martedì 29 giugno 2010

Confermata la condanna di Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa

Continua a ostentare serenità il senatore Marcello Dell'Utri, che intorno a mezzogiorno ha terminato l'attesa conferenza stampa seguita alla condanna in appello a 7 anni di reclusione. Inflitta questa mattina dalla Corte presieduta dal giudice Claudio Dall'Acqua dopo 5 giorni di camera di consiglio.

“Non è stata una sentenza politica come aveva preannunciato il pg Antonino Gatto” contrattacca con fare pacato, perché dalle condotte successive al 1992 “sono stato assolto poiché il fatto non sussiste”. “I responsabili del periodo stragista – tiene a sottolineare, (nonostante la “trattativa” non sia mai stata oggetto del processo) - andateli quindi a cercare altrove”, prima di rigirare la frittata, con una nota di vittimismo: “Se non fossi entrato in politica questo processo non ci sarebbe stato”.
Dichiarazioni decisamente affrettate, spiega però il procuratore generale Gatto, soddisfatto della sentenza, ma sorpreso per la decisione della Corte di assolvere l'imputato per i fatti commessi dal 1992 in poi. “La seconda parte dell'impianto accusatorio – dice – era addirittura più granitica rispetto alla prima”. In quanto alla formula “il fatto non sussiste” precisa: “Secondo l'articolo 637 del codice di procedura penale i verdetti di secondo grado si possono soltanto confermare o rivedere, senza esprimersi nel merito. Il che significa che quel 'fatto non sussiste' potrebbe tranquillamente essere identificato in una semplice 'insufficienza di prove'. Per avere una risposta certa occorrerà quindi attendere le motivazioni della sentenza”.

Per il momento la certezza è che il senatore Marcello Dell'Utri ha intrattenuto rapporti con Cosa Nostra, come specificato nella sentenza di primo grado e confermata in secondo, sin dagli anni Sessanta e Settanta. Quando portò negli uffici della Edilnord, a colloquio con l'amico Silvio Berlusconi, il boss Stefano Bontade, insieme ad altri soggetti appartenenti all'associazione mafiosa. E assumendo sin da quel momento il ruolo di “mediatore” tra la mafia siciliana e l'impero economico dell'amico imprenditore. Ruolo che dopo il 1980, in seguito all'assassinio di Bontade, avrebbe proseguito con la Cosa Nostra di Totò Riina e Bernardo Provenzano fino agli anni delle stragi iniziate nel 1992.

Nel 2004, in primo grado, il senatore del Pdl era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E il pg Antonino Gatto, nella requisitoria dell'appello, ne aveva chiesti 11.
Prima di esprimersi sulla richiesta di condanna aveva però precisato: "Oggi è il potere a essere giudicato”. “Voi potete contribuire alla costruzione di un gradino, salito il quale forse, e ripeto forse, si potranno percorrere altri scalini che potranno fare accertare le responsabilità che hanno insanguinato il nostro Paese. Oppure questo gradino lo potete distruggere".

Se lo hanno distrutto, come in molti già millantano, è troppo presto per dirlo.
E in ogni caso, ha dichiarato questa mattina il pm Domenico Gozzo – insieme ad Antonio Ingroia pubblica accusa nel processo di primo grado - “non corrisponde assolutamente al vero che con la sentenza d'appello a Dell'Utri è stata messa una pietra trombale sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra, anche perché l'argomento non è mai entrato in dibattimento”. 
Gozzo cita, quindi, una frase di Paolo Borsellino che diceva: “C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto.No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali». «Bene - aggiunge Gozzo - mi limito ad annotare che nel caso di specie il politico, il senatore Dell'Utri, non solo non è stato assolto, ma è stato riconosciuto colpevole di avere concorso dall'esterno all'associazione criminale mafiosa per un lungo periodo, che dagli anni '70 va al 1992. Ed il riconoscimento di colpevolezza è stato effettuato da un Tribunale e da una Corte d'Appello, di cui gli avvocati hanno più volte, rispettivamente in primo e secondo grado, riconosciuto la correttezza”.


di Monica Centofante




Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori