giovedì 10 giugno 2010

Freedom Flotilla, cosa cambia per Hamas dopo il blitz israeliano

L’attacco israeliano alla Freedom Flotilla e le successive polemiche potrebbero avere rafforzato Hamas, sia dal punto di vista interno che da quello internazionale. 

Dal punto di vista della politica interna, il movimento islamico che dal 2007 controlla la striscia di Gaza può beneficiare di un ritrovato e rinnovato consenso popolare. Non solo. La violenta repressione israeliana sta fungendo, come è sempre storicamente accaduto, da elemento unificante fra le divise fazioni politiche palestinesi. Il premier turco Recep Erdogan si è detto pronto a mediare fra Hamas e Fatah al fine di giungere quanto prima ad una riconciliazione nazionale poiché a sua detta: “Non ci dovrebbero essere divisioni in circostanze come queste”. 

Del resto, già da alcuni mesi, Ankara aveva dato il via ad un'opera di sdoganamento internazionale del movimento di resistenza islamico. Erdogan aveva ripetuto in diverse occasioni - e vi si è adoperato ancor di più dopo l'assalto israeliano alla Mavi Marmara - che Hamas non è un'organizzazione terroristica ma un soggetto politico con cui dover dialogare: “Un gruppo che difende il suo popolo”. 

Proprio in tema di dialogo, Izzat al-Rishq, uno dei maggiori rappresentanti di Hamas, ha informato l'Unione Europea che il movimento islamico sarebbe più che disponibile a riattivare la collaborazione comune attraverso il programma Eubam-Rafah (European Union Border Assistance Mission). L'unica condizione posta da è l'assenza di interferenze da parte di Israele. Lo stesso al-Rishq ha inoltre sottolineato come il movimento palestinese sia estremamente interessato “a rafforzare e sviluppare le sue relazioni politiche ufficiali con i paesi europei”. 

A livello internazionale anche Mosca si schiera, ancora una volta su queste tematiche, al fianco di Ankara. Alexander Sultanov, inviato russo in Medio Oriente, ha affermato che l'assedio a Gaza sarebbe dovuto cessare molto tempo fa, cogliendo anche l'occasione per condannare il recente attacco israeliano in acque internazionali. 

Da una settimana dunque, Hamas sembra essere il nuovo centro d'interesse delle diplomazie occidentali ed il movimento non sta perdendo l'occasione per provare a presentarsi come un interlocutore credibile sul piano internazionale. 

Cosa cambia per Hamas dopo l'assalto israeliano alla Freedom Flotilla? 

Probabilmente gli sforzi di Ankara potranno portare ad alcune novità sul piano del riconoscimento internazionale. Tuttavia finché anche la Casa Bianca non sposerà, seppur parzialmente, tale presa di posizione, Hamas è destinato a rimanere iscritto nella liste delle organizzazioni terroristiche internazionali. 

Sul piano della politica interna, la forza del movimento islamico sembra aver ritrovato nuovo vigore e pare aver ridimensionato di molto, qualora ve ne fosse ancora bisogno, quella di Abu Mazen e di Fatah. Nelle imminenti trattative per la riconciliazione nazionale Hamas potrà sicuramente giocare da un punto di forza. 

Gli unici punti oscuri restano quelli legati alle sempre più insistenti operazioni militari israeliane nella striscia ed all'embargo in vigore nella stessa. Mentre il mondo si affanna alla ricerca di questa o quella soluzione, sono infatti sempre i palestinesi a pagare le conseguenze più dure di una situazione da tempo insostenibile.


di Marco Di DonatoOsservatorio Iraq

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