martedì 8 giugno 2010

Bhopal, la strage che non ha insegnato niente

Lo stabilimento chimico dell'Ucil - Union Carbide India Ltd - a Bhopal rilasciò, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, 40 tonnellate di gas tossici, soprattutto isocianato di metile. Nei primi giorni morirono 6.000 persone. Molti ebbero gravi conseguenze, persero la vista, si ammalarono di cancro, di malattie respiratorie e neurologiche. Le conseguenze colpirono i figli delle madri incinte e i figli dei figli. Dopo un quarto di secolo, ieri, la prima sentenza di un tribunale indiano. Sette amministratori dell'Ucil di allora, tutti indiani, sono stati condannati a due anni di carcere e al pagamento di 100.000 rupie, duemila euro o poco più. Anche Ucil è stata condannata a pagare 500.000 rupie. I condannati potranno appellarsi e la nuova fase processuale potrebbe durare anni. Qualche centinaio di attivisti ha manifestato il proprio scandalo per una sentenza tanto mite. 
Uno dei condannati è Keshub Mahindra. Questi è il presidente dell'industria di autoveicoli e macchine movimento terra Mahindra&Mahindra, tra le prime dieci imprese dell'India con un fatturato di oltre 6 miliardi di dollari. Mahindra si è laureato alla Wharton University della Pennsylvania, ed è notoriamente «un filantropo che indirizza con efficacia fondi al settore sociale....Oggi egli è un'icona, un entusiasmante leader negli affari.....». Questo almeno si può leggere nel sito aziendale di Mahindra. Potrà mai un uomo siffatto finire in carcere? Non potrà. L'intero sistema capitalistico indiano si sentirebbe manomesso.
Il disastro di Bhopal era previsto, era inevitabile. Qualche mese prima, il 21 giugno 1984, la direzione aziendale aveva interrotto il raffreddamento dell'impianto che produceva il gas velenoso, che poi serviva da base per qualche concime. Il risparmio ottenuto era di ben 39 dollari al giorno. Quello stesso giorno il sindacato, cui i padroni dell'Ucil aveva detto in molti modi di non fare tante storie, dichiarò che «Bhopal giaceva alla bocca di un vulcano». Oggi, passati 25 anni, il vulcano continua a eruttare veleni, a uccidere. Nessuno, neppure il filantropo Mahindra, ha cercato di risanare l'area dell'Ucil che contamina acqua, aria, terra, là dove sopravvivono - dire vivono è troppo - migliaia di persone, le più povere e disperate della città. 
Anni dopo quel disastro, nel 1989, Union Carbide ha pagato 470 milioni al governo indiano. Alla gente di Bhopal sono arrivati pochi spiccioli. Union Carbide non si è più ripresa e nel giro di altri 10 anni è finita in mano al concorrente, Dow Chemical. Quest'ultimo ha avuto buon gioco nel dire che del disastro non sapeva niente e quindi non era in grado di liberare Bhopal dai liquami velenosi. Comunque, ha ripetuto, non era affar suo.
Storie di ieri, storie indiane, storie del quarto mondo, delle colonie, del capitalismo. Oggi l'attualità parla di Bp, un'altra multinazionale e della sua macchia nera nel Golfo del Messico. Qui, nel mondo dei ricchi, il 20 aprile di quest'anno, la perdita di petrolio è cominciata perché la piattaforma galleggiante presa in affitto costava mezzo milione di dollari al giorno e non si poteva aspettareun altro giorno, il tempo necessario per le misure di sicurezza, già minori di quelle obbligatorie in altri mari, sempre per la fretta di guadagno e la smania di sfuggire, da veri petrolieri da film, ai controlli pubblici. I morti nell'incendio sono stati undici, non undicimila, ma il principio del profitto e del disprezzo per le vite degli altri è uguale. Bhopal non ha insegnato niente.


di Guglielmo Ragozzino

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori