mercoledì 2 giugno 2010

Ucraina, svolta filo-russa nelle forze armate

Con una breve lettera resa pubblica oggi dall’agenzia Interfax, il capo di stato maggiore generale nonché comandante in capo delle forze armate ucraine, generale Ivan Svyda, si è dimesso dai suoi incarichi, ai quali era stato nominato solo sei mesi fa, nel novembre 2009. Dimissioni totalmente ed esplicitamente politiche, attese peraltro da tempo: Svyda era stato messo al suo posto dal presidente Viktor Yushenko, che voleva accelerare al massimo l’avvicinamento e quindi l’integrazione dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica – obiettivo che il nuovo presidente Viktor Yanukovich, eletto in gennaio, ha rimosso dall’agenda e sostituito con una più stretta cooperazione anche in campo militare tra Ucraina e Russia.
Nella sua lettera, Svyda afferma laconicamente di riconoscere “il diritto del presidente di realizzare la sua visione di sviluppo delle forze armate. Lo potrà fare meglio con un altro capo di stato maggiore generale”.
L’alto ufficiale ringrazia poi i membri dello staff che insieme a lui “in questi mesi hanno lavorato a rafforzare le capacità difensive dell’Ucraina” – come dire che d’ora in poi questo rafforzamento non sarà più così scontato. In effetti i cambiamenti nella stessa concezione strategica nazionale, con l’arrivo di Yanukovich, sono e ancor più saranno nei prossimi mesi abbastanza sostanziali: si è già parlato di progetti congiunti con le aziende russe in campo militare (soprattutto per quanto riguarda l’aviazione), di nuove forniture e di aggiornamenti del materiale esistente, tali da rafforzare considerevolmente l’interdipendenza dei due apparati difensivi.
Inoltre, proprio nei giorni scorsi sul settimanale Kyiv Post è apparsa la notizia che la magistratura di Kiev ha aperto un’inchiesta sulla presunta fornitura di attrezzature militari avanzate (in particolare sistemi contraerei) alla Georgia nei mesi  precedenti la guerra con la Russia dell’agosto 2008. Mosca ha sempre sostenuto che alcune difficoltà incontrate dalla sua aviazione nei giorni della guerra (ben sei aerei russi furono abbattuti dalla contraerea) furono dovute proprio ad armamenti moderni forniti in modo illegale e clandestino a Tbilisi dall’Ucraina. I governi georgiano e ucraino dell’epoca hanno sistematicamente smentito questa tesi, ma senza fornire elementi chiarificatori. Mosca ha anche asserito che reparti di specialisti ucraini hanno combattuto a fianco delle forze georgiane. Ora, se l’inchiesta dovesse rivelare che effettivamente le forze armate georgiane sono state rafforzate da Kiev, per giunta con un giro di forniture acquistate illegalmente proprio in Russia e con lauti guadagni per misteriosi intermediari, molti ufficiali ucraini (e tra loro presumibilmente anche il dimissionario Svyda) potrebbero trovarsi in serio imbarazzo.

di Astrit Dakli

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