giovedì 20 maggio 2010

Una Finanza senza interessi


L’elemento caratteristico della finanza islamica è rappresentato dal divieto del riba, cioè del tasso di interesse; tale divieto nasce da un monito religioso, infatti il corano permette la compravendita ma vieta categoricamente l’applicazione del tasso di interesse; in ogni scambio il controvalore richiesto deve essere identico al valore del bene trasferito. Ora molti di voi si chiederanno, ma come può un’indicazione presente all’interno di un testo religioso condizionare l’intera struttura finanziaria di paesi sovrani?
In primo luogo bisogna contestualizzare i paesi in cui tale modello di finanza si è sviluppato; nei paesi islamici infatti, ciò che riguarda la sfera religiosa condiziona fortemente la sfera giuridica e di conseguenza la sfera economico-finanziaria. In secondo luogo non bisogna pensare che tale divieto sia qualcosa di molto lontano da noi e dalla nostra cultura.


Infatti esistono già altre religioni monoteiste in cui si parla di proibizione dell’interesse. Un esempio è la Torah ebraica, in cui si evidenzia l’inopportunità di chiedere l’interesse ad un povero. Ma se anche la Torah ebraica vi sembra distante da voi, beh allora vi sorprenderà sapere che anche nel Cristianesimo, all’interno del vangelo di Luca, è riportata tale frase “presta, ma non aspettarti alcun ritorno, la tua ricompensa sarà grande”.
Tornando alla sfera economico-finanziaria, in questo post vorrei descrivere il funzionamento dell’obbligazione islamica, il sukuk. La differenza fondamentale tra un bond tradizionale e un sukuk risiede nel fatto che il possessore del bond è titolare del diritto finanziario ad un flusso di cassa, mentre il possessore del sukuk è titolare del diritto di proprietà su una porzione del bene sottostante l’emissione.
In pratica quando una società ha bisogno di fondi, si rivolge ad un originator, il quale provvederà alla creazione di una società veicolo (normalmente residente in un paese a fiscalità agevolata). La società veicolo sarà la controparte dell’originator, con il quale si stipula un contratto riferito al finanziamento di veri e propri progetti. Infatti a differenza dei bond classici, dietro un’emissione di sukuk vi è il finanziamento di progetti reali. Infatti sarà proprio la performance di questi progetti a garantire il rendimento degli investitori. Dunque anche la valutazione dello strumento cambia; non vi è da valutare un tasso d’interesse o la solvibilità del soggetto debitore, ma bisogna valutare attentamente la profittabilità del progetto a cui il sukuk è legato e la capacità dell’emittente di gestire tale progetto.
Esistono tantissime forme di sukuk; la più utilizzata è però il sukuk al-ijàra, alla cui base vi è un contratto di leasing. In tale sukuk in pratica la società veicolo dopo aver acquistato dei beni li gira all’emittente, il quale gestirà tali beni pagando un canone che sarà il rendimento dei sukuk acquistati dagli investitori. A scadenza il bene viene trasferito all’originator ad un prezzo prestabilito, che permetterà il rimborso del capitale degli investitori.
La finanza in questo modo cessa di essere un elemento lontano dall’economia reale, e anzi si intreccia fortemente con essa, permettendo il finanziamento di progetti reali e beni fisici.

Fonte: EconoMia

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