sabato 15 maggio 2010

Nell'inferno siberiano del carbone si continua a morire..." sempre allo stesso modo"


Lo stato promette indagini, le compagnie pagano risarcimenti ma nelle miniere russe si continua a morire. L'ultima tragedia siberiana ripropone un copione noto come i nomi dei protagonisti.
E' scuro in volto, Vladimir Putin, ancora più del solito. Vestito di nero, come segno di partecipazione al loro lutto, stringe le mani dei familiari dei minatori e dei soccorritori rimasti uccisi domenica mattina nella miniera di carbone della Raspadskaya, a Mezhdurechensk, nella Siberia Orientale.
Il bilancio iniziale, di 12 morti, è continuato a salire e al momento si contano 66 vittime, 129 feriti e 24 dispersi che soltanto un mircacolo potrà far ritrovare vivi, anche perché - come annunciato dal ministero per le Emergenze - le ricerche verranno interrotte per una settimana a causa dell'alta concentrazione di metano nei tunnel. 
Cupo e perentorio, il premier russo ha ordinato "una indagine dettagliatissima sulle cause dell'incidente, le condizioni della minera e la risposta delle autorità competenti". Bene, ma nei palazzi di Mosca, probabilmente c'erano già tutti gli elementi per prendere decisioni che evitassero anche questa tragedia, sulla cui origine non ci sono ancora notizie certe. Si sa soltanto che, intorno alla mezzanotte di domenica, si è verificata un'esplosione, probabilmente causata da un accumulo di metano. In quel momento, erano al lavoro 359 minatori, 276 dei quali sono riusciti a scappare. Sono scattati i soccorsi ma nemmeno quattro ore dopo si è registrata una seconda esplosione, più potente della prima, che ha fatto crollare alcuni edifici e il pozzo di ventilazione, intrappolando anche alcune delle squadre di soccorso, rimaste prigioniere nei cunicoli che si vanno riempiendo d'acqua.



Nomi che ricorrono. La Russia, purtroppo, ha una notevole esperienza in materia di incidenti nelle miniere ma alcune lezioni, evidentemente, sono difficili da imparare, nonostante ci siano pochi nomi da mandare a memoria. Uno di questi è appunto quello della società metallurgico-mineraria Raspadskaya, che già nel 2008 era stata sanzionata con la chiusura dello stesso impianto per due settimane, dopo che erano state scoperte importanti violazioni delle norme sulla sicurezza. A gennaio di quest'anno, inoltre, un minatore è rimasto ucciso nel crollo di una parte della miniera. L'altro nome, ancora più importante, è quello del gruppo Evraz, conglomerato che possiede il 40 percento della Raspadskaya e che è attivo nel settore minerario anche attraverso la Yuzhkulbassugol (di cui possiede il 50 percento), leader russo nel campo dell'estrazione di carbone in profondità. E il nome della controllata e della società madre ricorrono con una certa frequenza quando si parla di incidenti in miniera. Erano della Yuzhkulbassugol la miniera Ulyanovskaya dove, nel marzo del 2007, 110 minatori morirono in un'esplosione, come anche la Yubileinaya, dove due mesi più tardi persero la vita altri 39 operai per un'esplosione innescata da una fuga di metano. Siamo sempre nella regione siberiana di Kemerovo e sempre alle prese con una società di Evraz Group, lo stesso colosso che nel marzo 2008 seppellì altri sei minatori, morti nell'impianto numero 12 di Kiselyovsk e che all'antivigilia di Natale dell'anno scorso perse altri nove operai, morti nella miniera Yestyuninskaya, a Nizhny Tagil, nella regione di Sverdlosk, saltati in aria mentre trasportavano dell'esplosivo. Errore umano, si potrebbe pensare, ma Evraz - addirittura il giorno dopo - annunciò che avrebbe pagato poco meno di duemilioni di rubli (50 mila euro circa) alle famiglie di ciascun minatore morto.









Conti che non tornano. Difficile pensare che si tratti solo di sfortuna. Il colosso dell'acciaio, nonostante le dimensioni e la ramificazione della sua attività (è operativa anche in Italia, Repubblica Ceca, Sudafrica e Stati Uniti), ha un debito che a giugno dell'anno scorso ammontava a 8,5 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 10 dell'anno prima, ma comunque tale da costringerla a puntare su un aumento della produzione e una parallela riduzione dei costi. Stesso processo in cui è impegnata la Raspadskaya. Il sospetto è che la prima voce ridimensionata nel bilancio sia stata la spesa per la sicurezza e per il rinnovo degli equipaggiamenti.

E' un dato che negli ultimi anni, Evraz Group e le sue emanazioni sono finiti più volte nel mirino delle autorità per il mancato rispetto delle normative sulla sicurezza del lavoro in miniera. Poco dopo la tragedia dell'Ulyanovskaya, ad esempio, fu accertato che l'impianto per la segnalazione delle fughe di gas era stato regolato in modo da diminuirne la sensibilità. I sindacati dei minatori hanno più volte denunciato la prassi di legare il salario alla produttività, incoraggiando gli operai a lavorare disattivando sistemi di protezione, come quelli che sospendono l'erogazione di energia in presenza di concentrazioni sospette di metano. Ma è una lotta impari. Dietro l'Evraz Group, ci sono personaggi di primo piano dell'economia russa, come Roman Abramovich, Eugene Schvidler e Alexander Abramov. Di contro, l'autorità che avrebbe il compito di vigilare sulle società minerarie, la Rostekhnadzor, dispone di armi spuntate: può effettuare un'ispezione l'anno, sempre concordata.e, in caso di violazioni delle normative, ordinare la sospensione della produzione, ma la proprietà può ricorrere in appello e chiedere il risarcimento dei danni, in caso di sentenza favorevole. Questo spiega l'agenzia sia molto prudente, anche se quest'anno aveva già annunciato che Evraz quest'anno sarebbe stata la sua priorità.


di Alberto Tundo

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