mercoledì 2 giugno 2010

Horst Koehler, quando la verità porta alle dimissioni

BERLINO. Il Presidente della Repubblica federale tedesca, Horst Koehler, ha rassegnato ieri le sue dimissioni: dimissioni improvvise, con effetto immediato e non discutibili che hanno lasciato tutti a bocca aperta, politici e cittadini. "Le mie dichiarazioni sulle missioni estere delle forze armate tedesche hanno incontrato critiche tanto violente quanto infondate, che hanno portato a gravi mancanze di rispetto nei confronti della figura istituzionale che rappresento" ha spiegato Koehler, al suo secondo mandato, in una conferenza stampa. Ed è proprio con un colpo di scena che Kohler ha deciso di lasciare il palcoscenico della politica: come a richiamare l'attenzione di tutti per riguadagnare il rispetto perduto.

La questione era nata una settimana fa da alcune osservazioni di Koehler rilasciate in un'intervista radiofonica. Dopo aver sopreso la Germania con una visita inaspettata alle sue truppe in Afganistan, il capo di Stato aveva detto che "nel dubbio e nella necessità una missione militare può servire anche a tutelare gli interessi economici della Germania, tra cui la garanzia della libertà delle vie commerciali". Die Linke e i principali quotidiani non si sono risparmiati le critiche più feroci: attribuita all'Afghanistan, una tale affermazione risulta alquanto maldestra e fuoriluogo, considerati gli sforzi dell'Occidente tutto a presentare i vari interventi in Medio Oriente come missioni di pace. I commenti negativi dell'opposizione sono arrivati a esprimere un'insoddisfazione generale nei confronti della figura di Koehler.
Koehler, da parte sua, ha parlato subito di un grave fraintendimento: le sue parole non si si riferivano all'Afghanistan, ma ad altre missioni estere della Germania, tra  cui le operazioni contro i pirati al largo delle coste somale e del Golfo di Aden. "Mi rattrista pensare che si sia potuti arrivare a un fraintendimento tale in una questione così importante e difficile", ha aggiunto l’ormai ex Presidente durante la conferenza stampa di ieri sera. I più maliziosi, tuttavia, pensano che il suo disappunto sia dovuto ad altri motivi e non mancano di sottolineare quanto poco plausibile appaia il motivo della sua ritirata.
Tanto per cominciare, la Coalizione nero-gialla che lo ha riconfermato lo scorso settembre a capo dello Stato ha spezzato poche lance a suo favore. Eppure Koehler è da sempre considerato "l'uomo di Angela Merkel" per l'affinità dimostrata con la Cancelliera durante i suoi mandati. L'unico intervento in suo sostegno è stato quello del ministro della Difesa Theodor zu Guttenberg (CSU), che ha sottolineato come il libro bianco dell'esercito tedesco preveda la difesa degli interessi vitali in momenti di necessità. Inaspettatamente, Angela Merkel non si è espressa:  la Cancelliera non considerava suo dovere immischiarsi nelle faccende di un altro organo costituzionale.
E ora, alla Coalizione non restano che gli occhi per piangere. Dopo aver tentato invano di dissuadere Koehler, la Merkel si è detta "assolutamente rattristata" dell'inaspettata decisione, così come il vicecancelliere Guido Westerwelle (FDP): si tratta di una scelta che la Cancelliera si trova comunque costretta ad accettare, ha ammesso. Koehler è stato il consigliere finanziario per eccellenza della Cancelliera: l'ex-direttore del Fondo Monetario Internazionale vanta una conoscenza matura e profonda dell'economia, una dote - soprattutto in questo periodo di crisi - molto preziosa.

Tra l'altro, Koehler è, tra i politici tedeschi, il più amato dagli elettori; la sua perdita va a incidere negativamente su un governo già di per sé abbastanza provato e discusso.  Anche dall'opposizione arrivano commenti di ammirazione e rammarico: il presidente socialdemocratico, Sigmar Gabriel (SPD), riconosce di aver stimato, così come tutto il popolo tedesco, l'ex presidente e la sua condotta.
D'altra parte, Horst Koehler ha sempre cercato l'imparzialità in forza della figura istituzionale che ha rappresentato: il suo obiettivo è stato quello di mantenersi al di sopra dei partiti e delle politica stessa, tant'è vero che ha sempre cercato il consenso dei cittadini più di quello dei suoi colleghi. Per qualcuno, la mancanza di sangue freddo di Koehler è da attribuire alla sua poca esperienza politica: nato e formatosi in seno all'economia, Koehler non avrebbe saputo gestire in maniera equilibrata le critiche ricevute.
E ora non resta che indovinare chi sarà il suo successore, che verrà eletto nei prossimi trenta giorni dall'Assemblea Federale, un organo speciale composto dai membri del Bundestag, il Parlamento tedesco, e da un ugual numero di delegati scelti dai parlamenti dei 16 Laender. La questione rimane aperta e ha sollevato in Germania numerosi dubbi e una grande sorpresa: le dimissioni di un capo dello Stato non sono certo una cosa all'ordine del giorno. Come non lo é una voce dal sen fuggita. Da ora, comunque, la Merkel è più debole.
di Emanuela Pessina

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