lunedì 21 giugno 2010

Afghanistan, l'ostruzionismo Nato nella lotta russa al narcotraffico nel Regno dell'oppio

In uno sforzo d’alto livello di diplomazia pubblica, la Russia ha criticato l’azione della Nato ed altri consessi internazionali – incluso il gruppo di Shanghai – nella lotta al narcotraffico in Afghanistan. Questo si trasforma in uno dei compiti centrali della Federazione.



Organizzando il Forum internazionale “Drug Production in Afghanistan: A Challenge to the International Community” gli scorsi 9 e 10 giugno, Mosca non ha lesinato né in mezzi né nel livello delle personalità coinvolte: la prima sessione dei lavori ha visto fra i relatori il presidente D. Medvedev, il ministro degli Esteri S. Lavrov e l'ambasciatore russo presso la Nato Dimitri Rogozin, i quali hanno preso direttamente la parola di fronte alla folla di delegati rappresentanti oltre 40 Stati e differenti organizzazioni internazionali.

A tale parterre, la Russia ha voluto esprimere ad alta voce la propria preoccupazione per la crescita delle minacce causate dalla penetrazione dello spazio post sovietico da parte dei flussi del narcotraffico afgano.

All’apertura dei lavori l’approccio è stato drammatizzante. L’accento è stato messo innanzitutto sull’entità della sofferenza causata dal traffico di morte, nella visione russa un' autentica arma di distruzione di massa. Le statistiche parlano di 100.000 morti all’anno, per una stima complessiva di almeno un milione di vite spezzate dall’eroina negli 8 anni dell’intervento a guida anglo-americana in Afghanistan. Con il più alto consumo d’eroina pro capite, la Russia è la più colpita, fino a 40.000 morti annui, un ecatombe tale da porre un ipoteca sullo sviluppo futuro del paese. Seguono Europa ed Iran. Insieme le tre aree assorbono l’80 per cento della produzione afghana.

Vi sono poi ricadute d’ordine più chiaramente geopolitico. Nel suo intervento, lo ‘Zar’ del Comitato di Stato Anti-droga (Fdcs), Victor Ivanov, ha mostrato una carta raffigurante quattro aree di crisi secondarie che vanno intese a suo avviso quali immediati punti di riverbero esteriori dell’epicentro afgano: Kossovo, Caucaso, la valle centrasiatica di Ferghana e l’adiacente provincia mussulmana cinese dello Xinjiang. Si avrebbero qui altrettanti ulteriori focolai d’instabilità – dimostra quale il traffico diviene fonte finanziamento conflitti. Una realtà tragicamente confermata nei giorni successivi all’evento dall’esplodere della crisi nel sud del Kirghizistan, da anni uno dei principali corridoi del narcotraffico proveniente dall’Afghanistan.

Secondo uno degli organizzatori, Jurii Krupnov, durante lo scorso anno i narcotrafficanti hanno aperto attraverso il Caucaso un corridoio addizionale. Un effetto diretto di quest’apertura va individuato secondo l’esperto negli atti terroristici di Mosca dello scorso aprile 2010, il budget dei quali è stato pari al prezzo di vendita di un kg e mezzo di eroina…

Tenendo presente un simile impatto non solo sulla realtà russa ma su quella mondiale, nel cui quadro la guerra in corso in Afghanistan assurge ad evento decisivo per la sicurezza globale del secolo XXI, un nuovo ordine del giorno che, se non affrontato adeguatamente, renderà vacuo qualsiasi discorso di ‘lotta al terrorismo’.

La Russia si propone di inaugurare tale nuovo approccio comune. Mosca ha presentato un piano per organizzare un rinnovato sforzo internazionale denominato «Arcobaleno-2» (Raduga-2). Il piano si propone l’eliminazione della produzione afghana tramite un pacchetto di misure che combina stimoli allo sviluppo economico del paese (con un accento particolare sulle infrastrutture) con azioni volte alla distruzione fisica delle coltivazioni di papavero. In tal senso, la Russia è fiduciosa nelle nuove tecnologie disponibili di tipo batteriologico.
 
In particolare, Mosca insiste sull’inclusione dello sradicamento dell’oppio nel mandato dell’Isaf che si vorrebbe vedere attiva nella distruzione delle piantagioni e dei laboratori per l'estrazione dell'eroina. 

La polemica con la Nato ha costituito un momento centrale dell’evento. I russi sono infatti investiti da un fenomeno con cui non possono interagire efficacemente a causa dell’egemonia Nato sul terreno afghano. Durante la conferenza, l’Ambasciatore Rogozin ha descritto il programma congiunto anti-narcotraffico condotto nel quadro del Consiglio Nato-Russia, il quale costituisce un esempio singolare delle possibilità di cooperazione fra il blocco atlantico e la Russia che ha portato già alla formazione di centinaia di quadri afghani e delle confinanti repubbliche centrasiatiche da impiegare sul terreno. Nondimeno, il programma rimane piuttosto un’eccezione alla regola e Rogozin ha attaccato la posizione degli Usa definendo "illogico" il contrasto fra i decisivi successi ottenuti da Washington contro le piantagioni della Colombia e quel che sta accadendo in Afghanistan.

Nei confronti delle istanze atlantiche, i russi insistono a presentare le loro ragioni senza ottenere le attese soddisfazioni. Nelle parole di Sergei Lavrov, da almeno sei anni Mosca propone alla Nato di coordinare gli sforzi sul terreno per arginare la “narco-agressione”. In particolare la Russia propone alla Nato una partecipazione congiunta all’operazione ‘Kanal’, che i russi conducono tramite l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva della Csi (l’Otsc, di cu sono membri Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, oltre che Armenia e Bielorussia).

La Nato tuttavia si rifiuta di partecipare, in primo luogo perché non vuole conferire legittimità alle pretese russe di fare dell’Otsc la struttura cardine della sicurezza nello spazio post-sovietico. Nella visione di Mosca rimane inaccettabile che a causa dei vantaggi che la Russia ricaverebbe da tale cooperazione, questa venga sabotata da parte di Bruxelles. 

Dal punto di vista russo, il nuovo approccio al problema del narcotraffico deve partire da una chiara assunzione di responsabilità per esso da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Questi deve dichiarare il narcotraffico una minaccia alla pace e alla sicurezza globali e creare una solida base legale per i rinnovati sforzi internazionali. Nell’ambizione dell’ideatore di «Arcobaleno-2», V. Ivanov, “la comunità globale dovrebbe consolidarsi intorno al nostro piano.”

A fronte di tali ambiziose richieste, i rappresentanti occidentali hanno dato l’impressione di voler far orecchie da mercante. In particolare il direttore esecutivo dell'Ufficio sulle Droghe e sul Crimine dell'Onu, Antonio Maria Costa ha insistito durante il suo intervento sulla tendenza in atto alla decrescita della produzione, la quale dovrebbe proseguire quest’anno. Costa ha sconsigliato il ricorso a metodi radicali d’eradicazione, batteriologici in particolare, il cui effetto finale sarebbe limitato alla crescita dei prezzi e alla rivoluzione degli stock disponibili. L’azione anti-narcotraffico deve piuttosto basarsi sul supporto alle strutture anti-narcotici afgane. Interessante notare come nei materiali distribuiti ai partecipanti, la posizione di Costa veniva preventivamente bollata quale “bewildering” (1). 

Oriente ed Occidente si allontanavano ulteriormente quando la parola veniva data ai rappresentanti Nato, di per sé di rango non adeguato al livello dell’evento – Maurits Jochems, Deputy Assistant Secretary General for Plans, Operations Division, Nato International Secretariat. Questi pur elogiando i risultati del Gruppo di lavoro congiunto con la Russia, evacuava la questione della partecipazione Nato nell’eradicazione dei campi di papavero, intervento non auspicabile nella prospettiva di Bruxelles per la quale “la lotta deve essere condotta dagli afghani” e la dimensione militare rappresenta pur sempre un momento secondario rispetto al complesso di misure richiesto dalla prevenzione del crimine. 

I russi hanno sicuramente trovato una sponda per il loro discorso presso un altro connazionale presente all’evento, il predecessore di Costa al dipartimento anti-droga Onu Pino Arlacchi. Sulla base della sua attuale esperienza di membro del Parlamento Europeo, Arlacchi conferma che l’Ue non percepisce il problema del narcotraffico afgano quale una priorità. A suo avviso, l’attuale amministrazione Usa ha abbassato il livello delle attività anti-droga: 1,3 miliardi Usd sono stati allocati alla bisogna ma, per stessa ammissione delle autorità di Washington, nel quadro di un pessimo piano.
 
Nella visione di Arlacchi, un’iniziativa risolutiva può quindi solo partire dall’interno della regione e Usa ed Ue dovranno essere invitati a partecipare una volta che questa verrà messa in campo operativamente. Ad avviso dell’euro-parlamentare, negli interventi del Forum egli ha potuto confrontarsi con diversi sguardi non convenzionali, “un punto di vista eurasiatico” inusuale dalla sua prospettiva così da apprendere un modo molto più ampio di considerare un problema che, nella sua multi-dimensionalità, richiede approcci diversi al di là del fattore militare.

Nella lotta anti-droga infatti l’ossessione anti-terrorista non può essere buona consigliera ed è necessario ristabilire una scala di priorità più corretta. Essenziale mettere l’accento sullo sviluppo locale, senza il quale la distruzione dei campi non può in effetti dare risultati. In definitiva, Arlacchi si è detto ottimista: grazie a simili iniziative il tema dell’eroina afghana ritorna all’ordine del giorno della vita internazionale dopo un’assenza colpevole di nove anni. Dopo questo “lungo sonno”, Arlacchi si ripromette ora di assicurare il massimo riverbero all’interno delle aule del Parlamento europeo. Arlacchi si ripropone inoltre di dare un nuovo impulso ad un piano per l’eliminazione dell’oppio in cinque anni da egli stesso precedentemente elaborato. Nell’ambito di quest’iniziativa gli attori principali accanto all’Un dovrebbero essere la Russia ed i paesi europei di concerto con le autorità afghane, ossia i principali soggetti colpiti dalle ricadute del narcotraffico afghano.

L’evento moscovita si è inserito in una settimana costellata da importanti consessi internazionali focalizzati sulla discussione degli equilibri del continente eurasiatico. 
La settimana è stata infatti aperta dai lavori della Conferenza per la Cooperazione e le Misure di Fiducia in Asia Ccmca ad Istanbul e si è chiusa con il vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai a Tashkent. Altrettante piattaforme queste dove la diplomazia russa ha potuto esprimere le sue posizioni in materia di lotta al narcotraffico. 

Settimana infine chiusasi tragicamente con i pogrom interetnici nel sud del Kirghizistan provocati ad arte da interessi criminali legati al narcotraffico. Questo tragico sviluppo testimonia della criticità del vincolo fra narcotraffico ed attività sovversive e dimostra come, al di là di ogni retorica e secondi fini celati dietro il discorso della “narco-aggressione”, l’entità della minaccia creata dal narcotraffico è reale. 

Indubbio inoltre che, come notato da un ufficiale dei servizi anti-droga del Kirghizistan presente ai lavori, A. Zinichenko, si sia assisto ad una moltiplicazione delle strutture internazionali conivolte nella lotta al traffico. Le conseguenti duplicazioni richiedono un organismo di coordinazione unico. Da notare inoltre come proprio nell’epicentro della crisi, la città di Osh, il Pentagono intendeva stabilire un centro di formazione anti-terrorismo per il quale sono stati allocati 5.5 milioni Usd dal budget del Fondo anti-narcotici del Us Central Command (2). 

Si può vedere in tale decisione un ulteriore segno di una strategia occidentale in materia più attenta alle ricadute strategiche delle azioni che non agli effetti pratici di prevenzione dei traffici. La Russia richiede al contrario una radicale revisione dell’approccio dei paesi occidentali al problema con una rimozione delle barriere ideologiche ad un’adeguata comprensione delle sue conseguenze. In modo tale, come auspicato da tutti i membri della delegazione afghana all’evento, d’imparare dagli errori del passato e fare sì che la martoriata terra afghana cessi di essere un luogo di competizione per divenire uno di cooperazione internazionale. 

L’Agenzia di Stampa e Informazione ‘Ria Novosti’ è stata un partner e l’organizzatore del Forum.

Note: 

1) The Developing Drug Situation in Afghanistan, p. 11.

2) D. Tynan, Pentagon Looks to Plant New Facilities in Central Asia, Eurasianet.org, 8/6/2010


di Fabrizio Vielmini
Fonte: liMes

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