martedì 18 maggio 2010

NON ci uniamo alle retoriche manifestazioni di cordoglio di governanti e parlamentari italiani che hanno mandato queste persone ad uccidere e a morire


Rete contro g8
per la globalizzazione dei diritti
Mercoledì 19 maggio dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di genova, 416° ora in silenzio per la pace.
Segue il volantino che verrà distribuito
"Uccisi in Afghanistan  due soldati italiani.
NON ci uniamo alle retoriche manifestazioni di cordoglio di governanti e parlamentari italiani che hanno mandato queste persone ad uccidere e a morire.
La nostra pietà va a TUTTE le vittime di questa guerra, indipendentemente dalla loro nazionalità.
E ci impegniamo a moltiplicare i nostri sforzi perchè venga ripristinata la legalità costituzionale ed i soldati italiani vengano ritirati SUBITO."
Volantino inviato a Nuovediscussioni da Norma 




Cittadini Usa sempre più contrari alla guerra in Afghanistan. Il dissenso aumenta anche al Congresso. Dubbi al Pentagono sulla strategia di McChrystal. Persa la battaglia ''per il cuore e le menti'' degli afgani.






''In Afghanistan ci aspettano mesi di duri combattimenti'' ha dichiarato l'altro ieri il premio Nobel per la pace Barack Obama, mentre spediva al Congresso americano la richiesta di un nuovo finanziamento da 33 miliardi di dollari per pagare le spese dei rinforzi mandati al fronte. 



L'escalation dell'impegno militare Usa nella guerra in Afghanistan - costata finora ai contribuenti 350 miliardi di dollari - suscita sempre maggiori perplessità e malcontento non solo tra i cittadini americani (secondo gli ultimi sondaggi, i contrari sono saliti al 56 per cento) ma anche tra i loro rappresentanti che siedono al Campidoglio e perfino tra i vertici delle forze armate.

Negli ultimi mesi, negli Stati Uniti, le proteste popolari contro la guerra si sono moltiplicate: non più solo grandi cortei nelle grandi città, come quelli dello scorso 7 ottobre, ma decine di sit-in organizzati in contemporanea nelle città di ogni Stato davanti ai locali uffici dei singoli parlamentari. Una protesta capillare che, a quanto apre, sta dando i suoi effetti. Sarà forse perché questo è un anno elettorale (a novembre si vota per il rinnovo del Senato e di parte della Camera), sta di fatto che molti politici stanno riconsiderando le proprie posizioni sulla guerra. Il primo segnale è arrivato lo scorso 10 marzo, quando ben 65 membri della Camera hanno votato una mozione presentata da un rappresentante democratico dell'Ohio, Dennis Kucinich, in cui si chiedeva l'immediato ritiro delle truppe statunitensi dall'Afghanistan. La scontata bocciatura della mozione è stata preceduta da un lungo dibattito, senza precedenti, sui costi economici e umani, sulla reale utilità e perfino sulla legalità della prosecuzione della campagna bellica statunitense contro i talebani.




Crescono i dubbi anche in ambiente militare: non tanto sulla guerra di per sé, quanto su come la sta conducendo il generale Stanley McChrystal. 



Alla vigilia della grande offensiva militare nella provincia di Kandahar, che dovrebbe iniziare a giugno e proseguire fino a dicembre, all'interno del Pentagono aumenta lo scetticismo sui risultati concreti prodotti dalla strategia militare dal comandante delle truppe Usa in Afghanistan. Strategia testata dall'offensiva di Marjah dello scorso febbraio, che McChrystal ha rivenduto ai media Usa come un grande successo, ma che ora molti generali descrivono per quello che è: un fallimento totale. Pochi giorni fa, uno di loro spiegava al Washington Post che i distretti dati per bonificati e riconquistati in seguito all'offensiva sono in realtà ancora sotto controllo dei talebani, ribadendo dei dati di fatto denunciati anche nell'ultimo rapporto del Pentagono sulla guerra afgana, dove si ammette che i talebani si sono "reinfiltrati nelle aree che erano state conquistate". 



A McChrystal viene rimproverata anche la scelta tattica del ricorso sistematico dei raid notturni delle forze speciali, che producono più vittime civili di quelle risparmiate dalla diminuzione dei bombardamenti aerei, seminando odio e risentimento tra la popolazione.

Più ancora che tra i cittadini, i politici e i militari americani, è tra la popolazione afgana che monta l'opposizione alla guerra. Nonostante i proclami, la ''battaglia per i cuori e le menti'' degli afgani sembra ormai data per persa, come dimostra la scelta di sferrare la nuova offensiva antitalebana a Kandahar nonostante il 94 per cento della popolazione della provincia (secondo un recente sondaggio commissionato dallo stesso comando Usa) si sia detto contrario all'operazione e a favore di negoziati con i talebani pur di porre fine alle sofferenze e ai problemi causati dalla guerra.






di Enrico Piovesana



Articolo segnalato a Nuovediscussioni da Norma

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori