lunedì 24 maggio 2010

Nilo, fonte di vita e di conflitto


I paesi a monte del bacino del Nilo hanno minacciato di firmare un nuovo accordo, che mira a escludere l’Egitto e il Sudan e a ridistribuire le acque del Nilo; l’annuncio è considerato dalla maggioranza degli egiziani come una condanna a morte per una nazione che è stata a lungo definita come “il dono del Nilo” – scrive il professore egiziano Nader Noureddin.
Quattro paesi a monte del Nilo, vale a dire Etiopia, Uganda, Tanzania e Ruanda hanno giocato d’anticipo firmando venerdì 14 maggio un accordo quadro a Entebbe, in Uganda che consente loro una gestione più libera delle acque del Nilo per l’irrigazione e altri progetti di sviluppo. La mossa è giunta sotto forma di negoziati con altri paesi del corso del fiume; Egitto e Sudan si sono trovati in un vicolo cieco.
 In segno di opposizione, i due paesi non hanno inviato alcuna delegazione all’incontro del 14 maggio, ma hanno fatto ricorso alla diplomazia attiva per convincere Kenya, Burundi, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea a non firmare.
L’Egitto ha messo in chiaro che i paesi lungo il corso del Nilo dovrebbero cooperare per ottenere il massimo beneficio dalle acque del fiume, soprattutto se si tiene conto che una quantità d’acqua significativa viene sprecata lungo il suo percorso.
Estendendosi per 6.860 chilometri, il Nilo è il fiume più lungo del mondo. È alimentato da due sistemi fluviali principali. Il primo è il Nilo Bianco, le cui sorgenti si trovano nella regione equatoriale dei Grandi Laghi. Quest’area comprende Burundi, Ruanda, Tanzania, Kenya, Congo e Uganda. Il secondo è il Nilo Azzurro, le cui sorgenti si trovano negli altopiani etiopici e in Eritrea. Il bacino del Nilo include anche il Sudan e l’Egitto in qualità di paesi lungo il corso inferiore del fiume, che ricevono la maggior parte delle loro risorse idriche dall’esterno dei propri confini – il Sudan riceve dall’esterno il 77% delle proprie risorse idriche, e l’Egitto più del 97,5%.
I sette paesi a monte sono ubicati in zone umide, con precipitazioni medie che vanno da 1.250 a 1.500 millimetri all’anno. La piovosità scende a 500 millimetri in Eritrea e in Sudan, mentre in Egitto non supera i 15 millimetri all’anno. Inoltre, il clima estremamente arido in Egitto, accoppiato alle alte temperature, provoca perdite significative nelle risorse idriche egiziane, a seguito dell’evaporazione e dell’elevata evapotraspirazione delle piante.
Per ironia della sorte, sebbene possieda una quota significativa dell’area del bacino – l’11% del totale – l’Egitto ha la più bassa quota pro capite di acque del Nilo, pari a 860 metri cubi all’anno. Per contro, la quota del Congo è pari a 23.500 metri cubi all’anno, sebbene il paese copra solo lo 0,7% dell’area del bacino. Allo stesso modo, Tanzania, Uganda e Burundi dispongono di una quota pro capite di 2.500 metri cubi all’anno, coprendo aree pari rispettivamente al 2,7, al 7,4 e allo 0,4% del bacino. La quota pro capite di acqua del Sudan e dell’Eritrea è pari a 1.500 metri cubi all’anno, e questi due paesi coprono rispettivamente il 63,6% e lo 0,8% del bacino.
E ‘importante notare che i paesi a monte del bacino del Nilo ricevono precipitazioni totali comprese tra i 1.200 e 1.600 miliardi di metri cubi all’anno. Di questa ricchezza di piogge, tra i 500 e i 750 miliardi di metri cubi cadono sugli altopiani etiopici, mentre circa 700-800 miliardi  di metri cubi sono riservati ai paesi equatoriali della regione dei Grandi Laghi. In particolare, la quota totale di acqua dell’Egitto e del Sudan è stimata intorno agli 84 miliardi di metri cubi all’anno, una quantità che non supera il 5-7% delle risorse idriche totali del bacino.
Questo fatto è particolarmente importante alla luce dell’attuale controversia tra i paesi del bacino del Nilo su come dovrebbero essere distribuite le risorse idriche. Chiaramente, vi sono risorse idriche in quantità per soddisfare le esigenze dei paesi a monte del bacino del Nilo. E’ altrettanto vero che questi paesi fanno ben scarso uso di queste abbondanti risorse.
Lo spreco delle acque del Nilo è immenso. Tecnicamente, oltre il 50% del totale delle risorse idriche del Nilo non sono utilizzate. Quello dell’Uganda è un buon esempio. L’Uganda è un paese umido con numerosi laghi, zone paludose e risorse idriche interne rinnovabili, stimate in 40 miliardi di metri cubi. La metà di queste risorse idriche vanno perse all’interno del paese attraverso l’evaporazione e l’evapotraspirazione dai laghi, dalle zone umide e dalle paludi.
Inoltre, il fiume perde 30 miliardi di metri cubi nel sud del Sudan come risultato diretto delle caratteristiche topografiche della zona, che permettono all’acqua di disperdersi e di creare zone umide e paludi con un’ampia superficie, che aumenta l’evaporazione. Di fatto, meno della metà dell’acqua che entra in questa regione sudanese scorre fuori di essa nel Nilo Bianco. Di conseguenza, il Canale di Jonglei, in Sudan, è stato creato per ridurre la perdita di risorse idriche. Sebbene solo l’80% del canale sia stato completato, esso ha già contribuito a salvare circa 17 miliardi di metri cubi d’acqua per l’Egitto e il Sudan.
Storicamente, l’accordo del 1929 tra l’Egitto e la Gran Bretagna, che agiva per conto delle colonie britanniche africane, ha dato all’Egitto potere di veto sui progetti nel corso superiore del fiume. L’accordo del 1959 fra Egitto e Sudan concesse all’Egitto 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, e al Sudan 18,5 miliardi di metri cubi all’anno.
Ma i sette paesi a monte del bacino del Nilo ora considerano questi trattati illegittimi ed ingiusti. Chiedono quello che essi chiamano un accordo equo di condivisione delle acque che consenta l’implementazione di un numero maggiore di progetti idroelettrici e di irrigazione. Da parte loro, l’Egitto e il Sudan, sono tuttora i paesi più aridi del bacino del Nilo e quelli maggiormente dipendenti dalle acque del fiume per soddisfare il loro fabbisogno idrico. Essi sostengono che i paesi a monte potrebbero fare un uso migliore delle precipitazioni e degli altri affluenti del Nilo.
Il 15 maggio, i paesi a monte hanno minacciato di firmare un nuovo accordo, che mira a escludere l’Egitto e il Sudan e a ridistribuire le acque del Nilo. L’annuncio è considerato dalla maggioranza degli egiziani come una condanna a morte per una nazione che è stata a lungo definita come “il dono del Nilo”. Egitto e Sudan devono dichiarare la loro posizione, e adottare le misure che ritengono adeguate per salvaguardare la loro quota di acqua del Nilo. Dopotutto, è diritto e dovere di ciascun paese preservare la propria sicurezza nazionale.

di Nader Noureddin
Nader Noureddin è professore di Scienze del suolo e delle acque alla Facoltà di Agraria dell’Università del Cairo
Original Version: Conflict in the Nile Basin
Traduzione di Medarabnews

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