme tecnologiche diverse da quella satellitare, in modo da evitare una chiusura del mercato a operatori che agissero ad esempio nel digitale terrestre o via Internet privandoli dei programmi più richiesti. Veniva imposto inoltre a Sky un duplice obbligo di accesso: in primo luogo alle proprie infrastrutture di trasmissione satellitare, i cui servizi dovevano essere ceduti a operatori che desiderassero trasmettere i propri contenuti raggiungendo i clienti Sky, come ad esempio ha fatto da Conto TV. In secondo luogo, Sky doveva cedere i propri contenuti premium ad altri operatori televisivi che trasmettessero su piattaforme diverse dal satellite e che desiderassero inserire nel proprio pacchetto di canali anche quelli di Sky, strada percorsa da Fastweb.

Falluja come Hiroshima

Falluja peggio di Hiroshima. Nella città irachena, che nel 2004 fu teatro di due devastanti attacchi americani, uno dei quali la distrusse quasi completamente, e in cui vennero utilizzate armi al fosforo bianco, il numero dei tumori è quadruplicato.

E' il risultato di uno studio epidemiologico condotto da Malak Hamdan e Chris Busby, pubblicato sull'International Journal of Environmental Studies and Public Health (IJERPH) di Basilea, in Svizzera. 

I dati mostrano un aumento di tumori, leucemia, e della mortalità infantile, oltre ad alterazioni del normale rapporto maschi-femmine alla nascita, assai maggiori di quelli che si registrarono fra i sopravvissuti alla bomba atomica lanciata nel 1945 sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.

Lo studio – dal titolo "Cancer, Infant Mortality and Birth Sex-Ratio in Fallujah, Iraq 2005-2009" [pdf] - è stato condotto nel gennaio-febbraio di quest'anno – su 711 abitazioni e oltre 4.000 individui a Falluja, città che si trova nell'ovest dell'Iraq. I suoi risultati mostrano un aumento di quattro volte di tutti i tipi di tumori nei 5 anni successivi all'attacco del 2004 (2005-2009), tumori simili a quelli che si sono registrati nei sopravvissuti di Hiroshima che furono esposti alle radiazioni ionizzanti della bomba atomica e quindi dell'uranio.

giovedì 22 luglio 2010

Il regno di Renzo Bossi

La soluzione dinastica decisa da Umberto Bossi (gli succederà il figlio Renzo) desta l'interesse di storici e politologi. La decisione di Bossi è giudicata legittima: l'ereditarietà delle cariche non esiste nelle democrazie europee, e dunque in Italia è perfettamente ammissibile. Piuttosto, preoccupa l'eventualità di guerre di successione scatenate dagli altri figli, che potrebbero anche non ricorrere ai metodi più indolori, come il fratricidio, e imboccare la via delle armi. L'Università di Pavia ha elaborato una serie di proiezioni poco prima che il nuovo rettore leghista la riconvertisse in un allevamento di dobermann.

2020 Il giovane Renzo succede al padre Umberto, nel frattempo divenuto Re delle Prealpi. Nella Reggia di Varzi viene cinto della Corona Stagionata, una preziosa treccia di salamini e trucioli di alluminio simbolo dell'economia padana. Pronuncia la storica frase "Dio me l'ha data, eppur si muove", facendo sopprimere il vecchio tutore Tremonti che l'aveva corretto in pubblico. Al titolo di Re delle Prealpi, che gli va stretto, aggiunge quello di Geometra. Il cugino Padanio dichiara nulla la cerimonia e, a capo di un piccolo esercito di Suv, occupa la tangenziale di Varzi: è la scintilla della Prima Guerra di Successione, detta anche "guerra delle due Canottiere".

Titanic e Hinderburg, due disastri con unico obiettivo?

L’affondamento della nave più grande del mondo nel suo viaggio inaugurale nel 1912 e lo spettacolare incendio ed ‘esplosione’ di un dirigibile gigante tedesco nel 1937. E’ possibile che le due cose siano collegate tra loro? 
Le due tragedie servono come il punto di inizio ed il punto finale dell’era in cui il trasporto transatlantico commerciale di passeggeri ha subito una trasformazione gigantesca. 

Nell’agosto 2005 due subacquei indipendenti, utilizzando il sottomarino Finlandese per acque profonde MIR, hanno scoperto in fondo all’Oceano Atlantico due nuove parti che si erano staccate dallo scafo e dalla prua del Titanic. Questo significa che la grande nave inaffondabile, dopo aver leggermente tamponato l’iceberg, si è spezzata in 4 parti prima di affondare. Potrebbe essere il caso di iniziare a pensare che l’affondamento dipenda da qualcosa di diverso da un incidente? 

Il Titanic e l’Hindenburg sono parte di un piano per convertire il trasporto di passeggeri da sicuro e lussuoso ad un trasporto aereo affollato, rumoroso, estremamente pericoloso e che consuma gigantesche quantità di petrolio? 

mercoledì 21 luglio 2010

L'expo di Milano e il progetto Pleistocene

L'Expo di Milano smentisce le voci calunniose sullo stato dei lavori. In tre conferenze stampa separate, una di Formigoni, una del sindaco Moratti, una della Lega, ciascuna presieduta da un amministratore delegato diverso, è stato sottolineato il perfetto coordinamento delle parti interessate. Secondo la Lega l'Expo di Milano si farà a Varese, secondo il sindaco si farà a Milano ma nel 2018, secondo Formigoni dipende da chi vincerà la gara d'appalto per la vendita dei terreni: hanno presentato offerte la Compagnia delle Opere, il costruttore Ligresti (che festeggia 
i suoi cento anni di attività) e la holding calabrese Non fate troppo domande srl, con sede a Platì. 

Ma vediamo lo stato di avanzamento del progetto.

Vie d'acqua La parte più suggestiva del progetto prevedeva l'allagamento totale di Milano per restituire alla città il paesaggio originario del Pleistocene. Ma i tre amministratori delegati fin qui succedutisi non hanno trovato l'accordo sull'appalto dei canotti di salvataggio: destava sospetto che tutte e cinque le proposte fossero della Compagnia delle Opere, settore gomma. Si è dunque deciso di ridurre il progetto all'ampliamento del Naviglio, abbattendo i palazzi circostanti, per permettere il transito del battello a vapore Old Mississippi, sulla cui tolda si esibirà Andrea Bocelli. 

Los Zetas e Juarez minacciano guerra a Sinaloa


La notizia è passata un po' sottotono ma c'è davvero da scandalizzarsi. I cartelli del narcotraffico messicano, Los Zetas e il cartello di Juarez, danno un ultimatum a Fbi e Dea: fermare la corruzione delle autorità, a loro avviso legate al cartello rivale di Sinaloa, altrimenti inizierà una nuova stagione di stragi.

Cose da pazzi, ci sarebbe da pensare. Invece, è tutto vero. I cartelli che si contendono il mercato della droga fanno sul serio. Ora, ma ormai ci sarebbe da dire da diversi anni, la guerra è apertamente stata dichiarata. E si attendono per i prossimi giorni altri attacchi da parte dei sicari dei cartelli, se le autorità non si prenderanno la briga di indagare sugli eventuali legami fra il cartello di Sinaloa e agenti di polizia e politici della zona.
Giovedì scorso a Ciudad Juarez, non distante dal confine con gli Usa, un'autobomba è esplosa causando la morte di alcuni agenti della polizia locale. Raccapricciante il metodo usato dai killer per colpire gli agenti. I sicari, infatti, avrebbero sequestrato e ferito in modo serio un clochard della zona e dopo averlo vestito da poliziotto l'avrebbero abbandonato non distante dall'auto piena di esplosivo. Una telefonata al commissariato per segnalare la presenza del poliziotto ferito e non appena sul posto sono giunte le auto degli agenti l'autobomba è stata fatta esplodere. Una tecnica ben studiata. Sicuramente pensata nel corso dei giorni precedenti all'attacco. E che sottolinea la ferocia dei killer che pur di aver la meglio sulle autorità non si preoccupano di compiere sequestri e omicidi di innocenti. 

Sentry Tech ovvero il joystick che porta in guerra le giovani soldatesse israeliane

Il nuovo “video game” israeliano. Soldatesse che uccidono tramite un telecomando

Si chiama Spot and Shoot (Identifica e Spara). Gli operatori si siedono di fronte ad un televisore così da poter controllare le azioni con un joystick stile PlayStation. 

Lo scopo: uccidere i terroristi. 

Chi gioca: ragazze arruolate nell'esercito israeliano. 

Spot and Shoot, come viene chiamato dai militari israeliani, può sembrare un videogioco ma i personaggi che appaiono sullo schermo sono reali – palestinesi di Gaza - e possono essere uccisi premendo sul joystick. 

Le soldatesse, situate più lontane in un centro operativo, hanno la responsabilità di puntare e sparare con delle mitragliatrici telecomandate installate sulle torri di controllo ogni cento metri lungo un recinto elettronico che circonda Gaza. 

lunedì 19 luglio 2010

La nuova agenzia di rating cinese Dagong declassa gli Usa


Molto si è scritto e discusso negli ultimi tempi sullo strapotere, l'affidabilità e la neutralità delle agenzie di rating statunitensi.Standard&PoorsMoody's e Fitch, detengono il monopolio del giudizio sullo stato di salute economica degli Stati. Sono loro a decidere quali economie sono forti e quali sono deboli, determinando di fatto i destini delle nazioni. Una 'A' in più o in meno nelle loro valutazioni (tutt'altro che oggettive e disinteressate) può significare la salvezza o la bancarotta di un Paese.

Ma ora le cose potrebbero cambiare. Nei giorni scorsi ha debuttato la prima agenzia di rating cinese, la Dagong, creata da Pechino proprio per rompere il monopolio Usa in questo settore e fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello delle 'tre sorelle' americane.
Il primo rapporto Dagong, pubblicato il 10 luglio, ha suscitato molto scalpore e interesse. Per valutare la solvenza degli Stati, l'agenzia cinese si basa su criteri diversi da quelli tradizionali, tenendo maggiormente da conto l'effettiva capacità di creare ricchezza e l'ammontare delle riserve. Il risultato è stato che gli Stati Uniti perdono la mitica 'tripla A' e vengono declassati a livello 'AA', Gran Bretagna e Francia scendono ad 'AA-' e Italia,Spagna Belgio addirittura ad 'A-'. E' andata meglio a CanadaGermania Olanda, giudicate 'AA+': la stessa classe di valutazione a cui sale la Cina.

domenica 18 luglio 2010

Ecco i 10 Torrent Finder più usati


Ho cominciato ad utilizzare BitTorrent per pura curiosità e sentito dire dagli inizi dello scorso anno, subito me ne affezionai. I client offrono una grafica molto spiccia ma allo stesso tempo ricca di informazioni preziose, utili all’utente per effettuare le proprie scelte e i propri settaggi.
A differenza dei cugini come eMule, kazaa e shareaza, BitTorrent non implementa al suo interno un sistema di ricerca file, in quanto per ragioni prettamente progettuali il sistema non è connesso a nessun server o nodo principale. Si utilizza allora un seme, il .Torrent, un file di qualche decine di kbyte che contiene al suo interno le coordinate e le informazioni generali di ciò che si è cercato.

Tutti questi .Torrent sono collezionati in dei motori di ricerca, dalle funzioni simili a Google, in grado di assolvere le richieste controllando la disponibilità all’interno dei propri archivi. Seppure l’idea non sembra rivoluzionaria, garantisce una velocità di trasferimento impensabile con i p2p convenzionali.

Recentemente è stata effettuata una classifica dei "Torrent Finder" inserendo un contatore che registrasse ogni singola richiesta di ricerca, e questo è il risultato:


Faccio ben notare che c’è una grossa e delineata differenza tra più popolare e migliore, qui sono stati segnalati motori di ricerca più popolari, ma in quanto al migliore ogni persona ha le sue preferenze.

Energia solare, la Puglia supera la Cina


La produzione complessiva da fonti rinnovabili nel 2009 è giunta a coprire l'intero (100,6%) consumo di energia elettrica delle famiglie italiane. Secondo l'ufficio studi della Confartigianato, nonostante la crisi che ha abbattuto la produzione 'tradizionale' dell'8,3%, la produzione 'verde' è salita: nel 2009 l'energia elettrica da fonti rinnovabili ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008, arrivando a un livello di produzione di 69.330 gigawattora (i consumi delle famiglie ammontano a 68.924 gigawattora). Nel 2008, la produzione 'verde' copriva fino all'85% dei consumi casalinghi.



Spetta alla Puglia il primato della maggior produzione di elettricità da solare, seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. Ed è sempre la Puglia la regione che lo scorso anno ha incrementato di più la produzione da impianti fotovoltaici, con 72 gigawattora in più, pari ad oltre un terzo dell'intera crescita (37,3%), seguita dalla Lombardia e dal Piemonte. Ma anche a livello internazionale la Puglia la fa da padrone e si leva lo sfizio di battere la Cina per potenza di impianti solari installati: 161 mw contro i 160 cinesi. 

E' comunque l'Italia stessa ad occupare una posizione di primissimo piano sul fronte dei pannelli solari. Sulla base dei dati 2009 dell'European PhotoVoltaic Industry Association (Epia), il nostro Paese è il secondo mercato al mondo nel fotovoltaico con il 9,9% della potenza installata nell'anno, dietro alla Germania che da sola rappresenta il 51,6% del mercato mondiale.

Marea nera: le verità di una catastrofe

Sulle coste del Golfo, sia ascoltando gli ecologisti che gli specialisti della fauna fino ai medesimi pescatori e uomini d'affari, il responso è del tutto simile; la compagnia BP non sta soltanto strozzando le notizie che concernono ciò che viene condotto in seguito al disastro petrolifero del Golfo del Messico, ma questa ha anche 'precettato' gli organismi chiave adibiti alla supervisione e alla regolamentazione del governo federale per dare àdito al suo proprio ordine del giorno e di quello dei partners del petrolio, tra cui Halliburton, Anadarko e Transocean.

L'uomo più odiato nel Golfo è il comandante supremo della Protezione civile del presidente Obama, Thad Allen che è andato in pensione da comandante della Guardia Costiera il 30 giugno. Allen è considerato troppo compromesso con la BP, e ci sono riferimenti locali secondo i quali, molto prima dell'esplosione del Deep Water Horizon il 20 aprile, Allen stava trattando per la messa in opera di un programma con la BP. La logistica del modo di pulire dalla marea nera viene criticata per la troppa fiducia investita sulle navi specializzate per la scrematura dal petrolio nelle acque profonde. Non è prevista nessuna procedura con l'utilizzo di mezzi di recupero in grado di operare in acque poco profonde, cioè a 45 e 60 centimetri. Un certo numero di battelli capaci di scremare le acque poco profonde sono ancorati nel porto e non sono utilizzate dalla BP.

sabato 17 luglio 2010

Marea nera, il tappo della BP

NEW YORK. Una buona notizia: il tappo tiene! Il video in live streaming dal fondo del Golfo del Messico, che da tre mesi getta l'America nella disperazione, è improvvisamente cambiato: ora tutto tace. Non si vede più il fiume rosso della falla di greggio ad alta pressione. Al suo posto, la tranquilla immagine di un tappo bianco e acqua pulita. Ma si tratta solo di un test e gli esperti sono scettici: presto dovranno riaprire la valvola.
Alle 2:25 di pomeriggio di giovedì scorso, i robot sottomarini sono riusciti ad avvitare la valvola di contenimento sulle estremità slabbrate del pozzo petrolifero, a millecinquecento metri di profondità. Tutti i precedenti tentativi di contenere la falla erano falliti miseramente e ormai nessuno si aspettava che questo invece riuscisse. Ma infine il miracolo è arrivato.

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