venerdì 11 giugno 2010

Vladivostok, la misteriosa "guerriglia" dell'Estremo Oriente russo




  • La zona di Vladivostok. In rosso i luoghi teatro della misteriosa "guerriglia"
    Una misteriosa banda che si autodefinisce “partigiana” – probabilmente legata ad ambienti ultranazionalisti di destra – è da alcuni giorni protagonista di una vera e propria guerriglia nell’Estremo Oriente russo, nei boschi e nei villaggi vicini a Vladivostok, che sono stati teatro di ripetuti attacchi e imboscate contro le forze di polizia, con un bilancio per ora di un morto e diversi feriti. Ormai l’allarme è generale: sono centinaia gli uomini della polizia e delle forze di sicurezza speciali (OMON) mobilitati per dar la caccia ai misteriosi guerriglieri, usando anche gli elicotteri per sorvegliare i boschi. Ieri, riporta il sito  GZT, gli agenti sono riusciti ad arrivare a quel che sembra esser stato il quartier generale dei “guerriglieri”, un rifugio in una foresta dove erano nascoste moltissime armi, munizioni, esplosivi e “letteratura estremista” non meglio precisata.   Ma del misterioso esercito “nemico”, nessuna traccia.


    Operazione di polizia contro i "fratelli della foresta" vicino a Vladivostok
    La caccia è iniziata il 27 maggio, dopo che i membri della banda hanno attaccato un posto di polizia in cui si trovava un solo agente, che è stato accoltellato. Da lì gli aggressori hanno rubato armi, giubbetti antiproiettile, divise della polizia e una radio. Due giorni dopo, riporta il quotidiano Kommersant, il secondo attacco, a raffiche di mitra contro una macchina della polizia di pattuglia: un agente gravemente ferito. Lunedì sera, ancora un attacco, vicino al villaggio di Khvalynka, contro un posto di blocco della polizia stradale che controllava i documenti delle auto di passaggio: gli aggressori hanno usato fucili mitragliatori, ferendo gravemente altri due poliziotti. Ogni volta, dopo gli attacchi, i misteriosi “partigiani” si sono dileguati facendo perdere le tracce. Solo oggi – riferisce ancora Kommersant - tre membri del gruppo sarebbero stati isolati e circondati in una zona boscosa.
    Fin qui, niente di particolarmente diverso da altri – non rari nella sterminata Russia – episodi di criminalità extraurbana. Quello che preoccupa le autorità in questo caso, però, è il fatto che la banda non sembra avere motivazioni “criminali” (rubare e simili) quanto piuttosto una vaga ispirazione anti-sistema. Sono apparsi, sui siti dell’estrema destra nazionalista e in alcuni blog, dei messaggi attribuiti ai membri della banda in cui si autodefiniscono “partigiani” e “fratelli della foresta”: termine quest’ultimo che venne usato negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale dai partigiani antisovietici che combatterono contro l’Armata Rossa e le autorità di Mosca in Estonia, Lettonia e Lituania. Non solo: sempre dai testi apparsi in rete, sembrerebbe pure che la banda goda di un qualche tipo di appoggio e sostegno tra la popolazione, o comunque si proponga di ottenerlo o di essere d’esempio per altre formazioni analoghe in altre località. Il capo del gruppo infatti, nel suo “Ordine n.1″ chiama alla lotta e all’insurrezione, in quello che viene definito “l’inizio della lotta per la liberazione della Russia”. Non è tuttavia certo che i messaggi circolati in rete siano autentici: il sottobosco estremista in Russia è talmente vasto e ramificato che non sarebbe affatto strano se qualcuno stesse tentando di gonfiare politicamente un episodio d’altra natura. Altre versioni infatti parlano di una possibile guerra tra una gang di trafficanti e la polizia, o di azioni di vendetta per un pestaggio compiuto dagli agenti contro un paio di ragazzi.
    Abbiamo finora parlato di “misteriosi” guerriglieri: ma in effetti i nomi di almeno alcuni di loro sono conosciuti: c’è un ex parà di 32 anni che ha combattuto in Cecenia, ci sono un paio di giovanissimi disertori dall’esercito, alla macchia già da un anno, c’è un altro giovanissimo già appartenente a un gruppo di skinhead coinvolto nell’omicidio di un immigrato dal Tagikistan a Vladivostok. In tutto soltanto sette persone, di cui il sito localeVl.ru riporta foto e biografie, ma il sospetto è che altri siano stati reclutati.  Il padre di uno dei ricercati, nel frattempo, ha detto ai giornali che al figlio e ai suoi compagni non è stato nemmeno offerto di arrendersi deponendo le armi: gli agenti avrebbero ricevuto l’ordine di sparare per uccidere.
    di Astrit Dakli
    Fonte: il manifesto

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